Tra le architetture di Juvarra La storia delle immagini del Salvator Mundi

di Barbara Morosini // pubblicato il 19 Aprile, 2010

Tra le architetture di Juvarra una mostra ripercorre la storia delle immagini del Salvator Mundi.
Nel cuore della residenza sabauda di Venaria, per antonomasia Delitia di piacere e di caccia dei grandi e potenti reali di Torino, si è aperta, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e su promozione e organizzazione del Consorzio di Valorizzazione Culturale della Venaria, dal primo aprile, la mostra “Gesù. Il corpo, il volto nell’arte”.
Immensi spazi, altezze vertiginose, dimensioni colossali: è questo lo scenario che avvolge il visitatore non appena varcata la soglia della juvarriana Citroneria, luogo originariamente deputato alla conservazione di alberi di agrumi e ora adibito a corridoio introduttivo che conduce all’esposizione.
Olivi in grandi vasi filtrano il percorso, un clavicembalo accompagna con musica barocca il cammino verso la vera sede della mostra. Giunti al termine del corridoio voltato, ecco finalmente l’ingresso, costituito da un grande pannello provvisorio con porta aperta verso l’interno.
Si entra.
Un allestimento bianco sembra voler simulare l’abside di una chiesa o l’altare di un tempio antico. È l’inizio, la prima sezione del percorso espositivo di cui al di là si scorge la continuazione.
È stata concepita come necessaria introduzione al tutto, come appunto indispensabile per comprendere la rappresentazione del corpo di Cristo nell’arte occidentale.
L’arcaica statua di Hermes è la radice classica della rappresentazione di Gesù, la bellezza corporea che si fa promotrice di un valore culturale. Di fronte, il complesso marmoreo di Donatello e Nanni di Bartolo raffigurante Il sacrificio di Isacco, è l’evoluzione rinascimentale della descrizione fisica, del gesto e allo stesso tempo preannuncia il sacrificio della carne.

Qui si entra in contatto con il volto di Gesù, con la sua iconografia, con il metodo usuale di rappresentazione.
Ma Cristo non è solo immagine. È anche corpo. È uomo nato dal grembo della Vergine e quindi bambino tra le braccia della madre. La seconda sezione illustra dunque il rapporto filiale dolce e mistico, l’Annunciazione, l’attesa manifestata da un grembo pregno di vita di una insolita Vergine incinta, l’allattamento, l’Adorazione.
È il Cristo infante della Madonna con bambino di Giovani Bellini, splendida tela del 1510 dove la Vergine è testimone e tramite dell’umanità del figlio, del suo rapporto col cosmo divino.

Il blu delle pareti richiama a sé il significato dell’Immacolata Concezione del manto della Vergine e della lucente invetriatura della Madonna della mela di Luca della Robbia.
Il battesimo estirpa dall’anima il peccato originale. Anche Gesù, in quanto uomo, ne è affetto e necessita del rito purificatore. Paolo Veronese immortalò il momento del primordiale sacramento tra il 1576 e il 1584 e la sua opera è tra le più significative della terza sezione “L’uomo Gesù”. Ritratti minuti, dettagliati, indagatori della fisicità dell’uomo-Dio sono protagonisti di questa porzione di percorso, dove è possibile rintracciare una sorta di stilizzazione nella rappresentazione del volto. La lettera di Lentulo, governatore di Giudea, fornisce indizi indispensabili per ricostruire il bel aspetto di Gesù, descrivendolo come uomo mai sorridente, severo nell’ammonire, gentile e fragile nelle circostanze di pianto.

La descrizione particolareggiata ne Il Redentore di Andrea Mantegna si muove in direzione della caratterizzazione psicologica ed emozionale di un Cristo doloroso, logorato dalla malinconia per la premonizione della morte, che cerca il coinvolgimento empatico nel credente tramite la scritta “Straziatevi anche voi davanti all’immagine del mio volto”.

 

In quanto Trinità in corpo mortale, Cristo è destinato al sacrificio della vita per redimere i peccatori.
Il corpo martoriato, fustigato, deriso, maltrattato di Gesù è il simbolo della donazione compiuta per amore e fede, verso gli uomini e il Padre. 
La quarta sezione costituisce la parte più ricca dell’esposizione, per capolavori, eterogeneità delle immagini e dei temi rappresentativi. L’elemento unificante è la significatività del gesto d’immolazione corporea a servizio degli altri.
Il Cristo crocefisso tra i santi Giacomo Minore, Filippo e Francesco di Giovanni Battista Crespi detto il Cerano impera per maestosità e cupezza tonale sulla prima metà della sezione “Un corpo donato per amore”.

