Ti racconto l’Italia. Shanghai, Expo, Padiglione Italia

di Marica Guccini // pubblicato il 22 Settembre, 2010

Ogni giorno 40.000 persone, per un totale di 80.000 piedi, affrontano ore e ore d’attesa (all’incirca 3-4) per poter accedere al Padiglione italiano dell’Expo di Shanghai, numeri che rendono possibile la proiezione finale di un afflusso che superi i 7.000 visitatori. Lo stesso successo è stato alla base della vittoria dell’Expo Cup da parte dello stesso Padiglione, come ci ha raccontato Cinzia lo scorso luglio.

Cosa spinge e motiva tutti questi visitatori?
Secondo quanto riportato dalle notizie ufficiali il pubblico apprezza principalmente il concept in grado di raccontare in maniera fruibile e interattiva il panorama delle eccellenze italiane.
Tuttavia per gli italiani in visita la sensazione, penso di poter dire piuttosto diffusa, è quella straniante di vedere il proprio paese e la propria quotidianità dal punto di vista dell’osservatore esterno. Per di più tra questo osservatore e l’allestimento che gli viene proposto, stanno gli sguardi sbigottiti di milioni di occhi dai tagli diversi, ammirati e affascinati da quanto difficilmente riusciranno a vedere di persona.
L’esperienza, almeno per chi scrive, ha permesso di riscoprire e riflettere (nonostante l’infinità di kilometri di distanza) sulla propria terra d’origine se non di appartenenza, sulle identità sulle quali si fonda e su quali siano i canali preferenziali percepiti dalle persone che non vivono questi tratti come la quotidianità. L’esito di tali riflessioni è del tutto personale e sicuramente interesserebbe poco il lettore, tuttavia credo di poter certamente affermare che chi cerca e legge queste pagine, condivida la stessa passione per l’arte di noi tutti, lo stesso sentirsi identificati da questa e convinti che sia parte integrante e base imprescindibile di ciò che può essere definita "italianità". Pertanto potrà giustificare l’occhio di riguardo che avrò per quest’aspetto.

Il tema di quest’edizione dell’Expo è noto “Better City, Better Life”, il Padiglione Italiano s’incentra su “La città dell’uomo” laddove in questo connubio viene espressa l’intima connessione tra i due ambiti e come l’uomo da sempre, soprattutto nella nostra tradizione, si sia identificato e espresso pienamente negli ideali e nella strutturazione della città, intesa sia come luogo fisico che come polis, comunità dei cittadini.

7.800 mq di superficie totale per 18 metri di altezza suddivisi in tre piani (è il secondo padiglione più grande dell’Expo, dopo quello cinese), rendono concreto il progetto curato dall’architetto Giampaolo Imbrighi e Associati, dove l’uomo può tornare ad essere protagonista grazie a quel concetto di vivibilità che assume negli intenti un ruolo predominante. Il Padiglione rappresenta una vera e propria città in miniatura che rimanda a quella che la ospita, Shanghai, e al famoso gioco che ne prende il nome, riprodotto idealmente nel reticolo dell’edificio che vuole simulare gli spazi d’aggregazione sociale propri delle nostre città: le piazze, i vicoli e i piccoli borghi. Il tutto coniugato all’innovazione e all’uso di materiali eco-compatibili che possano permettere (e ce lo auguriamo!) di continuare a mantenere alta la “capacità italiana del saper vivere”.
Regionalismo e tradizione urbana non sono quindi dimenticate da un progetto che non si ferma, appunto, solamente alla tradizione, ma si apre al futuro utilizzando ad esempio il cemento trasparente, un materiale poliedrico di recente invenzione. La superficie del Padiglione, in parte diafana in parte trasparente, permette percezioni diversificate dell’ambiente esterno dall’interno e viceversa, mentre la sua struttura modulare pensata per essere eventualmente ricostruita in dimensioni ridotte in un'altra parte della città, rimarca ulteriormente la densità di forme diverse, tasselli di quel mosaico che crea la combinazione dell’“uno” italiano. 

All’ingresso ad accogliervi è un grande spazio aperto, tramite una parete a vetro, alla visione dell’esterno. A permettervi l’accesso al mondo italiano è la riproduzione in scala 1:2 del Teatro Olimpico di Vicenza. Oltrepassato il varco una serie di ambienti di dimensioni e forme diverse fungono da scenari per opere d’arte, manufatti e oggetti che hanno reso noto il saper vivere italiano.
Se talvolta vi troverete davanti a opere tra le più note, non mancherete tuttavia di essere stupiti in molte altre occasioni scoprendo pezzi di altissimo valore solitamente non appagati dalla stessa fama che, intanto, sottolineano l’importanza dell’artigianato italiano e come le più grandi creazioni siano frutto dell’incontro tra creatività e abilità tecnica, quindi anche tra ingegno e industria.

Al centro di questa ricostruzione del nostro mondo in terra d’Oriente, la protagonista è la grande corte interna. Qui arte, musica, moda abitano il luogo principe dello spazio pubblico della città dove le persone si incontrano, si mettono in mostra e si godono i piaceri del vivere in comune. 

