The road - La strada

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 18 Giugno, 2010

Un’immane apocalisse dalle origini imprecisate ha stravolto l’intero pianeta, ogni specie animale si è estinta, vegetazione e cibo sono scomparsi, gli alberi continuano a cadere a terra a ogni scossa di terremoto in un’atmosfera perennemente grigia, sotto un cielo assediato di nuvole e piogge insistenti. Ogni umana struttura sociale è scomparsa, non c’è più l’elettricità e i pochi superstiti vagano solitari nel terrore dei propri simili, affamati e disperati in questa lenta agonia della civiltà. La spinta naturale alla socializzazione insita nell’essere umano ha lasciato il posto a un’angoscia sottile e persistente, espressa dal desiderio di non incontrare nessuno sulla strada.

Un uomo e un bambino, padre e figlio, attraversano questo mondo distrutto, puntano verso sud nel tentativo di arrivare al mare e nella speranza di ricongiungersi ai propri simili, “i buoni” come semplicemente li chiama il bambino, quelli che nonostante la situazione disperata non hanno rinunciato alla loro umanità. Non è casuale se proprio come la peggior razza di belve, gli individui riuniti in branco hanno abbracciato la pratica del cannibalismo, mentre restano fedeli al tabù di non nutrirsi con la carne dei propri simili solo coloro che sopravvivono in solitudine.

In un mondo devastato dove non esiste più niente, ogni barlume d’umanità si perde nella spietata lotta per la sopravvivenza e il bambino sembra l’unico depositario d’una residua capacità d’immedesimarsi nell’altro, riconoscendo il proprio simile e la sua paura analoga alla propria. Il padre pronto ad ogni azione per proteggere il bambino, da chi guardandolo vede in lui solo un pezzo di cibo, esprime il desiderio di trascendenza elevando il figlio a incarnazione vivente di Dio, coltivando la fede nella sua salvezza in un mondo brutale dove fede non c’è.

Quando il padre, temendo un approssimarsi della sua fine, tenta d’indurire il bambino che ancora si ostina a coltivare empatia per le disgrazie dei suoi simili, il piccolo alzando la voce rivendica la sua responsabilità sul futuro e il suo diritto/dovere a preoccuparsi del destino dell’altro. Al padre che teme, vedendo l’umanità del figlio come debolezza fatale e vorrebbe educarlo all’indifferenza, rimproverandolo perché “non imparerà mai!” il bambino con determinazione risponde “io non voglio imparare!

Alcuni flashback che popolano il film mostrano la madre del ragazzo. I momenti felici prima dell’apocalisse sono i ricordi a cui si attacca il padre per sopravvivere spiritualmente alla distruzione, fisica e morale, che lo circonda. Il bambino è nato in questo mondo già stravolto dalla catastrofe, assistiamo perciò al rifiuto della donna che non vorrebbe più metterlo al mondo, rivelando la sua straziante incapacità d’accettare la mancanza di un futuro da offrire a suo figlio. Attanagliata dal terrore che chiunque sia rimasto là fuori, un giorno arriverà a violentarla, ucciderla e divorarla insieme al bambino, la madre una notte se n’è andata semplicemente per morire da sola, da qualche parte nell’oscurità.

The road rappresenta un viaggio nello spirito umano, una celebrazione della volontà insopprimibile di vivere, ma soprattutto la struggente storia d’amore tra un padre e un figlio. Tratto dall’omonimo romanzo di Cormac Mc Carthy vincitore del premio Pulitzer, con Viggo Mortensen nel ruolo dell’uomo protagonista e lo straordinario dodicenne Kodi Smit-Mc Phee nei panni del bambino, l’amore tra padre e figlio è raccontato con una tale delicatezza, come un sentimento talmente puro, da risplendere ancor di più nella cornice di un mondo devastato. Il film concretizza sullo schermo tutte le paure che ogni genitore ha per la sorte del proprio figlio, la paura di ciò che sarà quando la morte t’impedirà di continuare a proteggerlo, la paura d’abbandonarlo al mondo che specularmente è la stessa paura d’essere abbandonati. Paura e desiderio di paternità come fine della libertà psicologica dell’individuo che non ha più solo da provvedere a se stesso.

I motivi che hanno portato il mondo alla rovina non sono volutamente definiti, ma basta guardare la nostra attualità per capire che il genere umano è destinato all’estinzione e se non sarà il riscaldamento globale a decretare la fine del nostro mondo, sarà l’inquinamento ambientale o qualsiasi altro difficile problema, tra tutti i disastri che l’uomo ha creato nel pianeta e non sembra in grado di affrontare con la dovuta determinazione e serietà. L’essere umano incosciente e inconsapevole che stupidamente continua a sprecare risorse impunemente, anteponendo spesso questioni d’interesse economico al dovere etico di salvaguardia dell’ambiente, è il cancro inesorabile del nostro pianeta.

