Terza scorribanda a Milano (sempre grande e bella)
di - pubblicato il 28 Gennaio, 2009 in Lumbard emusiun con Flavia
Questa volta mi sembra giusto parlare di questa città tenendo soprattutto conto di quello che hanno fatto i privati per la loro città di nascita o, per molteplici ragioni, di adozione. Spesso si dimenticano i Musei che sono il risultato della raccolta appassionata di una o più persone le quali hanno deciso poi di non smembrare la loro collezione, ma di lasciarla in dono alla popolazione.
Sto parlando anche delle quattro case che si possono conoscere e visitare passeggiando e occhieggiando con interesse per le vie della città: vale la pena di sapere che dal mese di ottobre è possibile fare un biglietto cumulativo (dura 6 mesi) che costa € 15 per vederle tutte. La prima volta che vi avevo portato in giro per Milano avevo fatto vedere la mostra temporanea dei Netsuke allestita proprio nella Casa Museo Poldi Pezzoli, ma non ho neanche accennato minimamente alla sua storia.
Nel 1881, due anni dopo la morte del suo giovane proprietario Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822 – 1879), viene aperta al pubblico questa casa affinché arte e grazia potessero (e possano) servire a dare cultura e fare gioire chi vi entrava.
Ogni sua camera è arredata seguendo nei minimi particolari i dettami di uno stile ben definito del passato con manufatti artistici davvero importanti, dai quadri (Botticelli, Lotto, Pier della Francesca) alle sculture, dalle porcellane ai tappeti (tra i quali il famoso Tappeto di caccia persiano firmato e datato 1542/43!), alle armi, ai vetri, agli arazzi, agli orologi, ai pizzi e anche i mobili sono proprio da guardare e accarezzare con lo sguardo.
Insomma c’è da accontentare qualsiasi esigenza e mi fa piacere fare notare quanto è bella la scala che va al piano superiore e che la sala delle armi è stata progettata dal simpatico e molto attivo Arnaldo Pomodoro.
Ora prendendo via Manzoni si arriva in via Montenapoleone (meglio Montenapo) e si entra, in via S. Spirito, alla Casa Museo Bagatti Valsecchi, che è stata aperta al pubblico nel 1994 per volere degli eredi. Qui le collezioni sono esposte mantenendo le regole estetiche di un allestimento ottocentesco. Devo dire che per me è un pochino troppo carica di cose e non permette, così, di godersi alcuni dei suoi bei pezzi. Anche qui c’à di tutto, sculture, arazzi, dipinti anche su tavola, armi, mobili, armi e armature, avori, oreficerie, preziosi metalli lavorati, vetri e ceramiche. Lo strano è che si sussurra sull’autenticità di alcuni pezzi, ma ci sono anche quelli riconosciuti come “autentiche copie". I padroni di casa evidentemente tenevano moltissimo a potere avere sott’occhio alcune opere! 
Il palazzo mi piace molto, con il suo bel cortile colonnato che unisce i due edifici: vale la pena di passarci attraverso e guardare in alto il cielo, a volte plumbeo, di Milano.
E ora visto che ci si trova nella zona dei negozi famosi per lo shopping, si può vedere di tenersi aggiornati sulle tendenze del momento guardando (e comprando?) fogge e colori. Passando da via del Gesù se il portone del n° 12 è aperto, vale la pena di infilarci il naso: il colonnato e il giardino sono proprio belli!
A questo punto si imbocca via della Spiga per arrivare, con gli occhi alzati per ammirare i bei palazzi e i cortili con dentro vecchi acciottolati e negozi modernissimi. Si sbuca in via Manzoni, proprio dove c’è la porta, e conviene entrare nella Galleria d’Arte Moderna Farsetti, dove si è accolti molto cordialmente: è piacevole avere a che fare con persone colte e gentili vedendo anche delle belle e interessanti mostre, spesso monografiche. In questo periodo c’è R. M. Baldessari opere 1915 – 1934, un protagonista del secondo futurismo, spesso messo insieme a Balla e Depero. Come molti si era creato lo pseudonimo “Iras” ottenuto leggendo al contrario le ultime lettere del suo cognome.
Le opere esposte sono per la maggior parte inedite e raccontano delle sue grandi capacità compositive e tecniche, soprattutto nei confronti delle velature e degli studi cinetici propri del futurismo. Si tratta di una personalità che nel campo dell’arte richiede una maggiore attenzione.