Ancora un’impressionante riproduzione sempre in scala 1:2, questa volta della gigantesca cupola del Duomo di Firenze, oltre a connotare la corte marca l’accesso, attraverso la scala mobile che l’attraversa, al piano superiore. A parete uno stralcio di una delle "Piazze d’Italia" di De Chirico richiama il nesso intimo che lega l'artista alla città toscana (e recentemente celebrato da una grande mostra) dove per la prima volta, appena ventunenne, ebbe quella "rivelazione" che cambiò la sua arte.

Alcuni manichini a dimensioni ingrandite e vestiti dai maggiori stilisti italiani, marcano ulteriormente l’atmosfera metafisica di questo spazio emblematico della situazione dell’uomo contemporaneo.
Magica infine la visione di quell’orchestra colossale, priva delle persone ma resa viva solo dalla musica, che campeggia appesa all’ultima e più grande parete dell’ambiente, richiamando alla mente le immagini dei nostri meravigliosi teatri italiani. 

Un ultimo immancabile accenno al cibo, altra meraviglia invidiata da molti, protagonista della sala adiacente alla grande piazza dove continua l’atmosfera straniante ma coinvolgente della precedente e dove, alzando gli occhi, potrete trovare sopra di voi un magnifico campo di grano!

Tuttavia ci piace anche sottolineare come ci siano ancora margini per migliorare e come, a parer nostro, si sarebbero potuti apportare anche altri accorgimenti. Ad esempio affiancare personale italiano a quello cinese vestito da una nota casa di moda del Bel Paese, non sarebbe stato male! 

Dopo avervi parlato diffusamente del Padiglione italiano desidero lasciarvi all’interessante intervista che abbiamo avuto il piacere di fare alla Dott.ssa Irene Falck che, in quanto membro della Commission of Italy for Shanghai World Expo 2010, ha avuto parte essenziale nella scelta delle opere d’arte.

Prima voglio solo anticiparvi la nascita, da domani, di una nuova rubrica che Arte e Arti vuole dedicare al “Made In...”.
Dopo aver parlato diffusamente del “made in Italy”, ci è parso doveroso iniziare questo nuovo percorso scoprendo le eccellenze del paese ospitante l’Expo, la Cina.
Da Domani fino alla fine dell’evento il 31 ottobre, Elisa ci accompagnerà alla scoperta degli stralci di originalità ormai nascosti (ma ancora presenti per chi sa cercare), echi di un’antichissima e densa civiltà e protagonisti del vero “made in China”. Nulla a che fare con il fake quindi!

E ora la parola alla Dott.ssa Irene Falck:

- Considerando quanto vivere all'italiana abbia significato da sempre, oltre che nella realtà anche nell'immaginario collettivo extraitaliano, vivere in mezzo all'arte tra le tante opere che la nostra Penisola custodisce, come si è proceduto in questo senso nella scelta delle opere d'arte rappresentative del nostro territorio?

La scelta delle opere d’arte ha coinvolto un importante comitato d’indirizzo di esperti del settore che ha preferito affiancare a capolavori universalmente acclamati, opere per la prima volta esposte o ancora poco conosciute.
Il Maestro settecentesco Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto e il grande scultore manierista Benvenuto Cellini rischiarano il percorso espositivo alla stregua di sei pregiatissimi Paliotti d’Altare, normalmente custoditi in conventi appartenuti a tre ordini religiosi diversi: teatini, gesuiti e francescani, ed esposti un’unica volta a Palazzo Ruspoli nel 2009 in una mostra dedicata ai tessuti d’arte del patrimonio del Fondo edifici di culto. Si tratta inoltre di un tentativo di superare la ripartizione classica tra Arti Minori e Arti Maggiori e celebrare la manifattura italiana tout court che prende le mosse dalle maestranze tardo manieriste dei corallari trapanesi per giungere agli artigiani contemporanei, che mettono in mostra la propria arte in un’ampia teca in vetro.
I preziosi manufatti e i maestri artigiani esibiscono la maestria artigianale che contraddistingue il nostro Paese, dimostrando ancora una volta che le più grandi creazioni sono frutto dell’incontro tra creatività e abilità tecnica, tra ingegno e industria.
La distinzione tra le diverse arti svanisce quando i paliotti d’altare sono affissi come se fossero dipinti, il modello ligneo del Teatro Massimo è apprezzabile nella sua tridimensionalità e il Perseo è mosso da un abile gioco di luci.

- In che modo e perché si è scelto di contrapporre, nella prima parte del percorso, opere d'arte contemporanee (Burri, Capogrossi, Fontana, Consagra) alle invenzioni che hanno fatto "muovere l'Italia" nel tempo (un modello perfettamente funzionante di Isotta Fraschini, una motocicletta Aprilia..)? Inoltre perché proprio questi artisti?