Mettendo in scena l’abisso in cui può precipitare l’essere umano, il film pone questioni etiche come il limite del consentito per la sopravvivenza, l’eccessivo desiderio di vendetta verso chi per bisogno ha tentato di sottrarre ciò che non ha e l’infierire inutile dopo la riconquista degli oggetti. L’episodio con il ladro è ricco di straziante umanità e il postumo porre abiti, insieme a una scatoletta di cibo, sul luogo dell’incontro è metafora di come le nostre azioni dovrebbero essere ponderate prima, perché potrebbero rivelarsi irreparabili poi.

Quarto film del regista John Hillcoat, The road è il primo ad essere distribuito nelle sale italiane, dopo che il precedente, meraviglioso, western d’ambientazione australiana La proposta è uscito da noi direttamente in dvd, mentre i due suoi primi lungometraggi restano ancora a tutt’oggi inediti in Italia. Ambientato negli Stati Uniti d’America, il regista ha impiegato un anno alla ricerca di luoghi abbandonati o colpiti da disastri naturali negli States dove girare il film, perché per dare maggior realismo alla narrazione gli effetti digitali impiegati per ricostruire l’apocalisse sono stati ridotti al minimo, spesso utilizzati solo per togliere colore alle immagini di un mondo coperto dalla cenere.

L’interazione tra l’uomo e il ragazzo è la cosa che porta avanti la storia e pone il film di Hillcoat a un livello superiore rispetto alle innumerevoli pellicole ambientate in un post apocalisse, l’intento diffuso e prettamente commerciale di attaccare lo spettatore allo stomaco in questo genere di pellicole lascia il posto ad un’analisi più introspettiva dei personaggi, pur non mancando situazioni di tensione che regalano brividi improvvisi. Obiettivo del film, come del romanzo da cui è tratto, è quello di mostrare il danno emotivo inflitto alle persone dalla catastrofe globale, il rifiuto della madre a prendere atto del nuovo stato di cose e il suo non accettare che la sopravvivenza possa sostituire l’esistenza, sono chiara espressione di questo male dell’anima.

La storia raccontata da The road è indubbiamente triste, per mesi dalla presentazione all’ultimo festival di Venezia c’è stata forte incertezza sulla sua distribuzione in Italia perché ritenuta una pellicola troppo deprimente, ma in realtà attraverso la figura del bambino, che incarna perfettamente la metafora di speranza per un’umanità che non si arrende alla brutalità, il film è portatore di un messaggio positivo. L’amore reciproco tra un padre e un figlio può redimere un’umanità allo sbando, certamente responsabile in parte della distruzione che si è abbattuta sul pianeta e il coraggio del romanzo nell’esplorare gli abissi più spaventosi della natura umana, può essere incentivo alla riflessione per un uso consapevole delle risorse.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: The road
  • Regia: John Hillcoat
  • Con: Viggo Mortensen, Kodi Smit-Mc Phee, Charlize Theron, Robert Duvall, Guy Pearce, Michael Kenneth Williams, Garret Dillahunt, Molly Parker, Brenna Roth, Jeremy Ambler, Bob Jennings, Agnes Herrmann, Buddy Sosthand, Kirk Brown, Jack Erdie, David August Lindauer, Gina Preciado
  • Soggetto: Cormac Mc Carthy dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: Joe Penhall
  • Fotografia: Javier Aguirresarobe
  • Musica: Nick Cave, Warren Ellis
  • Montaggio: Jon Gregory
  • Scenografia: Chris Kennedy
  • Arredamento: Robert Greenfield
  • Costumi: Margot Wilson
  • Produzione: Paula Mae Schwartz, Steve Schwartz e Nick Wechsler per 2929 Productions e Chockstone Pictures
  • Genere: Drammatico
  • Origine: USA, 2009
  • Durata: 112’ minuti

 


DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- Padre e figlio attraverso un mondo distrutto
- L’uomo e il bambino in marcia
  con i loro averi
- Kodi Smit-Mc Phee è il bambino / Viggo
  Mortensen è l’uomo / Michael Kenneth
  Williams è il ladro
- Il regista John Hillcoat e Kodi Smit-Mc Phee
  a Venezia 2009 / Un ricordo felice dell’uomo