Trovatori

di Francesca Vinci // pubblicato il 18 Settembre, 2011

La grandezza del Canto Gregoriano ha come contraltare l’epopea dei trovatori, al canto latino si sostituisce la poesia in volgare,  alla esaltazione del sacro segue l’amore profano, il posto del coro viene preso dalla voce solista, dall’anonimato degli autori e degli esecutori del Gregoriano si assiste all’affermarsi di nomi di singoli artisti che resistono attraverso i Secoli, come Bernard de Ventadorn, la cui lodoletta è l’antesignana della ballatetta del Cavalcanti.

TrovatoreLa novità della loro arte risiede nel nome stesso: il trovatore sarebbe il “tropatore”, colui che trova ed inventa una nuova musica, ma soprattutto – ed è in ciò che risiede la rivoluzione copernicana – è colui che compone il testo musicale.

Il fenomeno dei trovatori nasce e si sviluppa nella Seconda Parte del Secolo Unidicesimo nel Meridione di Francia, che era all’epoca indipendente dal gioco regio e viveva una geniale stagione di arte e di cultura, che conobbe una continua fioritura fino alla Crociata contro gli Albigesi ed alla sottomissione del Midi alla Corona di Francia nella Prima metà del Tredicesimo Secolo.

Il tema principale della poesia dei trovatori è l’amor cortese, avvolto di maniere e comportamenti cavallereschi e pieno di analisi psicologiche e di allusioni sensuali: adorazione segreta della donna lontana, dedizione dell’amata, servizio del cuore in un rapporto quasi di signoria, desiderio intenso di portare a compimento ogni precetto del cammino amoroso sono i temi che ricorrono nei testi in lingua d’oc.
Un amore impossibile, lontano non solo nello spazio, ma “diviso” anche dall’unione matrimoniale. un amore ed un amante adultero, che protegge l’amata dietro soprannomi o locuzioni che rimandino a lei senza nominarla.
Un amore che riporta nel piano dei sentimenti lo schema feudale: l’uomo diventa il vassallo dell’amata, denominata “mio signore”.
Un amore, per alcuni trovatori, puro che non conosce il piacere fisico: affermatisi nel Sud della Francia, i trovatori non potevano che venire fortemente influenzati dalla dotrina catara e quindi dal rifuggere i piaceri della carne e dall’esaltare la vicinanza delle anime e l’amore spirituale. Per altri un amore completo che non può e non deve prescindere dalla sfera sessuale: Paolo e Francesca ne sono forse l’espressione più chiama e famosa.

Tra tutte le espressioni dei trovatori la più rinomata è la “canzone”, formata dalle strofe (“coblas”) in endecassilabi o settenari, le cui più svariate combinazioni ritmiche e rimiche mostrano tutta la raffinatezza e l’artificio del poeta.
Le coblas sono, di regola, divise in due parti: la "fronte" e la "sirma". Fronte e sirma sono collegate da una "concatenatio”, la diesis dantesca. In ogni “fronte” la rima trova la sua corrispondenza nella parte ovvero nel piede successive, così come al termine di ogni “sirma” normalmente si trova una "combinatio", cioè un distico finale a rima baciata. Spesso la canzone termina con un congedo, col quale il poeta "invia" l’opera ed il suo canto all’amata.

La canzone, la poesia a servizio della donna, della amata, dell’unica e della sola. La rivoluzione del rapporto amoroso nell’arte: dal dominio dell’uomo affermato dalla Chiesa ovvero dalla situazione di pari dignità nei classici al predominio della donna.

 

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