Superati gli Archi di Porta Nuova, ci si trova di fianco al Centro Svizzero dove consiglio di entrare e salire al terzo piano per affacciarsi alle finestre se piove e fa freddo oppure uscire sul terrazzo del ristorante per riempirsi gli occhi di alberi e di verde del sottostante parco pubblico, dove si trova il Planetario e il Museo di Storia Naturale che si possono visitare se interessa il loro importante contenuto.
Uscendo con soli quattro passi si può entrare nel Padiglione di Arte Contemporanea dove sta finendo la mostra “IL Nouveau Realisme dal1970 ad oggi. Omaggio a Pierre Restany”: conviene venire presto a Milano per non perdere questa solleticante opportunità. Infatti erano stati tredici gli artisti che avevano composto all’inizio il gruppo e qui ne vengono presentati undici, essendo stati esclusi l’estroso Yves Klein (è morto prima del 1970) e Martial Raysse perché è stato l’unico ad avere preso altre vie.
Come sempre mi succede le magnifiche compressioni di César, nate proprio come Suite milanese, mi lasciano senza fiato per la possibilità che mi danno di vedere, girandoci attorno, qualcosa che non avevo notato prima. Il catalogo che accompagna e illustra questa mostra è Silvana Editoriale.
Attaccata al PAC si trova la Villa Reale con la Galleria d’Arte Moderna, da poco rimessa a nuovo, dove si trovano delle cere di Medardo Rosso veramente belle e tipicamente sue.
E’ evidente che ci sono tantissime altre opere interessanti, ma per me quelle sono le migliori e il tempo comincia a stringere, così è meglio uscire e, costeggiando via Palestro arrivare a dare un’occhiata, in corso Venezia 47, a Palazzo Castiglioni.
E’ un esempio molto valido di edificio costruito per primo in stile floreale (o liberty), fu commissionato dall’imprenditore Castiglioni, nel 1900, all’architetto Sommaruga, famoso per le sue soluzioni insolite, con lo scopo di stupire i nobili e altezzosi abitanti di quella via.
Certo è che quando vennero tolti i ponteggi, l’opinione pubblica si sentì oltraggiata dalle due figure femminili, opera di Ernesto Bazzaro, che, nude e formose, adornavano il portone d’ingresso. In quel periodo si occupò del fatto persino il giornale satirico Guerin Meschino e il palazzo venne soprannominato Cà di ciapp.
Quelle figure femminili risultavano illeggibili nel loro significato simbolico (guardando bene erano una giusta interpretazione l'una della pace e l'altra dell'industria), e furono criticatissime perché non, avevano un ruolo preciso, non erano le cariatidi del portone o di un balcone. Insomma le due statue furono tolte e il portone, per ovvie ragioni, modificato tanto da perdere la grandiosità che avrebbe dovuto rappresentare.
Ma sicuramente l’atrio di questo palazzo, con la veduta della ringhiera, particolarissima e unica nel suo genere, dello scalone che conduce ai piani superiori, vale la visita e si può entrare senza problemi perché è la sede dell’Associazione Commercianti.
Già che si è arrivati sino a qui è bello attraversare i giardini per raggiungere, in via Tadino 15, la Galleria Giò Marconi con la personale di Catherine Sullivan.
Questa giovane artista americana, nata a Los Angeles nel 1968, è famosa per i video che esplorano le tensioni che sbocciano tra gli attori, i ruoli che interpretano e il pubblico, il tutto realizzato con evidenti riferimenti storici ma anche culturali.

La sua videoinstallazione Triangle of Need rappresenta una mediazione allegorica sull'accumulo e la deprivazione, sulle classi sociali e le norme di comportamento, l'evoluzione umana e la civilizzazione, costituendo così una sorta di apparato imperfetto per capire il mondo e le sue numerose contingenze storico sociali.
Ecco direi che ho messo fin troppa carne al fuoco, anche se no siamo riusciti a vedere le altre due Case Museo: sarà per la prossima volta. Naturalmente ci sono anche le mostre di Palazzo Reale (“Magritte”, vedi articolo di Martina della vigilia di Natale e “L’anima dell’acqua” di cui vi riferirà Elisa a breve) che meritano attenzione e, se si riesce a immagazzinare altre immagini oltre quelle che ho proposto io, si può vederle. Insomma un altro weekend lungo, ma ce n’è ancora tanta Milano da raccontare e vedere.
A presto.