The hours

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 10 Dicembre, 2010

Affrontare le ore che verranno può essere difficile quando aspettative e speranze della giovinezza hanno lasciato il posto a rimpianti e disillusione, quando la maturità consegna consapevolezza che la vita è un vuoto di senso e siamo noi a doverlo riempire giorno dopo giorno, a volte con fatica, a volte con dolore.
L’attesa di una felicità ancora a venire ostacola la percezione della gioia nascosta nelle piccole cose, gli attimi felici sono così effimeri che passano e noi stentiamo a riconoscerli, spesso le cose acquistano il giusto valore solo a distanza, quando sono perdute e la memoria le trasforma in mito.

Il fascino e la maledizione di sentimenti lontani sta nella certezza che non torneranno più, ve ne saranno altri ma mai gli stessi. Per continuare a vivere si deve aver il coraggio di guardare la gioia passata e lasciarla andare, abbandonarla al dissolversi del tempo.
Si deve guardare la vita, conoscerla e accettarla per quello che è, poi metterla da parte.

The hours di Michael Cunningham, racconto intimo tradotto per lo schermo da David Hare è diventato un film meraviglioso firmato Stephen Daldry. Tre storie parallele in tempi e luoghi distanti, tre donne unite dall’affinità dei sentimenti, tre personaggi distinti ma tasselli di un’unica anima e un filo invisibile che la lega al romanzo di Virginia Woolf La signora Dalloway.

Il capolavoro della scrittrice inglese racconta i pensieri della protagonista in una sola giornata della sua vita, l’intera esistenza di una donna racchiusa in un sol giorno, determinante però, quello in cui le diventa chiaro il suo destino. I sentimenti del personaggio, che nella sua giornata decisiva percepisce il vuoto profondo dell’esistenza in agguato dietro tutte le cose, diventano emblema del male di vivere. Dietro l’apparenza delle convenzioni la perdita di senso, l’impulso suicida e un’inattesa nuova spinta vitale che salva dall’oblio mentre intorno il mondo procede indifferente. 

Richmond 1924, Virginia Woolf lavora alla genesi del romanzo Mrs Dalloway, riversando in esso emozioni, pensieri e il suo lottare nell’oscurità, accettando la paura di convivere con un abisso interiore sempre pronto a divorarla.
Los Angeles 1951, Laura Brown, moglie di un reduce del secondo conflitto mondiale e madre del piccolo Rickie, aspetta il secondo figlio e attraverso le pagine del romanzo prende coscienza del suo essere prigioniera di una vita che non le assomiglia.
New York City 2001, Clarissa Vaughan è indaffarata a organizzare una grande festa per l’amico Richard, poeta appena insignito di un importantissimo premio, si dà un gran daffare perché tutto sia perfetto, come il personaggio del libro, prendendosi cura degli altri per non doversi occupare di se stessa.
Signora Dalloway, fai sempre feste per coprire il silenzio!” La rimprovera affettuosamente Richard con una punta di scherno citando Virginia Woolf.

Il male oscuro s’insinua penetrante e inconsistente tra le pieghe della vita per divorare ogni cosa, rivelatore il modo in cui al mattino ci si trascina fuori dal letto, rifugio pronto a ingoiarti, in cui la malattia coltiva la sua angoscia. Eroica e vana la lotta quotidiana di chi tenta di trattenere i propri cari, strappandoli all’invisibile dolore dell’esistere per convivere ogni giorno con la paura della resa. Vivere per gli altri, quando non si ha più niente da attendere, niente cui aspirare e ogni giorno ulteriore è una condanna scontata a fatica.

La bellissima colonna sonora originale di Philip Glass funziona in The hours come un altro strato narrativo, amalgama il complesso scorrere delle immagini che mischia continuamente diversi piani temporali, invadendo lo schermo con la sua sublime bellezza. Trovare il giusto commento sonoro per il film non è stata cosa semplice, le immagini respingevano ogni partitura che appiattiva o banalizzava le emozioni. Diversamente dal solito Philip Glass ha composto e strutturato la musica sul film già completo che paradossalmente, nonostante ciò, vive di vita propria anche lontano dalle immagini.

