The eagle
di // pubblicato il 30 Settembre, 2011
Britannia settentrionale, 120 d.C. La IX legione di Roma, formata da cinquemila soldati scelti, scompare inghiottita dalle intricate foreste della Caledonia, l’odierna Scozia, senza lasciare tracce.
L’imperatore Adriano fa costruire il più grande muro fortificato di tutto l’Impero per separare i suoi possedimenti dai territori di popoli barbari che non sono stati sottomessi alla grandezza di Roma.
Venti anni dopo il giovane centurione Marco Aquila, figlio di Flavio comandante della IX che perdendo l’aquila simbolo dell’Impero ha gettato il disonore sulla sua intera casata, sceglie proprio la Britannia, il villaggio di Isca Dumnoniorum, come destinazione del suo primo incarico. Nel remoto distaccamento il nuovo comandante conquista sul campo la stima dei suoi uomini, ma è presto congedato con onore per le pesanti ferite riportate in battaglia.
Voci corrono lungo il Vallo di Adriano, raccontano di un’aquila dorata che sciamani al di là del muro impiegano come amuleto nelle loro cerimonie d’iniziazione. Ormai ristabilito Marco decide di partire, oltrepassare i confini del conosciuto e affrontare l’ignoto per recuperare l’aquila e riscattare il nome del padre. Unico compagno nell’impresa lo schiavo britanno Esca, un uomo che deve la vita al suo padrone ma nutre pericolosi, forti rancori verso i romani. Un viaggio nel viaggio di due sconosciuti che diffidano l’uno dell’altro.

Indimenticabile l’immagine che apre The eagle di Kevin Macdonald. La macchina da presa scivola leggera sul pelo dell’acqua, i raggi del sole filtrano nella foresta illuminando il lento flusso della corrente, foglie e petali di fiori brillano galleggiando inermi, sublime promessa di avventure in luoghi remoti e incontaminati.
La potente bellezza del Cinema come macchina del tempo, momenti semplici e quasi insignificanti, l’avanzata notturna tra l’erba mentre lontano appaiono le fiaccole, Marco che scruta l’oscurità dall’alto del forte, fanno intuire quel mondo antico ormai scomparso, inospitale e pieno d’insidie.

Il fascino dell’ignoto e il desiderio umano di spingersi oltre i confini del mondo sono il motore di quest’avventura tratta da un romanzo, La legione scomparsa di Rosemary Sutcliff edito nel 1954, che nel mondo anglosassone è un classico della letteratura per ragazzi.
Allora come oggi, la crudeltà della guerra e l’avidità insensata dell’imperialismo creano diffidenza e paura nei popoli conquistati, i volti atterriti davanti alle legioni di Roma sono gli stessi, afgani o iracheni, che oggi guardano le truppe d’invasione USA. Per questo il regista ha scelto attori statuintensi per interpretare i romani.
Channing Tatum ha il physique du rôle per dare al centurione Marco Aquila l’imponenza del comando, con questo ruolo può aspirare a esser considerato un attore e finalmente neutralizzare i pregiudizi per il suo passato di modello e spogliarellista.
Jamie Bell è cresciuto, smesse le scarpette da ballo di Billy Elliot aggiunge alla naturale simpatia una maturità d’attore sempre maggiore interpretando lo schiavo britanno Esca.
Tahar Rahim è il crudele Principe delle foche, l’attore francese rivelazione di Cannes 2009 con Il profeta ha recitato interamente il suo ruolo in gaelico antico.

Kevin Macdonald sceglie per The eagle un approccio realistico inusuale per il genere peplum1, ridotto negli ultimi anni a romanzoni anche involontariamente ridicoli come il pluripremiato Il gladiatore di Ridley Scott, e ci catapulta in un viaggio affascinante oltre le barriere del tempo.
Un eccesso di retorica dell’onore nell’ultimo scontro e un finale da buddy comedy2, simpatico forse ma del tutto fuori luogo rispetto al tono generale del film, rovinano un po’ la valutazione complessiva, ma le atmosfere di luoghi impervi e misteriosi, nella splendida fotografia del premio Oscar Anthony Dod Mantle, promettono una visione appassionante e ricca di pathos.

Un doppio viaggio avventuroso, uno verso lande sconosciute e l'altro quello interiore di due uomini, ostili tra loro, verso la conoscenza reciproca, costretti dagli eventi a contare l’uno sull’altro.
“Gli uomini non fanno viaggi, sono i viaggi a fare gli uomini.”
John Steimbeck
1 E’ definito peplum il genere di film ambientati nell’antichità e mitologici.
2 Buddy comedy, genere di commedia basata sul contrasto di caratteri tra due amici.