“Ti ascolto” e la maternità emergente
di // pubblicato il 03 Marzo, 2011
Torna sulla scena letteraria Federica De Paolis con il suo terzo romanzo, Ti Ascolto, il primo con la casa editrice Bompiani. L’idea guida è semplice ma non banale: per un guasto tecnico, il telefono di casa del protagonista, Diego Tribeca, intercetta le telefonate degli inquilini del palazzo. Indisturbato, Diego si fionderà ad ogni trillo per divorare con le orecchie le conversazioni di persone senza volti. In questo modo scopre storie diverse, intense e profonde: Marta alle prese con un tumore al seno, Pietro ed Agnese con la loro crisi di coppia, Giulia l’adolescente troppo magra e Stefano con le sue mille partite a Scarabeo e mille amanti. Spinto da una costante curiosità Diego s’immergerà sempre più a fondo, fino a conoscere e a far parte della vita delle persone che ascolta.
La narrazione s’adagia sul filo telefonico: le parole del protagonista s’alternano alle telefonate. Il personaggio di Diego è chiaramente marcato dall’area semantica dell’udito. Egli si definisce ed è definito in relazione al suo ascolto. Questa preminenza viene anche sottolineata dalla parzialità della vista: a causa d’un problema fisico temporaneo, Diego può guardare solo da un occhio. Ma l’utilizzo delle telefonate si tramuta presto in un semplice strumento narrativo. All’ascolto del mondo esterno, corrisponde una più espressiva indagine di se stesso e le conversazioni rubate si sostituiranno agli incontri fisici con le persone ascoltate (che mai sapranno d’essere state udite).
Ed è proprio nelle relazioni tra Diego e gli altri personaggi che trova nutrimento la linfa del romanzo, ovvero il tema della maternità e del rapporto tra madre e figlio. Per cogliere questo aspetto, tre sono i punti principali da evidenziare e che progressivamente fanno emergere la figura della madre.
Innanzitutto l’importanza narrativa dei personaggi femminili è nettamente schiacciante su quella dei personaggi maschili. Una rappresentazione palese può essere individuata nei rapporti tra Diego e gli altri personaggi maschili legati alle sue amicizie femminili. Gli “altri maschi”, saranno freddi, distanti ed ostili col protagonista.
Secondariamente, l’azione narrativa è scandita dai rapporti che Diego intercorre con le donne. Il romanzo potrebbe facilmente essere diviso in parti, in sezioni, nella quali una figura femminile prevale sulle altre. Ed ecco che progressivamente Marta, Agnese, Irene, Giulia e Sonia s’amalgamano alla figura del protagonista. Un esempio emblematico di questa intimità è rappresentato dalle confessioni in rapida successione che tre personaggi femminili, Irene, Marta ed Agnese, rilasciano al protagonista.
Terzo punto, tutti i personaggi femminili hanno rapporti problematici con le loro madri o si confrontano con la maternità. Attraverso questa caratteristica, l’autrice ha creato una rete sotterranea comune che sorregge il romanzo. Progressivamente, puntellata su quella rete, acquista importanza la figura della madre che coglierà piena centralità dalla metà del libro in poi, in particolare con i rapporti tra Diego e sua sorella Sonia.
Se i personaggi si presentano forti e marcati da un filo che, inizialmente sotterraneo, emerge prepotentemente, alcune storie risultano deboli ed accessorie. La relazione tra Irene e Stefano, ad esempio, sembra creata per sostanziare la narrazione generale, ne arricchisce la struttura e non il contenuto, tant’è che si dissolve completamente e la sua relativa evoluzione si riduce a qualche cenno finale. Anche la storia di Marta, profonda e coinvolgente all’inizio, viene quasi improvvisamente soppiantata dal rapporto tra Diego ed Agnese, il motore narrativo più forte del romanzo, senza apparenti effetti verosimili nei personaggi.
Rimane tuttavia la forza evolutiva dell’opera: dalle iniziali telefonate rubate, il protagonista scava dentro se stesso. Il vuoto iniziale, il suo costante scappare, i due anni aggiunti, le sue morbosità inconsapevoli, trovano risposta in ciò che sottende tutta la trama e che spunta metaletterariamente dalle sue stesse parole: “Le mani vanno da sole a scrivere questa assurda storia. Aiutato dalla mail che giornalmente spedisco […], l’oggetto è sempre lo stesso. Nostra madre”.