Nella seconda parte della stessa, a seguito della sacrale infilata di Crocifissi lignei e bronzei, svetta efebico e leggero il Cristo Crocifisso attribuito a Michelangelo.
Ad esso si accompagnano il Cristo portacroce di Giorgione e la cimasa belliniana dell’Imbalsamazione di Cristo, dove quest’ultimo è già corpo esanime, vittima della violenza peccaminosa dell’uomo.

La metaforica via crucis del percorso conduce al riscatto, alla salvazione mediante la risurrezione della carne. È la rinascita, il miracolo del corpo che risorge dalla morte. Nessun quadro poteva introdurre con maggior veemenza e forza espressiva tale concetto, se non il Cristo risorto circonfuso di luce di Peter Paul Rubens. Proseguendo, il Lotto contribuisce alla definizione dell’immagine del mistero della risurrezione con la sua Trinità, dove Cristo si è riunito al Padre e allo Spirito Santo in un crepuscolo dorato. 
De “Il corpo mistico” vivono fisicamente i Santi e profeti di Cristo, che bevendone il sangue o conducendo una vita ascetica, raggiungono la medesima redenzione.

La settima e ultima sezione conclude la visita mediante il tema della transustanziazione, del pane e vino che sono corpo e sangue. Il sacramento della comunione, momento centrale della funzione religiosa, viene didatticamente illustrato mediante l’ostensione di contenitori di ostie e calici per la comunione, piviali da cerimonia eucaristica e dipinti, come la Gloria Eucaristica di Giovan Battista Moroni.
Lo splendido arazzo fiammingo dell’Istituzione dell’Eucarestia, su disegno di Rubens, ricorda la prima comunione degli apostoli in un ordito di lana e seta dai bagliori cangianti.

Permettendo di “riscoprire la centralità del corpo nel pensiero europeo nonché d’interrogarsi sul legame tra corpo umano e identità divina” come espresso da Timothy Verdon, curatore della mostra, questo avvenimento espositivo si propone come ragionata perlustrazione della storia dell’immagine relativa ad un solo ma significativo uomo. 
Fino al primo agosto sarà possibile godere non soltanto del rigore dell’allestimento e della ricerca scientifica, ma soprattutto delle mirabili opere ivi contenute, della varietà delle rappresentazioni e delle mani artistiche comunemente dirette verso il medesimo scopo celebrativo del Corpo di Cristo.

 

Dettagli

DIDASCALIE Immagini

  • Donatello
    (Firenze, 1389-1466) e
    Nanni di Bartolo, detto il Rosso
    (doc. Firenze, 1419-1451)
    Il sacrificio di Isacco, 1421
    marmo
    Firenze, Opera di Santa Maria del Fiore
    Foto: Nicolò Orsi Battaglini - Firenze 
  • Luca della Robbia
    (Firenze, 1399/1400-1482)
    Madonna della mela, 1440-1445
    terracotta invetriata
    Firenze, Istituti Museali della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino,
    Museo Nazionale del Bargello
    © MIBAC - Gabinetto Fotografico SSPSAE e per il Polo Museale della Città di Firenze
  • Andrea Mantegna
    (Isola di Carturo, 1431 - Mantova, 1506)
    Il Redentore, 1493
    tempera su tela
    Correggio, Fondazione “Il Correggio”
    Foto: Pietro Parmiggiani - Correggio (Re)
  • Giovanni Battista Crespi detto il Cerano
    (Romagnano Sesia, Novara 1573- Milano 1632)
    Cristo crocifisso tra i santi Giacomo minore, Francesco e Filippo, 1625 ca
    olio su tela
    Seveso, Seminario Arcivescovile
    Foto: Franco Canziani - Castiglione Olona (VA)
  • Giovanni Bellini
    (Venezia 1438/1440 - 1516)
    Imbalsamazione di Cristo, 1575 ca
    olio su tavola
    Città del Vaticano, Musei Vaticani, Pinacoteca
    © Foto Musei Vaticani
  • Manifattura fiamminga, Bruxelles, Raes?
    da Pieter Paul Rubens
    (Siegen 1577 - Anversa 1640)
    Arazzo con Istituzione dell’Eucaristia, 1632-1650 ca
    lana, seta
    Ancona, Museo Diocesano
    .

IN COPERTINA
un particolare di:
Giorgio da Castelfranco, detto Giorgione
(Castelfranco Veneto, 1478 c. - Venezia 1510)
Cristo portacroce, ante 1510
olio su tela
Venezia, Scuola Grande Arciconfraternita di San Rocco
Foto: Luigi Baldin - Treviso


Catalogo edito da Silvana Editoriale

Mappa

Dove e quando

“Gesù. Il corpo, il volto nell’arte”

  • Date : 01 Aprile, 2010 - 01 Agosto, 2010
  • Indirizzo: Venaria Reale
  • Sito web

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