Il personaggio del poeta Richard e la stessa Virginia Woolf, interpretata da una Nicole Kidman irriconoscibile e giustamente premiata con l’Oscar, stimolano la riflessione sul rapporto tra arte e vivere. Quanto può dare l’espressione creativa alla vita dell’artista e quanto l’inquietudine, spesso madre dell’opera d’arte stessa, toglie all’impulso vitale? Dov’è il confine tra biografia e vita quando l’atto creativo è parte integrante del vivere, necessaria e insopprimibile esigenza primaria?

Tema ricorrente nelle tre storie intrecciate è la complessità dei rapporti umani che sono il sale della vita, tra genitori e figli come tra compagni di vita. La complessa relazione tra i coniugi Woolf esprime l’amore tra i due ma anche l’inevitabile ferirsi a vicenda, il comprendersi, l’essere indispensabile l’uno all’altra.
Il conflitto interiore di Laura Brown che sostiene il peso della colpa nel segnare l’animo del figlio Richie, quando è evidente che il bambino percepisce il dolore della madre, l’agonia di una scelta che consapevolmente, qualunque essa sia, lacera il cuore degli affetti più cari senza alcuna alternativa possibile.
Una madre che non ama i propri figli fino al punto di sacrificare loro la sua vita è un tabù molto forte nella nostra cultura, la comprensione di posizioni così distanti dal sentire comune deve essere materia di riflessione, quando la posta in gioco è la propria sopravvivenza è straziante non avere nessun senso di colpa cui aggrapparsi, per alleviare il dolore di sentirsi un mostro.

La vita è una scelta e ognuno di noi è il frutto delle proprie scelte, quelle obbligate sono forse quelle che più ci definiscono. Dobbiamo saper vivere bene il presente, con tutte le sue imperfezioni, perché nonostante la durezza con cui a volte sa colpire, la vita è cosa preziosa da affrontare senza abdicazione.

Meraviglioso tutto il cast di attori, davvero grandi, che anche nei ruoli più piccoli regalano interpretazioni indimenticabili. Julianne Moore è Laura Brown, un ruolo fatto di silenzi che affida al linguaggio del corpo il racconto di un disagio interiore. Meryl Streep è Clarissa Vaughn, apparentemente il personaggio più superficiale, che tenta di convivere col presente restando pericolosamente troppo legata al passato.
Toni Collette nel ruolo di Kitty, la vicina di Laura, incarna il modello della casalinga perfetta ma cela sotto uno smagliante sorriso l’infelicità di una vita sterile. John C. Reilly è il marito innamorato di Laura, Ed Harris è il poeta Richard e il piccolo Jack Rovello, che all’epoca aveva solo sei anni, è il piccolo Richie, unico essere umano in connessione con la madre.

Un grande film sul flusso inarrestabile della vita che scorre via, sulla capacità umana di coltivare la speranza, ma anche sul potere della letteratura, le sue opere immortali abbattono i confini del tempo creando un dialogo a distanza tra autore e lettore, la condivisione di storie, pensieri ed emozioni consegnate, attraverso la pagina scritta, all’eternità.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: The hours
  • Regia: Stephen Daldry
  • Con: Meryl Streep, Julianne Moore, Nicole Kidman, Ed Harris, Toni Collette, Claire Danes, Jeff Daniels, Stephen Dillane, Allison Janney, John C.Reilly, Miranda Richardson, Eileen Atkins, Margo Martindale, Linda Bassett, Jack Rovello, George Loftus, Charley Ramm, Sophie Wyburd, Lindsay Marshall, Christian Coulson, Michael Culkin, Colin Stinton, Carmen De Lavallade, Daniel Brocklebank
  • Soggetto: Michael Cunningham dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: David Hare
  • Fotografia: Seamus Mc Garvey, B.S.C.
  • Musica: Philip Glass
  • Montaggio: Peter Boyle
  • Scenografia: Maria Djurkovic
  • Costumi: Ann Roth
  • Produzione: Scott Rudin e Robert Fox per Miramax Films e Paramount Pictures
  • Genere: Drammatico
  • Origine: USA, 2002
  • Durata: 114’ minuti

 
DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- Nicole Kidman è Virginia Woolf
- Julianne Moore è Laura Brown
- Meryl Streep è Clarissa Vaugh
- I coniugi Woolf / Ed Harris è
  Richard / Mrs Dalloway
- Una sinfonia di magnifiche
  interpretazioni