Udine, città del Tiepolo
di // pubblicato il 07 Giugno, 2010
Udine si può orgogliosamente definire " La città del Tiepolo " e per buonissime ragioni in quanto molto vi è rimasto del suo passaggio. Udine è la prima città dopo Venezia, dove nasce nel 1696 , nella quale Giambattista Tiepolo ottiene importanti commissioni prima fra tutte la decorazione ad affresco del palazzo del patriarca Dionisio Dolfin. Il Palazzo Arcivescovile si può fregiare con le Storie bibliche della galleria del secondo piano e la Caduta degli angeli ribelli nel soffitto dello scalone. Nella composizione e nella luminosità cromatica si può riscontrare uno sguardo rivolto alle grandi composizioni del Veronese e che porteranno al superamento delle forme barocche verso una complessità più armoniosa e di ampio respiro cromatico. Insieme agli affreschi che adornano stanze e scalinate del Palazzo Arcivescovile, oggi Museo Diocesano, il Duomo cittadino contiene la Cappella del Sacramento che porta la sua firma, i Musei Civici ne custodiscono notevolissime tele. Completano il percorso gli affreschi all'interno del Castello, le due tele per la Chiesa dei Filippini, la decorazione della Chiesa della Purità, con la collaborazione del figlio Giandomenico.

La figura del grande frescante viene ulteriormente valorizzata con celebrazioni che oltre a volerne approfondire la lettura portano anche l'attenzione sul periodo nel quale egli è vissuto. Le "Giornate del Tiepolo" si sono svolte dal 21 al 30 maggio con l'inclusione tra le iniziative culturali anche di diversi concerti di musica barocca eseguiti da personalità ragguardevoli. Importante per la sua rarità è però l'evento che ha avuto occasione di aprirsi proprio con queste giornate ma che si potrà gustare fino al 31 ottobre: "Giambattista Tiepolo tra scherzo e capriccio. Di spiritoso e saporitissimo gusto". Non solo abile come frescante, Giambattista lo era anche come fine incisore. Il corpus delle sue opere grafiche è esposto al Castello di Udine, Galleria d'arte antica, oltre ad una selezione di disegni, alcuni considerati prima fase ideativa delle incisioni stesse, altri invece che costituiscono delle variazioni sul tema. È in mostra l'intera produzione grafica di Giambattista Tiepolo, suddivisa nella prima serie dei Capricci (1741-1742) e degli Scherzi di Fantasia. Alle acqueforti e ai disegni sono affiancate anche alcune lastre originali, le matrici delle incisioni, per chiarire l’intero processo che portò alla loro produzione. Di grande valore per la tecnica stessa con la quale sono eseguite appaiono di rilevanza i soggetti misteriosi più spesso raffigurati: un brulicare di figure curiose che caricano in sè una inquietudine esistenziale e magica: maghi, streghe, scheletri e teschi, cani, satiri e ninfe , gufi e serpenti. La raffigurazione del "capriccio" e dello "scherzo" comprendeva diversi tipi di soggetto che non rientravano nei canoni di genere fissati e che quindi dovevano intendersi come una stravaganza figurativa. Proprio nell'epoca del Tiepolo il "capriccio" guadagna sempre più successo e soprattutto in area veneta con fantasie di paesaggi, rovine, grottesche, visioni. Nelle incisioni tiepolesche il tema esoterico della magia e della stregoneria è predominante, presentato come visione ricca di simbologie e di personaggi arcani.

"Si può percorrere il Settecento in tutte le direzioni senza trovare nulla che somigli ai 'Capricci' e agli 'Scherzi'. Questa storia epifanica in trentatré episodi è quanto di più esoterico si concesse l'epoca che più di ogni altra fu nemica del segreto. Usando in modo confidenziale il mezzo di cui allora ci si serviva innanzitutto per divulgare le immagini, Tiepolo vi addensò tutto ciò che nella sua pittura era presente, ma come allusione e variazione marginale. Ora invece diventava il centro irraggiante. Erano gli Orientali, i serpenti, gli efebi, le Satiresse, i gufi. Un mondo misto di divino, animale e umano, dove questi elementi non avrebbero mai accettato di scindersi. Tanto meno di cancellarsi. Era l'antica alleanza fra le potenze invisibili e i visibili talismani, fra i demoni dell'aria e le creature di carne a riaffermarsi nel silenzio delle figure, spesso sorprese in un momento di stupore e di sgomento, come davanti alla rivelazione di loro stesse. Lontano dall'altura che era il luogo dei loro convegni, nei paesi e nelle città sparse nella piana, la vita sarebbe continuata in tutt'altra forma, fra cicisbei e damine, mercanti e legulei, curati e gabellieri, popolani e patrizi. Nessuno di loro si sarebbe avventurato sull'altura. Che forse conoscevano soltanto per fama, come vagamente sinistra. Eppure lì, all'insaputa di tutti e fissato soltanto da una punta metallica vibrante e febbrile, avrebbe continuato a rinnovarsi un antico patto, a stringersi in un nodo che era il "nodus et copula mundi" secondo la formula di Ficino. Nodo assimilabile a quello che formavano i serpenti attorcigliati ad aste di legno, guardiani fedeli del luogo". (da 'Il rosa Tiepolo' di Roberto Calasso)

Non sono ancora chiari completamente i significati racchiusi in queste composizioni e forse non lo saranno mai, destinati com'erano ad una ristretta cerchia culturale e quindi ricchi di rimandi a noi ora sconosciuti e difficilmente ricostruibili. Questa resta un'occasione unica per lasciarsi incantare dal loro fascino misterioso.