Tra le nuvole

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 29 Gennaio, 2010

In una società come quella americana, ma noi gli stiamo assomigliando sempre di più, in cui il liberismo più sfrenato ha portato alla crisi attuale che prima che economica è etica e morale, anche le responsabilità sono diventate merce e le aziende che non vogliono l’onere di comunicare ai dipendenti che i loro posti sono stati tagliati dall’organico ingaggiano appositi professionisti che conto terzi procedono a svolgere il lavoro sporco dei licenziamenti.

E’ a questo punto che entra in scena una figura come quella di Ryan Bingham tagliatore di teste su commissione interpretato da George Clooney. Ryan si è costruito una vita perfetta scevra da ogni coinvolgimento emotivo, sempre in volo da una città all’altra la sua casa vera sono gli aeroporti con i loro distributori automatici, i suoi contatti umani la falsa cortesia e gli accessi preferenziali per evitare le code che la sua carta di credito prestige gli assicura. L’anno scorso, ci comunica con orgoglio, ho volato per 322 giorni restando a casa a deprimermi solo per i restanti 43. La sua aspirazione più grande è raggiungere la quota delle 10.000 miglia di volo previste dalla campagna fedeltà della sua abituale compagnia aerea per ottenere un’esclusiva carta fedeltà valida a vita, un incontro privato col pilota del volo su cui raggiungerà il record e il suo nome scritto sulla fiancata di un aereo a beneficio della posterità.

Ryan è abituato a guardare il mondo e le vite degli altri dall’alto, sentendosi superiore e al sicuro da inutili sentimentalismi, mentendo quando consegna i depliant del pacchetto standard alle persone licenziate e promette loro assistenza per il conseguimento di nuovi brillanti traguardi futuri. Definendo la sua missione Ryan dice cose come: “noi dobbiamo traghettare anime ferite dal buio del tunnel in cui li gettiamo fino al punto in cui tornano a intravedere la luce.” Oppure: “li prendiamo in un momento di fragilità e li mandiamo alla deriva.” Orgoglioso del suo stile e di tutte le bassezze che usa per trasformare agli occhi del poveretto di turno la catastrofe professionale in fonte di nuove opportunità, il licenziatore seriale completa le sue attività tenendo conferenze che insegnano alle persone a non impegnarsi e a non assumersi responsabilità verso gli altri, a viaggiare la vita con bagaglio leggero, senza oggetti, legami o affetti al seguito.

Arriva il giorno in cui nella vita ad alta quota di Ryan entrano due figure femminili che faranno scricchiolare l’asettica perfezione del suo volo esistenziale, dando inizio alla discesa sempre più veloce verso la concreta realtà da cui si era sempre accuratamente tenuto alla larga. La bionda Alex, interpretata da Vera Farmiga, donna in carriera sempre in viaggio che sembra la sua speculare corrispondente femminile, in una battuta eloquente lei gli dice: “pensa a me come fossi te ma con la vagina!”, con cui incastra incontri erotici occasionali tra le loro reciproche rotte aeree. E la giovane fresca d’università Natalie Keener, interpretata da Anna Kendrick, collega dell’azienda di tagliatori di teste su commissione in cui Ryan lavora, che per ridurre i costi di viaggio dell’85% ha progettato un programma per operare licenziamenti a distanza via telematica davanti a un freddo videoterminale.

La minaccia che le nuove procedure rappresentano per lo stile di vita di Ryan lo portano a ribellarsi contestando il progetto di Natalie e asserendo che la ragazza non conosce il lavoro che si appresta a stravolgere, perciò il loro capo li costringe ad una convivenza obbligata mandandoli in giro per gli States a licenziare di persona in modo che la giovane possa imparare il mestiere e le future procedure per via telematica possano essere definitivamente messe a punto. Alla fine della tournee forzata di stato in stato, di città in città, nessuno dei due sarà più lo stesso.
 In una confezione apparente da perfetta commedia romantica il regista Jason Reitman, al suo terzo film dopo Thank you for smoking e Juno, ci somministra un film divertente e pieno di battute esilaranti, a volte cinico e sferzante, che lascia però spesso l’amaro in bocca e il seme della riflessione su questioni attuali come la perdita del lavoro e con esso della propria identità, in una società che adotta parametri sbagliati per definire gli individui e dove se non hai un lavoro, se non puoi in qualche modo rivendicare una produttività in un qualche settore professionale, non sei niente.

I discorsi ipocriti con cui Ryan Bingham invita le persone che licenzia a interpretare la perdita del lavoro come un riappropriarsi della propria libertà per tornare a coltivare sogni e aspirazioni abbandonati negli anni per strada, potrebbero anche essere validi in astratto ma quando si scontrano con età anagrafiche avanzate che di fatto pongono fuori dal mercato del lavoro, con figli da mantenere o mutui e bollette da pagare, si rivelano per quello che sono ciniche e spietate bugie che aggiungono la beffa al danno.

