The Rashid Karami Tripoli International Fair Complex

di Amici in Visita // pubblicato il 30 Gennaio, 2011

di Marco Giachetti -

Una recinzione malmessa ci conduce ad un gabbiotto di guardia da cui si può accedere, tramite richiesta scritta o disperate suppliche al portiere, al complesso fieristico di Tripoli ad oggi in stato di abbandono. Entrare al The Rashid Karami Tripoli International Fair Complex, opera del celebre architetto Brasiliano Oscar Niemeyer, è al tempo stesso come fare un salto nel passato mentre si assapora il futuro di questo paese. Il Libano si osserva dentro i riflessi dei numerosi specchi d’acqua e nelle strutture presenti all’interno della fiera, un luogo che emana un’energia e una potenzialità pronte ad ergersi al cospetto della linea di confine tra occidente e oriente mentre una strana quiete accompagna il nostro girovagare all’interno del complesso fieristico. Il cemento armato si impossessa delle forme geometriche primordiali, la sfera, il disco, la piramide, l’arco, così come dell'orizzonte e della verticalità, sembra di assistere alla posa di atleti pronti a gare olimpiche della Grecia antica, un preludio al movimento che si genererà con i visitatori dello spazio.

La fiera cominciò il suo iter realizzativo nel 1963 in un momento favorevole all'economia libanese e con un presidente, Fuad Chehab, uscito dalla crisi economica del '58 con grandi ambizioni di crescita per il paese, ma nel 1975 si abbandonò la conclusione dei lavori a causa della guerra civile.
Lo scopo della fiera era quello di individuare e di illustrare la vasta gamma di prodotti arabi e in particolare libanesi al panorama internazionale, informare dei progressi compiuti nel campo industriale, riaprire i grandi scambi commerciali con il mondo intero e incoraggiare gli investitori stranieri a sviluppare strutture sul territorio libanese.
Il sito, una striscia di terra di forma ellittica, si trova a 15 km dal quartiere centrale degli affari di Tripoli e a circa 600 metri dalla spiaggia, una superficie di "mezzo" di circa 100 ettari che guarda il mare ad occidente e al fulcro economico della città ad oriente con lo scenografico sfondo delle catene montuose del Monte Libano.
Il taglio orizzontale del portico d’ingresso ingloba, oltre ad una struttura d’accoglienza e servizio per compratori e visitatori, la dimensione prospettica dello spazio espositivo e lo inquadra nel contesto urbano circostante, il calcestruzzo a faccia vista con cui è realizzato è preludio della presenza e della forza dirompente di questo materiale all’interno della fiera, simbolo di un periodo storico e del suo progettista. Passata questa sorta di soglia sensoriale sulla sinistra si trova il Main Exhibition Space, questo enorme spazio espositivo è caratterizzato da una copertura a forma di boomerang che invita lo sguardo del visitatore alla percezione di tutto lo spazio espositivo, dalla pensilina d’ingresso all’arco scenografico sullo sfondo.

L’intenzione di Niemeyer, come nelle grandi esposizioni universali del XIX secolo, era quella di riunire tutte le nazioni presenti all’expo in un unico padiglione. La copertura del Main Space si estende per 640 metri di lunghezza e 70 di larghezza ed è sostenuta da due file di colonne poste a 45 metri l’una dall’altra e con interasse di 17 metri. La luce penetra nello spazio espositivo verticalmente dalle aperture a tetto a forma di occhio e orizzontalmente dalla vetrata continua che delimita la struttura ad est.
Sulla sinistra rispetto a questo spazio espositivo, in posizione distaccata, si trova la base di quella che doveva divenire la Guest house, una struttura a stecca con piano rialzato in cui un grande spazio centrale fungeva da luogo distributivo delle funzioni di ospitalità riservate a questa strutturata, mentre la vicinanza con il mare, il mediterraneo, avrebbero caratterizzato una copertura d' ispirazione bungalow mediterranei.
Nella zona centrale del parco si trova Il Padiglione libanese moderna interpretazione di Niemeyer dell’architettura del paese ospitante in aperto dialogo con il coevo Palácio Itamaraty di Brasilia. Vi si accede tramite una rampa che permette di supera uno specchio d'acqua che circonda il perimetro della struttura, il visitatore si trova ad attraversare una linea di confine tra la dimensione pubblica dell'expo e quella privata della casa libanese, si accede ad un ambulacro a livello leggermente rialzato definito all'esterno con archi di luce, interpretazione dell'arco libanese. All’interno dello spazio un’altra rampa porta ad un livello superiore, luogo di intima osservazione sugli eventi che lo circondano, mentre al piano inferiore si ha la zona dei sevizi discreta e appartata.
Attraverso le aperture del padiglione si nota emergere dal verde del parco una cupola guscio in cemento. La struttura, il cui ingresso è scandito da quattro aperture situate sui punti cardinali, è il teatro sperimentale espressione dell'architetto brasiliano di spazio scenico flessibile a rotazione circolare per un pubblico di mille persone.

Entrati l'atmosfera e i sensi sono catturati da un'acustica che produce un'amplificazione di suoni, il visitatore s’immerge in un nuovo piano emotivo con la percezione di essere nel ventre di un organismo vivente. Su di un lato una scalinata conduce al piano seminterrato dove si trova l'atrio del teatro ma l’attenzione è catturata da quello che è rimasto incompiuto, i ferri della struttura in cemento armato che come radici cercano l'appiglio per terminare la loro funzione. 
Uscendo dal teatro il percorso ci porta alla Helicopter Platform un'opera espressione del concetto " fiore che sboccia" che troverà nel Museo di Arte Contemporanea di Niteroi, Brazile 1991/96 la sua espressione massima. Continuando il nostro cammino lo studio delle forme passa attraverso la piramide con base a forma di stella per concludersi, attraverso una monumentale rampa, al teatro aperto il cui ingresso è definito da un esile struttura ad arco esaltazione del primo elemento a linea curva nella storia dell'architettura e simbolo della tensione di un mondo proiettato verso il moderno.
Lo stesso Niemeyer ha scritto: ''Non è l'angolo retto che mi attrae, e nemmeno la linea retta, dura, inflessibile, creata dall'uomo. Ciò che mi attrae è la curva libera e sensuale. La curva che incontro nelle montagne e nei fiumi del mio paese, nelle nuvole del cielo, nelle onde del mare, nel corpo della donna preferita. Di curve è fatto tutto l'universo. L'universo curvo di Einstein.''

The Rashid Karami Tripoli Fair doveva essere demolita per far spazio ad un parco giochi in stile disneyano ma per fortuna è nata un'associazione in difesa della struttura che, grazie al World Monuments found (WMF) e alla libanese APISAD, ne ha bloccato il processo di conversione. Terminare questa opera con i principi con cui è stata concepita e renderla fruibile ai libanesi come ad ospiti internazionali indicherebbe il segno di cambiamento che si percepisce viaggiando e parlando con la gente di questo paese, vorrebbe dire creare una chiave di apertura per quelle porte che ancora delimitano la linea di confine tra occidente e oriente.

 

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Foto © Marco Giachetti, 2011

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Dove e quando

  • Indirizzo: Tripoli (Trablus) – Libano