Tesori dell’Ager Tiburtinus in mostra a Tivoli
di // pubblicato il 16 Giugno, 2009
di Elisa Mazzagardi
Ogni identità si forma nella coscienza del passato. Indipendentemente dalla cultura e dal grado intellettuale delle proprie passioni sono poche le persone che non hanno mai sentito il fascino dell’archeologia. Anche solo per gioco fantasticarci su, ci ha portato a crederla una cosa lontanissima da noi, dalla nostra routine, esiliandola ancora di più in una sfera irreale in cui tutto è già stato scoperto e in cui la storia degli oggetti è già stata scritta. Anche se il silenzio della stampa, il passato ammutolirsi delle istituzioni e soprattutto l’assenza di capitali hanno contribuito a rinforzare questa idea, non è così.

Il lavoro di ricerca, di scavo non ha conosciuto soste, i percorsi interpretativi, pur ostacolati per i suddetti motivi, hanno dato vita a una fittissima letteratura straordinariamente ricca di contenuti e hanno incentivato e spronato quanti, nell’illusione di quella fantasticheria archeologica, ci hanno creduto.
A coronare un’azione di lento recupero della nostra storia “nascosta” tra le mura dei depositi una bellissima mostra intitolata Frammenti del passato. Tesori dell’Ager Tiburtinus aperta a Tivoli in Villa Adriana. Nelle sale dell’Antiquarium del Canopo di Villa Adriana, in un allestimento suggestivo, sono esposti circa ottanta reperti che provengono dagli scavi di Villa Adriana e del territorio di Tivoli.

La zona, nota agli studiosi per la straordinaria ricchezza storico-documentale, si connotò dall’antichità fino al tramonto dell’Impero per la posizione favorevole, allo snodo tra area latina e area sabina, a una trentina di chilometri da Roma.
Dal II sec a.C. al I d.C. l’aristocrazia romana approfittando della vicinanza all’Urbe, elesse questa zona tra i boschi e il fiume Aniene, come prediletta per i suoi svaghi festivi, e diede straordinario impulso ad un’edilizia di gusto raffinato. Questa tendenza trovò un’ulteriore conferma nel Secondo secolo quando l’imperatore Adriano vi edificò la sua villa.

L’alto livello della committenza dei residenti nel territorio ha lasciato tracce di straordinaria perizia esecutiva nei reperti in esposizione,che sono stati rinvenuti negli ultimi anni e mai esposti prima. Statue frammentarie raffiguranti Ercole, coppe di ceramica, architravi di marmo bianco splendidamente scolpiti con eroti, delfini e cesti di frutta, e ancora transenne e capitelli, antefisse e fusti di candelabro popolano i nudi spazi dell’Antiquarium del Canopo.
“Il fine principale dell’esposizione- scrive Stefano De CaroDirettore Generale per i Beni Archeologici- è quello di presentare al pubblico, le nuove acquisizioni, il ricco materiale e i nuovi dati scientifici che in questi ultimi anni sono emersi a seguito delle ricerche, programmate o di emergenza, eseguite nel territorio. L’archeologia, in questa mostra, si presenta dunque al pubblico in tutta la sua complessità attuale.

Da un lato i monumenti, le statue, sempre di moda nell’immaginario dei media quale perenne simbolo dell’autorità dell’Antico, più spesso metafora dell’autorità e del potere tout court, dall’altro la storia, di cui statue e monumenti erano espressione nel loro tempo e che può essere intesa solo ricercando e interpretando tutti gli altri segni, materiali e immateriali, che il tempo ci ha consegnato.”.
Solo un’ultima considerazione: se non è dato godere del più grande patrimonio artistico ed archeologico del mondo in un’esposizione permanente, che sarebbe forse lasciata all’eco dei passi di un guardiano tra mura miseramente prive di chi le abiti, allora, almeno, non resta che assaporare il gusto dell’esclusività di una mostra anche se temporanea, per compiacersi della grandezza della nostra storia.