Uffizi, gli “offici” della cultura

di Marica Guccini // pubblicato il 08 Agosto, 2011

“Io? Io..sempre con nuove invenzioni e fantasie sono andato, allora e poi, cercando le fatiche et il difficile dell’arte”.
(Vasari, Vita di Vasari, Giuntina VI)

Vi sono luoghi imprescindibili, sconosciuti nel loro essere celebri.
Uffizi: un nome che riecheggia sin dall’infanzia nella mente dei più, pars pro toto che si contende, con altri monumenti noti, la rappresentanza della città di Firenze e in particolar modo delle sue glorie culturali e artistiche.

Tuttavia degli Uffizi si è probabilmente perduto il senso di stupore e modernità che infondevano, in origine, quei luoghi affacciati sull’Arno. È merito della mostra Vasari, gli Uffizi e il Duca, di cui avete visto il video e “letto” le voci di Mafalda e Rita, ridare forma e corpo alla primaria vocazione di questi luoghi.

La Soprintendente Cristina Acidini, nel suo intervento nel catalogo edito da Giunti, interroga quello che amichevolmente chiama Giorgino, sull’essenza della propria architettura, e sulla possibilità di ampliarne le forme realizzando l’ormai celebre Loggia di Arata Isozaki il cui progetto, vincitore nel 1998 del concorso internazionale, rimane ancora fermo a quello stato. Scrive infatti la Sovrintendente: “con tanta vivezza si avverte l’operosa presenza di Giorgino nella Fabbrica che impegnò per quasi tre lustri le sue energie, che vien voglia di sentire la sua opinione su criticità da risolvere e decisioni da prendere.” Cosa ne penserebbe Vasari degli artisti stranieri? Facile a dirsi leggendo alcune frasi delle Sue, ancora riportate in catalogo: “quando in una città dove non sono eccellenti artefici vengono forestieri a fare opere, sempre si desta l’ingegno a qualcuno, che si sforza dipoi, con l’apprendere quella medesima arte, far sì che nella sua città non abbino più a venire gli strani per abbellirla da quivi inanzi e portarne le facultà, le quali si ingegna di meritare egli con la virtù, e di acquistarsi quelle ricchezze che troppo gli parsono belle ne’ forestieri.
Quale sia l’esito di questo dialogo ideale attraverso la storia, di cui desidero lasciarvi il piacere della lettura integrale senza svelarvi altro, è ben espresso nelle parole di Vasari che di se stesso non esita a raccontare: “sempre con nuove invenzioni e fantasie sono andato, allora e poi, cercando le fatiche et il difficile dell’arte”.

Antonio Natali (di cui riportiamo i virgolettati), padrone di casa in quanto direttore della Galleria, ci ha raccontato la genesi del progetto, discutendo circa l’attualità culturale ed il messaggio che una esposizione di questo tipo può portare.
Da dove si è partiti, dunque: “La peculiarità di questa mostra è tale da influenzare la mostra stessa. Qui, infatti, contenitore e contenuto (seppure non ami molto questi termini) sono la medesima cosa, il soggetto e il luogo della mostra corrispondono. Si è pertanto pensato di allestire, all’interno del percorso, una sala che fosse simbolica di quanto detto, la cosiddetta “sala vuota”, dalla quale si traguarda la facciata prospiciente l’edificio, si percepiscono le proporzioni, si capiscono le intenzioni della volta e delle modanature in pietra serena.”
Non lasciandosi spaventare dalla “sala vuota”, sarà forse questa più di altre a rivelarci aspetti meno attesi. Allo stesso tempo avremo poi il piacere di trovarne molte altre zeppe di eterogenei manufatti e opera d’arte, ad accompagnare l’occhio all’interno di quella realtà che non viene tanto presentata, quanto, rappresentata. Riteniamo distintivo mantenere il punto fisso: “la peculiarità sostanziale della mostra ha inevitabilmente dettato alcuni indirizzi della mostra stessa, che si sono inoltre rivelati utili per la visita.” 

Da subito si è reso necessario considerare, e a questo hanno risposto i curatori della mostra (Claudia Conforti, Francesca De Luca, Francesca Funis, Antonio Godoli), come questa non fosse rivolta solo agli specialisti di settore: “ma si è dovuto tenere conto che la mostra sarebbe stata visitata da centinaia di migliaia di persone che sono “obbligati” a vederla essendo quelle stanze, ancora per qualche tempo, di transito. Dunque, chi viene agli Uffizi per vedere le opere della Galleria dovrà passare attraverso la mostra di Vasari, ci faceva piacere l’idea che la mostra di Vasari venisse “guardata.
Continua Natali: “È inutile continuare ad accusare televisioni e stampa, e infine indirettamente le persone, di cercare sempre le stesse cose, gli stessi nomi feticcio, se poi quando prospettiamo un nome diverso non mettiamo la gente nelle condizioni di apprezzare. Vasari è certamente un nome celebre, ma è anche sconosciuto. Nel momento in cui aspiriamo a fare altri nomi, per contribuire ad accrescere la coscienza storica e la conoscenza, occorre fare in modo che questi vengano proposti in maniera accessibile. Nella mostra credo ci siano luoghi un po’ per tutti, compresi i ragazzi e perfino i bambini ( nella bella ricostruzione virtuale degli Uffizi che crescono attorno a noi), senza far mancare nemmeno allo specialista spunti di riflessione.” Rendendo in questo modo, aggiungiamo noi, democratica oltre che coerente l’impostazione della mostra. 