"Noi facciamo delle opere dirette anche a gente che lavora in questa società, che ha a che fare con le macchine, che lavora con i calcolatori, che guida automobili, che quindi vuole avere esperienza di qualche cosa di assolutamente diverso."(Alberto Burri, Marcatré, Roma, 1968)
Credo che questa citazione di Alberto Burri riassuma perfettamente l’atteggiamento che gli artisti di maggior rilievo della metà del XX secolo riservarono allo sviluppo tecnologico e alla modernità.
L’inconfondibile “forchettone” capogrossiano rappresenta il segno peculiare dell’artista e allo stesso tempo un linguaggio primordiale che richiama alla mente gli ideogrammi cinesi e la loro affinità a un linguaggio artistico chiuso in sé stesso.

- La riproduzione del meraviglioso Teatro Olimpico di Vicenza accoglie il visitatore quasi come una portale che permetta l'accesso al mondo italiano. Come mai per rispondere a questa funzione si è scelto proprio un teatro e non altre strutture architettoniche (archi, portali..) che solitamente risultano più vicine a quest'uso?

Il percorso espositivo mette in scena una narrazione.
Il visitatore è protagonista di questo racconto che si dispiega di fronte ai suoi occhi e che lo conduce in un susseguirsi di arte, industria e design.
Come sottolinea lo scenografo, nonché curatore, Giancarlo Basili: “l’idea espositiva nasce dalla scelta di guidare il visitatore non con un linguaggio verbale e didascalico, ma visivo e sensoriale (…), mescolando le varie arti.”
Il boccascena del Palladio, che coniuga il passato glorioso dell’Antica Roma all’ingegno rinascimentale, fa da preludio a un percorso che alterna innovazione tecnologica passata e presente, facendo eco alla credenza medievale che la conoscenza è anche proiezione nel futuro della cultura e della sapienza dei grandi del passato poiché “siamo come nani sulle spalle dei giganti”. (Bernardo di Chartres)

-Personalmente trovo molto interessante il modo in cui è stata strutturata la corte interna principale. Accostando la grande cupola fiorentina allo stralcio di una delle Piazze d'Italia di De Chirico, richiamando il nesso intimo che lega l'artista alla città dove per la prima volta, appena ventunenne, ebbe quella "rivelazione" che cambiò la sua arte, si è voluto rimandare alle numerose celebrazioni e alla grande mostra fiorentina conclusasi lo scorso luglio? Inoltre i grandi manichini sembrano rimarcare ulteriormente l'atmosfera metafisica di questo ambiente facendola diventare rappresentativa della situazione italiana. A cosa è dovuta questa scelta?

Gli algidi manichini, alti quasi quattro metri, sono vestiti dai più importanti stilisti italiani e si stagliano su una porzione del dipinto Enigma di un giorno di Giorgio De Chirico, entrando a far parte della composizione. La riproduzione musiva alta 19 metri di una Piazza d’Italia è un chiaro omaggio all’Arte Metafisica che celebra nel 2010 i cento anni dalla nascita del movimento culturale. Il paesaggio straniante richiama a sé la figura dell’uomo contemporaneo che diviene ancora una volta parte integrante dello scenario metafisico.

-Interessante la scelta di esporre i Paliotti d’altare per mostrare le architetture italiane, può motivarmi questa scelta?

I Paliotti d’altare o paliotti architettonici seicenteschi mostrano, grazie a preziosi intarsi di grani di corallo, sete policrome e filamenti d’oro e d’argento, interessanti scorci prospettici che si rifanno a disegni preparatori forniti da architetti siciliani e rielaborati da abili artigiani del tempo.
Il paliotto architettonico proveniente dalla chiesa di San Giuseppe dei Teatini, ad esempio, recupera la facciata del collegio teatino di Messina, progettato dall’architetto barocco Guarino Guarini, e andato distrutto con il terremoto del 1908, costituendo non solo un capolavoro d’arte ma anche un’importante testimonianza storiografica.

 

Dettagli

Didascalie immagini:

© by Arte e Arti Associazione Culturale
Foto Marica Guccini

  • Foyer d’ingresso al Padiglione, particolare del bassorilievo che riproduce il tema del Padiglione "Città dell'Uomo: vivere all'italiana" in diverse lingue, insieme all'ideogramma cinese che rappresenta la felicità “fu”.
  • Visione dall’alto del Foyer d’ingresso al Padiglione con scorcio del Teatro Olimpico di Vicenza, Palladio 1585.
  • Riproduzione del Teatro Olimpico di Vicenza, Palladio 1585.
  • Veduta della corte interna “The joy of living”.
  • Veduta della corte interna “The joy of living”, particolare della cupola del Duomo di Firenze.
  • Veduta della corte interna “The joy of living”, particolare del mosaico raffigurante Enigma di un giorno di Giorgio De Chirico, 1914
  • Veduta della corte interna “The joy of living”, particolare dell’orchestra.
  • "A bite of Italy", soffitto.
  • Corte interna “The joy of living”, particolare dei manichini vestiti dai maggiori stilisti italiani.
     

IN COPERTINA
Veduta della corte interna “The joy of living”.

Mappa

Dove e quando

  • Fino al: - 31 Ottobre, 2010
  • Indirizzo: Padiglione Italia, Expo Shanghai
  • Sito web

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