Tra teatralità e vita, Jannis Kounellis a Bari

di Giorgia B. Soncin // pubblicato il 12 Maggio, 2010

In un incontro tra contemporaneo e storico, unendo installazioni site specific ai luoghi in cui la storia della città è più radicata, il teatro e la piazza, Bari ospiterà una doppia mostra dell'artista di origine greca Jannis Kounellis, un lavoro fondato sullo studio dello spazio e sull'interazione con la specificità dei luoghi.
Curato da Annamaria Maggi, curatrice e gallerista, la cui collaborazione con l'artista risale al 2004, e Vito Labarile, consulente per le arti visive del Sindaco di Bari, l'idea nasce a seguito di un incontro tra i due curatori alla mostra realizzata presso la Galleria d'Arte Fumagalli e la Chiesa di San Lupo a Bergamo in cui l'artista aveva proposto un progetto che coinvolgeva entrambi i luoghi in maniera unica e specifica.

Da qui la volontà di muoversi verso sud realizzando qualcosa di analogamente specifico nel capoluogo pugliese.
Anche in questo caso la mostra si costituirà su un doppio livello sia fisico e installativo che di dialogo con il pubblico, esito di una serie di sopralluoghi e di una grande sinergia tra artista e curatori.
Il primo luogo dell'installazione, già luogo di arte, ex-teatro ed ex-museo, incendiato, recuperato e restaurato all'esterno ma dalle fattezze di un cantiere al suo interno è il Teatro Storico Margherita, edificio Liberty dei primi decenni del Novecento, attualmente in "transito" e in evoluzione, che ospiterà opere nella platea e nel foyer.

Come sottolinea la curatrice Annamaria Maggi, la struttura teatrale, lo scheletro che resta come una superficie sospesa, ancora alla ricerca di una propria identità diventa il luogo ideale per il lavoro artistico; il teatro è qui il luogo che è stato catturato dall'arista durante un'evoluzione . E' qui che l'artista realizza una serie di imponenti installazioni che sfruttano il contrasto cromatico tra bianco e nero utilizzando i materiali tipici del proprio lavoro: carbone, ferro, sacchi di juta e indumenti.
Nel foyer, lamiere, lastre con cappotti schiacciati appoggiati su cavalletti, come un memento, per ricordare la sospensione della natura umana, soprabiti che fino alla platea seguono lo spettatore come corpi in bilico, personaggi pirandelliani attaccati a reti metalliche e schiacciati drammaticamente come uomini appesi alla vita o schiacciati da essa.

La teatralità, la scena, servono all'artista per inviare segnali, per sollevare una riflessione interiore, profonda e lontana dalla pura rappresentazione.
Questa drammaticità passa attraverso la fisicità dei materiali e l'imponenza delle opere stesse che si appropriano dello spazio e delle superfici, verticali e orizzontali.
Sempre all'interno del teatro, dodici sacchi di carbone disposti in cerchio da cui si innalza una putrella di ferro di circa 17 metri che sfiora la cupola della struttura con una lamiera incuneata nel carbone; anche qui monumentalità e drammaticità vanno di pari passo dando all'artista la possibilità di dialogare con l'osservatore, inserendolo nell'opera per arrivare alla sua coscienza stimolando meditazione e riflessione attraverso un forte coinvolgimento sensoriale.

Le installazioni riprendono un "discorso scenografico" che Jannis Kounellis aveva inizianto già negli anni Sessanta e che resta certamente tra i punti nodali della sua poetica, fondata su una teatralità finalizzata ad interloquire con il pubblico.

La seconda parte della mostra è situata in Piazza del Ferrarese, uno spazio nel cuore della città vecchia. Come fa notare la curatrice, la piazza, luogo di aggregazione per eccellenza, si contrappone al teatro nella sua intrinseca funzione: in piazza la gente vive, i drammi sono reali e la scelta dell'artista ricade proprio qui in quanto luogo vissuto dalla popolazione come centro del commercio, di transito, della vita quotidiana, e anche della tradizione locale.

La scultura concepita in questo contesto è accostata alla facciata di un edificio vicino ad una vecchia pescheria, tale facciata, assunta come una quinta scenica, mantiene da un lato il fil rouge con la dimensione teatrale delle installazioni precedenti ma se ne distacca dall'altro per il fatto di essere "immersa nel reale". Imponente e suggestiva, una carboniera con una base di ferro ed un contenitore di carbone aperto agli angoli.
Anche qui l'artista mette in primo piano la teatralità del lavoro, lasciando dialogare la materia utilizzata per l'opera artistica con la materia delle costruzioni che la circondano in un'opera la cui presenza ci si augura possa divenire permanente nella piazza anche dopo il progetto.