Molte opere particolari vengono tirate in ballo, ad esempio le splendide porte delle Magistrature di cui un tempo gli Uffizi erano sede, le immagini cinematografiche che hanno l’edificio come protagonista, e si chiude con il monumentale “ciborio di S. Croce, difficilmente visibile in quanto nel transetto di sinistra, nascosto dietro al Cristo di Donatello. Non è stato uno scherzo portarlo in mostra, ma credo sia importante concludere con questa monumentalità che, poi, esprime le tre arti: scultura, architettura, pittura, ossia le arti del disegno.” Importante anche la presenza dei supporti multimediali, molti dei video in mostra possono essere visualizzati a questa pagina. “Si usano vari media senza abusarne e non facendoli diventare ridondanti col rischio di soffocare la poesia dell’arte.

Quando chiediamo al Direttore se questo sia sostanzialmente l’anno che vede trionfare la figura di Cosimo I, celebrato già in parte nella mostra di Bronzino dello scorso inverno, e oggi in quella vasariana e in quella di Ammannati al Bargello, subito continua: “quella di Cosimo era una corte a tutti gli effetti. La differenza che si riscontra nel caso di Bronzino sta nel fatto che egli inizia prima della corte, e quando questa arriva si fa trovare già preparato perché è stato a Pesaro dove c’era, a sua volta, una corte. La corte di Cosimo fu una grande corte perché c’era un grand’uomo al vertice, questo ha scongiurato il rischio che i maneggi cortigiani distruggessero ogni cosa se non avessero trovato un uomo forte al comando e saldo nelle proprie idee.

Ciò che emerge è la presenza fisica del potere incarnata nell’architettura e, sottesa, l’intervento di varie personalità compartecipi e attive in tale creazione. Compartecipazione che, se valutata nella prospettiva a noi contemporanea, appare piuttosto stridente; ricordiamoci ancora come la Loggia di Isozaki che avrebbe potuto aspirare a tale nuova compartecipazione, giace allo stato di progetto.
Su questi temi Natali commenta: “sperimento che quando c’è una presenza politica forte e perfino autoritaria (senza che questo divenga minimamente fraintendibile sul piano politico) certe realizzazioni, certi progetti, si concretano, quando invece è vigente un sistema democratico, o la cultura generale è molto alta oppure si cade nell’immobilismo. Se penso cosa è stato fatto nella Firenze degli anni Trenta in pieno regime fascista, seppure sia in disaccordo completo riguardo al piano politico, trovo esempi emblematici. Dietro all’abside di una chiesa di capitale importanza come Santa Maria Novella viene fatta fare a Michelucci e altri architetti fiorentini un’architettura totalmente contemporanea e modernissima, realizzando una stazione che è menzionata in tutti i manuali di storia dell’arte. Oppure penso alla Scuola di guerra aerea di Firenze opera di Raffaello Fagnoni, pienamente razionalista, entro la quale trovi l’eloquente inscrizione -fondata aprile 1937, compiuta gennaio 1938- Penso infine allo stadio realizzato da Nervi che, tuttora, è una delle opere più liriche del settore. Tutto questo avvenne non perché la cultura fosse necessariamente più alta (anche se si studiava meglio), ma perché c’era una forza, una potenza di decisione culturale che permetteva tali realizzazioni.
Noi per fare l’uscita di Isozaki abbiamo visto ventilare 5-6 volte un referendum popolare. La democrazia per questo ambito di pensieri funziona bene soltanto se il tenore culturale è tenuto alto dalla scuola, dai circoli della città, diversamente non può funzionare perché quando la cultura è di basso tenore ed è chiamata a pronunciarsi su cose che sono al passo coi tempi, si resta immobili. Qui si vede ancor di più la grandezza di Cosimo che decide di fare, in un luogo completamente medievale, non un piccolo intervento, ma uno grandioso che arriva fino all’Arno.

Infine chiediamo al Direttore di concludere tornando alla bellezza dell’arte, a quella “commuovente bellezza” come egli stesso l’aveva definito alla nostra telecamera, dello splendido ritratto pontormesco esposto in mostra ad offrire uno degli apici lirici del percorso. “È un ritratto che avrei fortemente voluto agli Uffizi, ritratto che ha delle piccole sofferenze di conservazioni a guardarlo. Tuttavia diventa difficile seguire con le parole quello che si prova al cospetto di quest’opera, è un’ opera di lirica altissima, il volto già molto naturalisticamente segnato, la postura inquieta, l’invenzione della manica che esce dalla veste e che diventa uno sbuffo monumentale. Che sia bello è fuori discussione, che sia anche commuovente lo è nel senso etimologico, ossia tocca le corde di chi guarda e non può lasciare indifferenti. Sull’attribuzione credo non ci dubbi, lo trovo una delle opere più toccanti del Pontormo, da egoista lo avrei voluto agli Uffizi. È un ritratto epifanico.

Quale crogiolo culturale è più ben sperante e desideroso di conquistare ancora punti nella scala della conoscenza, della cultura, dell’innovazione: il nostro XXI secolo, o la congrega di Vasari, gli Uffizi e il Duca?
Da inguaribili ottimisti confidiamo vi siano soluzioni futuribili anche per questa fuga dello spirito critico in diacronia temporale.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Vasariuffiziduca5

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Particolare della pietra serena nelle facciate degli Uffizi
  • Il portico degli Uffizi lungo l’Arno
  • Giorgio Vasari il Giovane
    Modulo compositivo della
    facciata degli Uffizi
    Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe
    degli Uffizi, inv. 4883 A
    (penna e bistro in carta bianca;
    mm. 414x268)
  • Galleria degli Uffizi,
    veduta di uno dei corridoi interni
  • Giorgio Vasari
    San Damiano, 1557-1558
    olio su tavola
    PalazzoVecchio, Cappella di Leone X
    (depositi delle Gallerie fiorentine)

Mappa

Dove e quando

  • Fino al: - 30 Ottobre, 2011
  • Indirizzo: Galleria degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi, Firenze
  • Sito web

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