Tra film e arte: lo Storyboard tra Hitchcock e Spielberg

di Cristiano Fioravanti // pubblicato il 25 Settembre, 2011

All’entrata di una mostra, normalmente, si è accolti dalla classica didascalia sulla parete che, in poche righe, cerca di illustrare le intenzioni dei curatori e cosa essi intendano mostrarci con le opere d’arti scelte. Nell’esposizione Zwischen Film und Kunst. Storyboards von Hitchcock bis Spielberg, presso il Museum für Film und Fernsehen (Museo dei Film e della Televisione) visitabile fino al 27 novembre 2011, vi sarà dato invece il benvenuto da una delle sequenze più inquietanti che la storia del cinema conosca: quasi costretti a guardare, complici due mega schermi affiancati, (uno per lo Storyboard e l’altro per la sequenza cinematografica), ecco che sentirete la canzone-cantilena dei bambini della scuola elementare di un piccolo paese, mentre la bionda protagonista della pellicola (Tippi Hedren), seduta su una panchina, comincia a notare il crescente agglomerarsi degli uccelli su una struttura metallica. Il tutto tratto dal film Gli uccelli (1963) di Hitchcock. Un sottofondo, visivo ed uditivo, che vi accompagnerà per quasi tutto il percorso come una geniale ossessione.

Lo Storyboard è qualcosa che sta tra il progetto artistico e il disegno tecnico: questo è quello che i curatori della mostra (Dr. Katharina Henkel, Kristina Jaspers e Peter Mänz) ci dicono prima di introdurci in un vero e proprio viaggio nella storia del cinema mondiale con tappe, per certi versi, familiari: sono mostrati film che, oltre ad essere delle pietre miliari nella storia della settima arte, sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo e raramente un visitatore della mostra potrà non ri-conoscerli.
Lo Storyboard consta di una serie di disegni che mostrano le diverse inquadrature che dovranno essere girate. Spesso vi sono inclusi i movimenti degli attori e didascalie che illustrano gli eventuali movimenti di macchina che il regista intende utilizzare.
Si pensa che il primo utilizzatore di questo strumento sia stato Walt Disney per i suoi film di animazione ed è proprio nei suoi studi di produzione che viene  coniata la parola che ancora oggi utilizziamo per designarlo. Ai giorni nostri è molto utilizzato nel campo della pubblicità ma il cinema non lo ha abbandonato del tutto, fatta eccezione per pochi registi che lo trovano inutile ed in alcuni casi artisticamente limitante (due esempi per tutti: David Lynch e David Cronemberg).
Lo Storyboard viene usato nelle produzioni cinematografiche non solo come mezzo di contenimento della spesa, ma anche come strumento predisposto ad altre funzioni “secondarie”. Ad esempio dal regista per poter chiarire meglio, ai collaboratori, le proprie idee; per l’assistente alla regia è un mezzo molto utile per capire i tempi di produzione effettivi e poter così organizzare al meglio il piano di lavorazione; può servire per capire la reale fattibilità di alcune scene; come corredo ad una sceneggiatura in fase di presentazione di un progetto filmico ad una casa di produzione. Queste solo per accennare alle altre decine di “funzioni” possibili del nostro Protagonista!

Non bisogna tacere il fatto che uno dei primi Storyboard della storia del cinema fu disegnato proprio qui in Germania da Fritz Maurischat in collaborazione col regista Frank Wisbar per il film  Im Bann des Eulenspiegels (1932).
La mostra ha una struttura lineare e si sviluppa lungo tre saloni (i film sono esposti in ordine cronologico). Ci vengono presentati circa venti sequenze di film, prima in forma di disegno (lo Storyboard originale) ed a compendio di ciò , come una sorta di “a piè di pagina” visivo, piccoli schermi dove si può confrontare il risultato finale di ciò che si è illustrata nella “documentazione cartacea”. A volte ci vengono svelate incongruenze, o comunque differenziazioni anche sostanziali, tra la carta e la pellicola, come ad esempio la scena erotica del film di Truffaut L’uomo che amava le donne (1977). Altre volte potremo constatare come lo Storyboard sia stato pedissequamente rispettato (vedi il caso del film di Hitchcock Gli uccelli).