Il lavoro, come già detto, mantiene l'uso di materiali identificativi del lavoro dell'artista, quei materiali "poveri" che, riconosciuti dal critico Germano Celant hanno dato il nome ad uno dei movimenti cardine del secolo scorso.
Arte Povera, che a differenza della definizione si arricchisce del significato conferito dall'autore agli oggetti e ai materiali "prescelti" per l'installazione che si caricano di un ruolo comunicativo che non differisce dal "quadro" e dal supporto pittorico.

L'evoluzione artistica di Jannis Kounellis pur attraversando il linguaggio pittorico negli anni Sessanta nel contesto romano della galleria d'arte La Tartaruga, si evolve, sboccia fino ad inserirsi nella tangibilità della terza dimensione.
E' a questo punto che l'artista, loquace dialogatore poliglotta interviene nello spazio chiuso e aperto, nel luogo e nel non- luogo con l'intento di dare loro nuova vita e nuova forma attraverso l'arte e l'inserimento di materiali concepiti al di fuori dell'ambito artistico il cui significato viene ricostituito nel lavoro di creazione.

Già dalla fine degli anni Sessanta Jannis Kunnelis introduce nella sua opera elementi della natura quali il fuoco, la terra, il carbone, la lana, le piante e gli animali, prima vivi e successivamente imbalsamati come a voler istituire una dialettica della transizione tra organico e inorganico e tra elementi inerti ed esseri viventi fino a presentare, nel 1969, presso la galleria L'Attico a Roma, dodici cavalli vivi e vegeti come fossero tele.

Al dinamismo evocato dalla figura del cavallo si oppone la famosa porta chiusa, presentata a San Benedetto del Tronto nel 1969 poi rivisitata e riproposta sia in Italia che all'estero; un'opera impregnata di significato e forte del senso critico dell'artista nei confronti dello stato dell'arte.

Alla fine degli anni Settanta, a quasi un decennio dalla partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1972; l'artista recupera l'originaria dicotomia vita e morte esponendo due uccelli imbalsamati trafitti da frecce e allestendo nel 1989 a Barcellona una mostra in cui erano appesi quarti di bue appena macellato e illuminati da lampade a olio, evocazione dei lavori di Rembrant, Marc Chagall, Chaim Soutine e Francis Bacon tra gli altri.

Qualsiasi lavoro, che si tratti di "vivente" o meno, è concepito come una scenografia, come una strutturazione in grado di coinvolgere ed intaragire con il pubblico.
Questa tendenza si conferma nelle installazioni site specific realizzate dall'artista: è del 2002 alla Galleria d'arte Moderna di Roma Atto Unico un dedalo di ferro carbone, juta e pietre il cui titolo evoca l'irripetibilità e la specificità dell'opera stessa.
Un continuum artistico che trae unicità dalla moltitudine, una sinergia che si ritrova a distanza di anni anche nella mostra di Bari e precedentemente nel lavoro a Bergamo da cui è sorta l'idea di partenza.

Il lavoro presentato in Puglia rappresenta tuttavia una ulteriore evoluzione di questo, aprendo un dibattito su cui spesso si indugia; l'ampliamento del discorso tra realtà e teatralità; tra la riflessione sull'arte e la sua visione drammaturgica come ponte per raggiungere un'analisi della drammaticità della condizione umana ancora più profonda, attraverso quella capacità di coinvolgere il pubblico che è tipica di Jannis Kounellis e che lo ha reso capace di parlare del'Uomo attraverso la forza espressiva del proprio lavoro.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI
(ULTERIORI IN AGGIORNAMENTO)

  • Jannis Kounellis
    l'installazione durante le fasi di allestimento


     

IN COPERTINA
un particolare di
Jannis Kounellis
Senza titolo, 1993
Reina Sofia Madrid, 1996

Mappa

Dove e quando

Jannis Kounellis a Bari

  • Date : 15 Maggio, 2010 - 20 Settembre, 2010
  • Indirizzo: Teatro Margherita- Piazza Quattro Novembre- Bari / Piazza del Ferrarese - Bari

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