Nonostante il cinismo di un personaggio protagonista senza scrupoli George Clooney regala simpatia al suo Ryan Bingham e riesce a farci amare questo piccolo ingranaggio di un sistema sociale malato sempre all’inseguimento del profitto, la maturità della sua interpretazione offre la falsa partecipazione ai drammi delle sue vittime, ma anche l’aprirsi di un cuore che finalmente si espone ai rischi della vita rivelando nella sua solitudine una vena di malinconica tenerezza.

I dialoghi tra i tre personaggi principali che mettono in scena il confronto generazionale tra aspettative e visioni della vita diversi sono davvero molto divertenti, la solidità di una sceneggiatura scritta a quattro mani dallo stesso Jason Reitman con Sheldon Turner, ispirata al romanzo di Walter Kirn ma da cui si discosta talmente da poter esser considerata quasi una sceneggiatura originale, fa di Tra le nuvole un piccolo gioiello di ritmo e ironia. Anche le storie marginali al nucleo narrativo centrale, come il matrimonio della sorella di Ryan e la sua richiesta di scattare una foto con la sagoma cartonata degli sposi a giro per gli states, danno omogeneità a tutta la confezione e regalano anche inaspettati colpi di scena.

Tra le nuvole rappresenta anche una riflessione sulla condizione della nostra vita moderna sempre più connessa alle nuove tecnologie, tra email, sms, chat, telefoni cellulari e tutte le meraviglie tecnologiche che ci vengono spacciate come articoli che semplificano la vita ma che forse la rendono anche sempre più connessa con la tecnologia ma isolata dal contatto diretto con l’altro. Quando Ryan e Alex confrontano le loro preferenze in fatto di autonoleggi lui dice a lei, che vuole sempre il navigatore satellitare a bordo: “non mi sembri tipo da perderti.” La risposta, perfetta, di lei: “E’ solo che detesto chiedere informazioni!” Risulta rivelatrice del rifiuto al contatto umano anche occasionale. Perfino quando uno dei personaggi viene scaricato con un semplice sms nella storia d’amore che aveva, l’episodio è sintomatico di come la tecnologia possa creare utili muri per fuggire le responsabilità di un faccia a faccia che in altri tempi sarebbe stato inevitabile e necessario.

A dare un tocco di verità in più al film l’apparizione di persone che realmente hanno perso il loro lavoro. Quando Jason Reitman ha iniziato a scrivere il film la crisi economica mondiale con epicentro negli USA non era ancora esplosa, così quando è arrivato il sisma egli ha pensato d’inserire nel film la verità mettendo annunci sui giornali di Detroit e Saint Louis, tra le città più colpite dai licenziamenti, e ha selezionato sessanta persone perché raccontassero davanti alla macchina da presa le loro reazioni al momento in cui è stato comunicato loro l’avvenuto licenziamento. Nel film le testimonianze rimaste sono una ventina ma i protagonisti nel rivedersi a pellicola ultimata hanno definito l’esperienza catartica. Sui titoli di coda la canzone che dà il titolo al film Up in the air, scritta da un esubero di oltre cinquant’anni che ha conquistato il regista per l’onestà con cui racconta la perdita di ogni sicurezza economica e di conseguenza sociale.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Up in the Air
  • Regia: Jason Reitman
  • Con: George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman, Danny Mc Bride, Melanie Lynskey, Steve Eastin, Chris Lowell, Adam Rose, Lauren Mae Shafer, Doug Fesler, Dave Engfer,
    James Anthony
  • Soggetto: liberamente tratto dal romanzo omonimo di Walter Kirn
  • Sceneggiatura: Jason Reitman, Sheldon Turner
  • Fotografia: Eric Steelberg
  • Musica: Rolfe Kent
  • Montaggio: Dana E. Glauberman
  • Scenografia: Steve Saklad
  • Arredamento: Linda Lee Sutton
  • Costumi: Danny Glicker
  • Produzione: Ivan Reitman, Jason Reitman, Jeffrey Clifford & Daniel Dubiecki per The Montecito Picture Company e Rickshaw Productions
  • Genere: Commedia
  • Origine: USA, 2009
  • Durata: 108’ minuti

 


DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- Ryan e Alex nel loro ambiente naturale,
  i bar degli hotel
- Melanie e Ryan insieme per forza mentre
  procedono ai “tagli” umani
- Ryan posa con poca voglia per la foto
  degli sposi davanti a un aeroporto
- Gli sposi, la sorella e il futuro cognato
  di Ryan Bingham
- George Clooney e Vera Farmiga sono
  Ryan Bingham e Alex
- Ryan Bingham, George Clooney, davanti
  al tabellone delle partenze