Top of the Pop. 8th Gender Bender Festival

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 13 Novembre, 2010

Il 6 novembre scorso si è conclusa l’ottava edizione di Gender Bender Festival, svoltosi a Bologna in gemellaggio con Soggettiva, rassegna di cultura lesbica contemporanea, e promosso da Il Cassero-gay e lesbian center di Bologna e ArciLesbica Bologna.

Il termine “Gender Bender”, nato all’interno dei Queer Studies anglosassoni, definisce colui/colei che si propone di svolgere attivismo sociale tendendo a superare le tradizionali e stereotipate divisioni di genere, armato solamente del proprio corpo e della propria sessualità. Chiave di volta del festival bolognese è la riflessione sulle identità che quest’anno si sposa con le icone che popolano il mondo della Pop culture. Titolo scelto per questa edizione è Top of the Pop. La PopStar è eletta ad archetipo e modello cui fare riferimento nel tentativo, come spiega il direttore del festival Daniele Del Pozzo, “di ricostruire una storia sociale per immagini delle identità contemporanee”.

La sezione “Danza e Teatro”, svoltasi negli spazi dell’Arena del Sole-Teatro delle Moline e del Fienile Fluò – dove è stata accolta la performance Bella tutta – I miei grassi sogni felici di Elena Guerrini- ha proposto tre prime nazionali con la canadese Virginie Brunelle e gli israeliani residenti nei Paesi Bassi Liat Waysbort e il duo Mor Shani-Rom Amit.

La tradizionale e stereotipata immagine del danzatore/danzatrice è messa in discussione dalle performance di Olivier Dubois con Pour tout l’or du monde e di Silvia Gribaudi in A corpo libero.

In Pour tout l’or du monde Olivier Dubois, danzatore che ha conquistato altisonanti nomi della coreografia europea grazie alla sua fisicità atipica, mette a nudo il tradizionale voyeurismo dello spettatore di danza. Un’attenta e precisa costruzione di un aire de jeux per lap dance segue alla dissacrazione del tema musicale del pas de quatre del II atto de Il Lago dei Cigni. Così come lo spettatore ottocentesco ammirava il sottile erotismo delle gambe offerte in esposizione dalle interpreti sotto i corti tutù, Dubois offre interamente se stesso in una lap dance erotica, culminante nell’estrazione di dildos, posti in cerchio, che onanisticamente innalzano l’interprete al rango di divina creatura, ricoprendone il volto di pioggia argentea quale segno di gratitudine.

Dall’utilizzo dei temi musicali cajkovskijani si passa a quello delle arie verdiane con A corpo libero di Silvia Gribaudi. “Sempre libera” de La Traviata è il pezzo cult scelto per la decostruzione operata dalla Gribaudi. Alle prese con i problemi di un abito appena acquistato e forse troppo corto, la performer, anche lei non proprio rispecchiante il prototipo della ballerina perfetta, ostenta ironicamente sicurezza e, pavoneggiandosi delle proprie pingui forme, accompagna le vibrazioni d’ugola della celebre aria verdiana con le vibrazioni della propria massa adiposa.

Lasciata l’iperespressività di corpi fuori dai canoni coreici tradizionali, si passa a sondare le complicate interazioni tra i sessi, del maschile e del femminile.

La giovane coreografa québécoise Virginie Brunelle con Les Cuisses à l’écart du coeur innesca un corto circuito nei rapporti tra uomo e donna, uomo e uomo, donna e donna. A tratti in cerca di contatto e affetto a tratti, invece, crudeli e spietati i sette performer, due uomini e cinque donne, mettono in scena il rapporto sessuale spogliato dagli orpelli romantici e consumato nel suo atto di tensione verso un avvicinamento tra individui che si risolve, però, in solitudine estrema. Tra musiche vintage francofone e le note dell’Ave Maria di Schubert le simulazioni di orgasmi, i guaiti e le attrazioni continue verso gli organi genitali e le zone erogene, quali il seno, dei nudi di Virginie Brunelle, ironici e crudelmente veri, spiazzano in maniera irriverente il pubblico.

Gli stereotipi di mascolinità lanciati dalla star indiscussa del rock n’roll Elvis Presley sono indagati da Male Version. Firmata da Liat Waysbort, coreografa nata a Tel Aviv e operante in Olanda, la performance è costruita attraverso un duetto che vede impegnati i danzatori Maarten Hunink e Martijn Kapers. Si declina una “versione del maschile” attraverso eccessivi movimenti del bacino e posture tipiche da rockstar colta nell’atto di cantare.

Già vincitore del Soloduo Festival di Budapest, Lu Carmella di e con Mor Shani e Rom Amit si evidenzia per l’alto livello tecnico dei due interpreti e la sapiente costruzione della partitura coreografica. Il lavoro, che ha visto collaborare i due coreografi assieme alla dramaturg Anne Marije van den Bersselaar, su musiche di Alva Noto, Pan-sonic, Ikeda, sviluppa appieno la caratteristica multisfaccettata dei rapporti di coppia. Movimenti all’unisono, prese a incastro e ripetizioni formaliste postmodern rilevano l’ambivalenza dei rapporti simbiotici tra individui. Creato da una coppia di scena, non più coppia di vita, Lu Carmella, misterioso titolo segreto, suggella l’intimità vissuta da Mor Shani e Rom Amit.

Credo che, nell’adesione al totale rispetto delle libertà identitarie individuali e contro l’etichettatura proposta da poco illuminate persone, la cornice del Gender Bender Festival possa in qualche modo garantire una paritaria presenza attraverso il contesto performativo delle suddette tematiche di libertà contro l’ottusità di soggetti poco propensi al rispetto reciproco.

 

Dettagli

In foto:

Les Cuisses à l’écart du coeur
(cor. V. Brunelle)
© (in aggiornamento)

Pour tout l’or du monde
(cor. O. Dubois)
© Jacky Ley

Lu Carmella
(cor. M. Shani e R. Amit)
© Kfir Bolotin


IN COPERTINA
un particolare di
Les Cuisses à l’écart du coeur


Top of the Pop. Gender Bender Festival 2010
Bologna dal 30 ottobre al 6 novembre 2010

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