Trenta giorni per correre, uno per soccombere

di Elisa Bergami // pubblicato il 07 Giugno, 2011

Il 28 gennaio Ahmed Basiony (1978 – 2011) decise di andare nell’egiziana piazza Tahrir come artista, con la sua telecamera, per riprendere le migliaia di connazionali scesi nelle strade per liberare l’Egitto dal vecchio regime, manifestando in modo pacifico, al fine di cambiare una realtà immutata da 30 anni (l’età di Basiony al momento della sua morte).

Il Padiglione egiziano alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, dedica lo spazio color lavanda al giovane artista egiziano e alla sua spiccata sperimentazione artistica. 
Il progetto scelto si intitola 30 Days of Running in the place e si prefigura come un piano di ricerca concentrato sull’idea dell’energia prodotta in una prospettiva di cambiamento e continuità come di un simmetrico stato fisico. Questa energia viene consumata da chi corre per 30 giorni, un’ora al giorno, entro i limiti fisici della sala espositiva; poi essa, rilevata da appositi sensori posti sotto le suole, si trasforma in un valore digitale ed effettivo, memorizzato da codici matematici e quantitativi, tali da rendere possibile organizzare quotidiane performances artistiche basate su grafici ricchi in colore. Al fine di svelare un sistema fisico nella sua naturale somiglianza al movimento il tutto viene modellato in una vera e sistemica installazione visiva.
Un puro esercizio di analisi matematica che diventa linfa vitale del fare arte, trasformando la rigidità del calcolo digitale in un esercizio di puro virtuosismo creativo. Il tutto che si rende manifesto è il tutto liberato dalle restrizioni tradizionali imposte ai mezzi artistici: video art, sound art, linguaggi di decodificazione della cultura popolare e di quella contemporanea elettronica si annodano gli uni con gli altri, rendendo inestricabile il rapporto.

Ma ad un certo punto si rende quasi necessario nutrire di ossigeno reale le entità create, quasi che nel farlo possano mutare in qualcosa di tangibile e, così, quando è la tua nazione che sembra chiederti di uscire allo scoperto, appare del tutto naturale rispondere al richiamo. L’imperturbabilità di fronte agli eventi esterni non è di questo mondo e di certo non è qualcosa che apparteneva ad Ahmed Basiony, che in seguito alle proteste dei primi mesi del 2011 decise che era il momento di piegare la sua tecnologia ai bisogni della patria, accompagnato dalla sola telecamera posta tra lui e il mondo circostante.
Registrare e trasmettere era sempre stato l’imperativo e tale rimase fino alla fine.
La volontà di offrire un punto di vista mediato degli eventi in atto, all’interno di un sistema politico e sociale fortemente sensibile a ciò che di esterno può turbarne l’equilibrio, ha fatto sì che il materiale audiovisivo girato da Basiony assumesse una plusvalenza in valore conservando imperiture tracce del suo sacrificio. L’arte eletta a ragione di vita che in un solo ed unico istante diventa ragione di morte.

Per favore, O padre, O madre, O giovane, O studente, O cittadino, O signore, e ancora O. Sai che è l’ultima possibilità per la nostra dignità, l’ultimo cambiamento per cambiare il regime che ha governato per gli ultimi 30 anni. Vai giù nelle strade e ribellati, porta il tuo cibo, i tuoi vestiti, la tua acqua, maschere e fazzoletti, e una bottiglia di aceto, e credimi quando dico che c’è solo un piccolo passo che manca…Se vogliono la guerra, noi vogliamo la pace, ed io metterò in campo le dovute contromisure fino alla fine, per riconquistare la dignità della nazione.
(Giovedì, 27 gennaio 2011 | Post sulla pagina Facebook dell’artista)

 

Dettagli

IMMAGINI IN AGGIORNAMENTO



IN COPERTINA
un particolare di uno scatto di
Ahmed Basiony 
durante al rivolta antigovernativa del 28 gennaio
quando l'Artista è stato ucciso da un cecchino
Credito fotografico
Courtesy Ahmed Basiony Family

Mappa

Dove e quando

54ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia

  • Fino al: - 28 Novembre, 2011
  • Indirizzo: Padiglione Egitto, Venezia, Giardini

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