Tra il vecchio e il nuovo
di // pubblicato il 22 Gennaio, 2012
Chiuderà. Non chiuderà.
Per intanto la programmazione 2012 del “vecchio teatro” è corposa, con un venti per cento in più di rappresentazioni fino al prossimo novembre.
Per intanto, la presentazione del Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze c’è stata, in dieci giorni, dal 21 al 31 dicembre scorso con proposte concertistiche di tutto rispetto.
Ancora per un anno il plesso tornerà ad essere un cantiere, ma si tratta di bazzecole rispetto a quanto già fatto negli ultimi 24 mesi. Sempre che i fondi non vengano meno.
Lo si è detto ed è vero, l’importanza di tutto questo per la città è indubbia: è nato un nuovo indefettibile spazio, che dovrà dimostrarsi un punto fondamentale per i fiorentini.

Il mio primo incontro con il futuro l’ho avuto nella fredda sera di martedì 27 dicembre con Andràs Schiff e le Variazioni di Goldberg, quel po’ po’ di Bach che tutti abbiamo in testa senza saperlo.
Devo pur ammettere che grazie alla televisione, fra intervalli, pubblicità e segnali orari, ogni tanto qualche conoscenza in incognito all’orecchio arriva: le Variazioni, per esempio, sono state chiamate a sostenere, cucine, detersivi, acque minerali e supermercati.
L’imponente vetrata frontale, occhio vigile su una passerella da divini, infonde lo strano timore di essere un playmobil in fase di collocamento. Ma è solo questione di abitudine: i fiorentini, quelli che nascon per dispetto e vivon di tormenti, si adatteranno, fra mille dolori, come sempre.
Certo non mancano gli entusiasti alla prima, ma di loro diffidate, non sono oriundi.
E allora verrà presto il giorno in cui un aggiornamento di wikipedia ci renderà noto che il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino non si trova più in Corso Italia n. 16 ma in viale Fratelli Rosselli n. 1.
E quanta differenza possono fare pochi metri di distanza! È cambiato il suono e in meglio, salvo quello del plauso che, a prima sensazione, pare aver diviso una volta per tutte la platea dalla galleria.
Dunque la storia continuerà da un’altra parte, quattrocento metri più in là. Sarà la nuova vita di un teatro inaugurato il 17 maggio 1862 sotto il nome di Politeama Fiorentino, bruciato l’anno dopo e subito ricostruito, modificato, restaurato e imbellettato anno dopo anno fino al 1933, per diventare la sede del Maggio Fiorentino. Bombardato nel ’44 e ancora una volta ricostruito, poi alluvionato, smantellato e rimodellato come lo vediamo oggi con platea, due gallerie semicircolari e palchetti. Salvo quel po’ di belletto tipico anni ’80 dovuto all’ultimo restyling degli arredi e soprattutto alla messa a norma.
La città nel tempo si è trasformata intorno a lui, organismo vivente e per tale soggetto a incredibili fortune, accidenti, disgrazie e cambiamenti.
Ma che ne sarà di quel pezzetto di cielo stellato tanto caro ai “piccioni” fiorentini? Chissà se dalla platea hanno mai volto lo sguardo a rimirar quei lumi, che dalla seconda galleria li puoi quasi toccar con mano specie in ultima fila. Loro che ne sanno, convinti ancora di aver avuto i posti migliori solo perché entravan dal davanti.
Intanto, il Maggio promette che con gli ultimi interventi la visibilità dall’unica nuova galleria migliorerà sensibilmente e questo è quello che tutti gli ex pennuti si stanno augurando: per il momento l’opera è incompiuta.