Tutti i santi giorni

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 19 Ottobre, 2012

I colori bellissimi di un’alba capitolina inondano lo schermo, l’Allegretto dalla Sinfonia n°6 in fa maggiore - La Pastorale di Ludwig van Beethoven, il primissimo piano di una pagina in latino: è il mondo di Guido, colto latinista esperto di martiri protocristriani impiegato come portiere di notte in un hotel di lusso.
Rientrando a casa ogni mattina sveglia la sua compagna con l’almanacco del santo del giorno, le serve la colazione a letto, poi insieme fanno l’amore tutti i santi giorni.

Guido e Antonia, due universi lontani uniti da un sentimento profondo.
Lui è timido, colto e impacciato, chiuso nel mondo antico delle sue letture da cui solo l’amore può farlo riemergere, lei più incline ai conflitti è impulsiva e passionale, scrive canzoni cantandole in locali affollati nell’indifferenza generale, lavora in un autonoleggio e allegramente porta alta la sua ignoranza come una bandiera.
Insieme da sei anni, condividono tutto delle loro esistenze e adesso, inaspettatamente per quella che è stata la sua storia fin lì, Antonia vuole essere madre.

Guido, dal canto suo, vuole tutto quello che può far felice la compagna, il suo amore è puro e vicino alla devozione; persino quando in un ambulatorio deve procurare il seme per lo spermiogramma, solo il ricordo delle loro intimità sarà capace di fornire il prodotto necessario all’analisi.
Ma il desiderio di un figlio che non arriva può diventare ossessione corrosiva di ogni altro aspetto del vivere e mettere a dura prova anche i rapporti più consolidati. In una società molto meno emancipata di ciò che potremmo credere, la difficoltà d’immaginare un modello di vita diverso dalla canonica famiglia con prole, espone a pressioni, attese e domande invadenti, che aprono ferite e possono diventare pesanti fonti di frustrazione.

L’orologio biologico corre inarrestabile, a 33 anni si può esser definiti vecchi per una primogenitura [“Lo sa che Alessandro Magno con dieci anni di meno m’aveva già conquistato l’India?”] e il mistero che genera la vita resta qualcosa d’insondabile, ma il condizionamento culturale che riduce la persona a mero oggetto biologico diventa schiacciante ed è difficile sottrarsi al sentimento d’inadeguatezza, resistere alla spinta di sentirsi sminuiti da una mancata procreazione.
Riemergono dall’inconscio collettivo tutta una serie di modelli sbagliati, il viversi un’inferiorità davanti agli altri o il credere che il maschio violento, incarnato nel film dal macho vicino di casa, possa essere più fertile proprio in virtù di quell’aggressività che ne fa un uomo vero.

Liberamente ispirato al libro La generazione di Simone Lenzi, componente della band Virginiana Miller che canta sui titoli di coda il brano omonimo del film, la storia molto quotidiana di una via crucis nel regno della procreazione assistita nasce da un’esperienza personale dell’autore.
Nonostante la serietà dell’argomento, visto il carico di sofferenza che accompagna i protagonisti di certe situazioni, il film di Paolo Virzì affronta il racconto con la consueta ironia della commedia e l’uso creativo del valzer di Johann Strauss jr Sul bel Danubio blu, così legato al ricordo di 2001: Odissea nello spazio, è una delle sequenze più divertenti e riuscite del film.
Chissà, considerato che soprattutto per un regista le memorie cinematografiche sono più che mai tangibili, quanto il riferimento al capolavoro di Stanley Kubrick, che utilizzava proprio un feto come immagine simbolo, è espressamente voluto o frutto dell’inconscio?

Luca Marinelli, al terzo ruolo della sua giovane carriera cinematografica dopo La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo e L’ultimo terrestre di Gipi, è bravissimo a rappresentare la goffaggine e la placida tranquillità del protagonista, sfoggiando una raffinata inflessione toscana più che credibile.
Federica Victoria Caiozzo in arte Thony nel ruolo di Antonia è un’esordiente assoluta, nasce come cantautrice ed è stata scovata in rete, con il nuovo film di Paolo Virzì fa il suo ingresso nel mondo del cinema dalla porta principale e a breve pubblicherà il primo album.

Tutti i santi giorni racconta una storia semplice di comune difficoltà, ma semplicità non significa disimpegno e Virzì sceglie un punto di vista laterale, percorso da una sottile vena politica, per rappresentare l’Italia di oggi, denunciare l’impersonale anonima bruttezza di certe periferie, la deriva culturale in cui naufraga il Paese e di cui i grezzi vicini di casa di Guido e Antonia sono eloquente incarnazione.
Il regista ha accompagnato il film con i suoi attori, eccone semplice testimonianza.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Thony e Luca Marinelli, Antonia e Guido
foto Antonello Montesi
(© 2012 Motorino Amaranto Srl / Rai Cinema)

- Locandina
- Luca Marinelli è un Guido immerso nel suo mondo
- Federica Victoria Caiozzo in arte Thony è Antonia 
- "Il genecologo del Papa" / Il primo incontro
- Lunghe attese in un labirinto clinico
- Paolo Virzì sul set col suo sorriso contagioso

© 2012 Motorino Amaranto Srl / Rai Cinema 

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Tutti i santi giorni
  • Regia: Paolo Virzì
  • Con: Luca Marinelli, Federica Victoria Caiozzo in arte Thony, Micol Azzurro, Claudio Pallitto, Stefania Felicioli, Franco Gargia, Giovanni La Pàrola, Mimma Pirrè, Benedetta Barzini, Fabio Gismondi, Katie Mc Govern, Robin Mugnaini, Frank Crudele
  • Soggetto: Simone Lenzi liberamente ispirato al suo romanzo La generazione
  • Sceneggiatura: Francesco Bruni, Simone Lenzi, Paolo Virzì
  • Fotografia: Vladan Radovic
  • Musica e canzoni: Thony
  • Montaggio: Cecilia Zanuso
  • Scenografia: Alessandra Mura
  • Costumi: Cristina La Parola
  • Produzione: Motorino Amaranto e Rai Cinema in associazione con Banca Monte dei Paschi di Siena ai sensi della legge sul tax credit
  • Genere: Commedia
  • Origine: Italia, 2012
  • Durata: 102’ minuti