“Torino. La città che cambia”
di // pubblicato il 21 Aprile, 2011
Il Borgo Medievale di Torino è uno dei monumenti più fotografati oltre ad essere riprodotto in gran parte dei servizi dedicati al capoluogo piemontese.
Essere luogo turistico niente toglie a fascino ed atmosfere, scenario quindi perfetto per una mostra fotografica intelligente che integra bellissime foto con un accurato lavoro storico e antropologico.

Fondamentale per il Borgo, già alll'epoca del suo progetto, l'uso della fotografia quale Sezione di Arte Antica dell’Esposizione Generale Italiana di Torino. Tra il 1882 e il 1884 i membri della Commissione individuarono i modelli, che avrebbero fornito gli spunti per il Borgo, viaggiando attraverso le province piemontesi, facendo ricorso agli scatti fotografici (oltre che a disegni e acquerelli) per avere memoria di quanto si sarebbe riprodotto.

Curata da Ivano Barbiero e Filippo Ghisi, ideata e realizzata in concomitanza con il 150° anniversario dell’Unità d’Italia per una riflessione sul luogo e i suoi abitanti, "Torino. La città che cambia" presenta immagini storiche dell'Archivio Fotografico della Fondazione Torino Musei.
Trasformazioni urbanistiche, sociali e culturali che hanno caratterizzato gli anni tra il 1880 e il 1930 di una città destinazione di ingenti flussi migratori.
Le fotografie esposte, in parte originali, in parte realizzate in formati e supporti diversi, documentano proprio l'evoluzione di quel mezzo secolo.

Non soltanto la magia di Mario Gabinio e la “Torino com’era” per i nostalgici, ma un serio spunto di approfondimento, attraverso quattro temi:
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“La vita quotidiana”
accoglie i visitatori all’ingresso del ponte levatoio, negli spazi all’aperto, lungo i portici della via maestra, con sagome e stendardi di uomini, donne e situazioni di vita ritratti in primo piano. -
“Le grandi Esposizioni”
presso la sala mostre del Borgo, i grandi album ricordo da donare ai personaggi illustri dell’epoca in occasione delle grandi manifestazioni del 1884, 1898 e 1902
(presate attenzione anche alla musica). -
“Lungo il fiume” e “Scorci di Torino”
lungo la recinzione del cantiere dell’ex ristorante San Giorgio, che ben si presta a questa originale rifunzionalizzazione dello spazio.
La selezione delle preziose immagini è frutto di un lungo lavoro di studio e analisi del patrimonio dell'Archivio che oggi raccoglie oltre trecentoquarantamila fototipi, costituiti da negativi e positivi fotografici, su lastra, su pellicola e su carta, in monocromia e a colori, un'occasione per scoprire e apprezzare i fondi storici.

Dopoi primi tre mesi, per i successivi tre, la mostra sarà aggiornata con altrettante foto e sezioni. Le 123 immagini complessive sono raccolte in un catalogo curato da Riccardo Passoni, pubblicato da Silvana Editoriale, con saggi anche di Pierangelo Cavanna e Silvano Montaldo e corredato da testi introduttivi sulla fotografia dell’epoca. Un gran bel volume sulla storia della città, idea regalo non banale, lettura appassionante dove ho scoperto cose di "quel" quotidiano neppure immaginabili, tipo:

"A Torino, a fine Ottocento vi sono otto medici omeopatci e tre depositi di sanguisughe per l'estrazione del sangue in sovrabbondanza che si crede essere all'origine di molti mali. Numerosi anche gli stabilimenti balneo-idroterapici, di solito aperti d'estate dall 5 alle 21 e d'inverno dalle 7 alle 20. Tuttavia un posto di primo piano è occupato dalle "ricette" della tradizione popolare a base di erbe e fiori, alcune ricavate da un libriccino (Selva medicinale) stampato d Torino di cui però è ignota la data di pubblicazione. Questi alcuni malanni e relativi rimedi:
- afonia, masticare porri o cavoli crudi
- epilessia, decotto di vischio
- calli, applicazione di una squama interna di bulbo di cipolla
- insonnia, minestra di semola o insalata di lattuga
- orzaiolo, lozioni di salvia a digiuno oppure guardare nella bottiglia dell'olio
- ubriachezza, masticare mandorle amare
- otite, irrorazioni di olio di mandorle bollito con erba maggiorana
- epatite, masticare buccia di melograno
- meteorismo, minestra di ortiche
- pleurite, impiastri di polenta di mais oppure di segale
- oftalmie, acqua di finocchio, lavarsi gli occhi il Sabato Santo quando suonano le campane
- vermi intestinali, collane di aglio".