Tutta questa attenzione, che molti registi hanno rivolto, e rivolgono tuttora, allo strumento dello Storyboard, sembra volerci suggerire che nonostante tutti progressi tecnici, tecnologici e soprattutto concettuali che hanno investito l’arte contemporanea (e di riflesso i mezzi che essa utilizza per esprimersi), si ha sempre bisogno, prima, dopo e durante l’atto creativo, di una sufficiente dose di “arte figurativa”, forma e mezzo artistico peculiari di altre epoche. È un po’ come se la settima arte chiamasse in suo soccorso, forse paradossalmente, l’atto del disegnare al fine di poter ottenere, (con i suoi mezzi considerati più evoluti, in un ottica, diciamo così, “moderna”), i migliori  risultati possibili. E’ emozionante vedere che  prima che con la luce si disegna ancora con la grafite.
Sul vostro cammino vi imbatterete nella sequenza del sogno di  Io ti salverò (1945) del grande Hitchcock, commissionata prima a Salvador Dalì, poi rimodellata su disegni di Basev. Quelli del pittore furono ritenuti “troppo statici” dalla casa di produzione. Scoprirete poi, guardando lo Storyboard del  film Intelligenza artificiale (2001) che, non solo il film lo avrebbe dovuto girare Kubrick, che passò la sceneggiatura a Spielberg solo in un secondo momento, ma anche che si tratta di una specie di riadattamento del nostro Pinocchio. Osserverete, con sicuro entusiasmo, come è stata pensata e poi realizzata la famosissima scena dell’incendio in Via col vento (1939) di Viktor Fleming. Come non commuoversi poi davanti allo Storyboard originale della scena in miniera tra Dotto e Mammolo in Biancaneve e i sette nani (1937) di Disney, perché ti ritorna alla memoria  quando da piccolo il film lo avevi a casa: non certo in dvd bensì in pellicola ed il proiettarlo era un rito che richiedeva tempo. Un’ attesa pienamente ripagata dallo splendore della luce che trapassava i fotogrammi colorati proiettandoci in boschi, castelli e capanne in miniatura.

Avviandosi verso l’uscita si rimane con un gran  desiderio di rivedere alcuni film dei quali la nostra retina sta trattenendo il ricordo, come una sorta di  promemoria, in attesa di approdare nella prima videoteca e noleggiarne una copia: questa volta, per nostra gran fortuna, in dvd.
Una cosa è certa: se tanto amore, tanta  passione e tanta energia lavorativa sono stati messi nel creare i film che i curatori ci hanno mostrato, allora vuol dire che qualcosa di magico ed importante dietro quest’arte esiste e vale la pena scoprire di cosa si tratta: per questo la mostra è un perfetto trampolino di lancio per tutti coloro che questa magia hanno voglia di afferrarla.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

- Il primo salone espositivo: Storyboard e sequenza
  filmata da Gli uccelli, Alfred Hitchcock, USA 1963.
  Foto: © Marian Stefanowski

- Der Papierfilm, 1932 il team del film a lavoro sullo
  storyboard per il film Im bann des eulenspiegels 
  (Frank Wisbar, D 1932).
  Al centro Fritz Maurischat.
  prestito di: Deutsche Kinemathek – Sammlung
  Fritz Maurischa

- L’homme qui aimait les femmes
 
(l'uomo che amava le donne)
  François Truffaut (F 1977)
  Storyboard: Anonym Ménage à trois, pennarello
  su carta prestito di: Collection Cinémathèque
  française, Fonds François Truffaut, Paris 

- Spellbound (Io ti salverò)
  Alfred Hitchcock (USA 1945)
  Storyboard: William Cameron Menzies / James
  Basevi (su concezione di Salvador Dalí)
  Traumsequenz, china si carta prestito di:
  David O. Selznick Collection, Harry Ransom
  Center / 

IN COPERTINA

Gone with the wind (Via col vento)
Victor Fleming (USA 1939)
Storyboard: William Cameron Menzies
Eröffnungsszene in Tara, Tusche und Gouache
auf Papier prestito di: David O. Selznick Collection,
Harry Ransom Center / The University of Texas
at Austin