Tutto è azzurro

di Roberto Mariotti // pubblicato il 03 Maggio, 2008

E' passato un po' di tempo da quando mi è stata affidata questa piccola raccolta di poesie del celebre pittore lucchese Sergio Scatizzi, che conservo gelosamente.

Ma ho aspettato un po' a parlarne perché ho preferito prima far “riposare” i versi e sfogliare con attenzione le preziose pagine di questo volumetto di ottima fattura pubblicato dalle Edizioni Pananti di Firenze.

Non è mai facile, almeno per quanto mi riguarda, commentare o spiegare le poesie e anche per questo ho apprezzato la presentazione al libro scritta da Renzo Gherardini che ben introduce e guida alla lettura di questo volume. Non mi trova però del tutto d'accordo, lo devo ammettere, quando afferma che quella di Sergio Scatizzi è una poesia assolutamente autonoma dalla sua pittura.

In più di un'occasione, a dire il vero, leggendo i versi del poeta-pittore mi sono tornate alle mente le splendide immagini dei suoi dipinti, la dolcezza dei suoi impasti e l'accensione dei colori.

In “Tutto è azzurro” ci sono molte tracce dello Scatizzi pittore: la presenza di un'atmosfera tenue e rasserenatrice che pervade tutto il componimento (“dolce silenzio”, “luce azzurra”, “occhi celestrini”, “pupilla di fiordaliso”) e che ricorda l'armonia e la luce di alcuni suoi dipinti. Il frequente richiamo alla fioritura della rosa che ci riporta inevitabilmente alla nature morte ed ai fiori, fragranti di corposa freschezza, delle sue tavole più celebri.

Il valore letterario di questa raccolta è comunque indiscutibile e ciò indipendentemente dai legami con la sua pittura. Nelle poesie di Scatizzi si ritrovano infatti tutti i temi centrali della nostra esistenza. Quella dell'artista, è l'analisi lucida e profonda di un uomo, giunto ormai ad un età avanzata, che ripercorre tutte le stagioni della sua vita e ne va a sviscerare gioie e dolori.

E dalla citazione riportata nell'epigrafe, si intuisce immediatamente che il pittore conserva ancora intatti gli ardori, i turbamenti e le passioni della giovane età. Ricorrono frequentemente, infatti, per tutto il poema riferimenti a sentimenti non ancora sopiti: “Da quell'amore/ne trassi un dolore/cha attanaglia l'anima ancora; un ricordo/di un'inarrestabile delizia”.

A mio modesto avviso, tuttavia, il momento più alto di questa raccolta lo ritroviamo nell'accorata e commovente invocazione alla madre dove il poeta sembra trarre ispirazione e allo stesso tempo voler rendere omaggio a colei che lo ha generato: “Madre, tu conoscesti/i miei dolori e li/facesti i tuoi./Brutale mi fu/dal primo/giorno la vita,/fanciullo adolescente, indifeso/solo la tua/parola cadeva/tenera nel mio profondo”.

 

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