The housemaid - la domestica
di // pubblicato il 27 Maggio, 2011
Thriller elegante e raffinato, erotico e sensuale, The housemaid nasconde nei canoni del film di genere un cuore fortemente politico. Sesto film del regista sudcoreano Im Sang-soo, ma solo secondo a essere distribuito in Italia dopo La moglie dell’avvocato, ufficialmente è il rifacimento in chiave contemporanea di un’opera con lo stesso titolo, fondamentale nel cinema sudcoreano degli anni ’60.
In realtà la sceneggiatura è stata completamente riscritta e si può considerare un rifacimento solo in teoria. La differenza più importante è l’adozione del punto di vista femminile, nel 1960 protagonista era un uomo borghese, preoccupato per la tranquilla facciata perbenista della sua vita, minacciata dalle conseguenze delle sue azioni; al centro del nuovo film invece c’è una ragazza e l’uomo è un miliardario ricchissimo a cui l’arroganza del denaro inibisce ogni pubblica vergogna.
In entrambi i casi si tratta di un’analisi della società sudcoreana del proprio tempo, la falsa integrità della borghesia, bersaglio della prima versione, ha lasciato il posto a una riflessione sullo strapotere economico del capitale che domina politica e società attuali.
Euny, una giovane senza famiglia che divide una stanza con un’amica, un giorno viene contattata da una governante, la signora Byung-shik, che le offre un lavoro come domestica nella casa del ricco e potente uomo d’affari signor Hoon.
La signora Hera moglie del padrone sta aspettando due gemelli e lei dovrà svolgere soprattutto compiti di bambinaia, prendendosi cura degli eredi in arrivo e di Nami, primogenita della coppia.
La ragazza sarà accolta da tutti con estrema gentilezza, anche perché come le confessa la piccola Nami col candore della sua giovane età, il padre le ha insegnato a essere gentile con i sottoposti perché “sembra un gesto di rispetto, ma in realtà ottieni di più!”
Una notte il signor Hoon tenta un approccio sessuale con l’ingenua Euny e la ragazza, senza troppe resistenze, ne diventa l’amante. Gli equilibri fondamentali dell’intera casa saranno messi in crisi e una spietata lotta di potere, che vedrà coinvolte quattro donne, sarà innescata all’insaputa del maschio dominante.
Con un occhio al cinema di sir Alfred Hitchcock, per sua stessa ammissione, Im Sang-soo cita apertamente, omaggiandoli, film come Rebecca - la prima moglie o Il sospetto, aggiungendovi quell’erotismo esplicito che al Maestro inglese, dati i tempi e una morale comune più rigida, era consentito solo suggerire.
La macchina da presa scivola sensuale sui corpi nudi degli amanti, raggiungendo nelle poche, raffinate, scene di amplessi una forte carica erotica, utile esca per attrarre pubblico al cinema e raccontare poi il dramma della moderna società. Portando in scena uno di quei miliardari che da dietro le quinte domina e corrompe il potere politico, al fine di perseguire i propri interessi, il film critica il potere imperante del denaro a dispetto di ogni etica morale.

Il personaggio protagonista, la giovane Euny, è in realtà l’unica figura davvero libera della storia, perché nonostante lo svolgersi degli avvenimenti è la sola indifferente al fascino del denaro. Il film è un invito esplicito a non accettare la ricchezza come valore che guidi le nostre vite. Nel rappresentare la ribellione della ragazza allo stato delle cose, The housemaid mostra la società sudcoreana attuale dominata da una ristretta oligarchia di ricchi uomini d’affari. Una radiografia di questo mondo globalizzato esportabile ad altre latitudini, anche europee, dove l’apparenza di una democrazia partecipata dai cittadini si risolve in pratica nel dominio atrraverso il denaro dei pochi sui molti.
Allo scopo di mostrare questi mondi separati, magari limitrofi ma eticamente distanti, che spesso non sospettano neppure l'esistenza l'uno dell'altro, tutto il film è come se fosse racchiuso tra due parentesi, una sequenza iniziale nel caos notturno di un affollatissimo quartiere popolare e una finale con i personaggi protetti nel lusso del loro giardino privato.

Per quanto la figura maschile di Hoon possa apparire inconsistente al comando, perché inconsapevole della battaglia che infuria tra le sue mura domestiche, egli è l’incarnazione stessa del potere a cui le donne si sottomettono per mantenere lo status sociale conquistato, col denaro o con la procreazione di eredi.
Solo Euny si ribella e con la sua sottile vendetta, dal sapore squisitamente orientale, pianterà un seme nella piccola Nami, la speranza che crescendo possa sottrarsi alla logica di quel mondo che conosce solo profitto e prevaricazione.

Presentato in anteprima nazionale dal Florence Korea Film Fest alla presenza del regista Im Sang-soo, The housemaid può vantare un ottimo cast di interpreti, tra cui Youn Yuh-jung nel ruolo della governante, silenziosa custode dell’istituzione, la famiglia, d’apparente perfezione, unico personaggio che attraverso un percorso opera su di sé un reale cambiamento interiore.
La piccola Ahn Seo-hyun, dotata di una notevole presenza scenica, interpreta la figlia Nami con un misto di tenerezza e inquietante determinazione in netto contrasto con la sua giovane età, rendendo difficile credere che non diventerà un mostro come il padre. Il finale aperto consente di coltivare l’illusione.