Telemaco Signorini e la pittura in Europa

di Katty Colzi // pubblicato il 07 Settembre, 2009

Con una sorella maggiore nata molti anni prima, il destino della minore è quello di... "subire"... un pochino!
Nel mio caso, canticchiavo a memoria tutto Battiato già alle elementari e il primo concerto a cui ho assisitito è stato ovviamente uno dei suoi.
Studiare Leopardi a scuola è stata una passeggiata se paragonata alla comprensione dell'ultima fase della poetica, il pessimismo eroico, quando ancora portavo i calzettoni, e se chi conosce Cinzia, sa che ama Shakespeare forse più di Caravaggio, dello zio Telemaco mi raccontava e leggeva lo Zibaldone al posto delle fiabe durante alcuni "angoli cultura" iniziati quando avevo tre anni.

Non vi nascondo, quindi, la grande curiosità per Telemaco Signorini e la pittura in Europa, la grande mostra che aprirà a Padova il prossimo 19 settembre, dove sarà messo in risalto il Signorini internazionale, unico o quasi, tra i Macchiaioli, a godere, in vita di successo e mercato europeo.

Finissimo intellettuale, Telemaco Signorini (Firenze, 18 agosto 1835- Firenze, 10 febbraio 1901) venne riconosciuto anche in Europa per le sue qualità di critico militante, attento alla società in evoluzione non non solo del mondo artistico.
Un giramondo e, per la sua curiosità, fu interlocutore ideale con la cultura europea infatti, nella Firenze post-unitaria, intratteneva contatti con Joseph Middleton Jopling, intimo del preraffaellita John Everett Millais, e Frederick Smalfield, amico di Enrico Nencioni.
Sir William e Isabella Falconer, pittrice dilettante e allieva di Signorini, gli acquistarono diversi dipinti.
Risale al 1872 il rapporto con William Blundell Spence, la cui villa di Fiesole era un punto di ritrovo per agiati cultori anglosassoni di passaggio in Italia.
Ma già nel 1861 Telemaco, durante un soggiorno a Parigi di qualche mese, conobbe personalmente Troyon e Corot che lo invitò a visitare il suo studio.

Per la sua "attenzione al sociale" la scelta del logo della mostra è andata a un particolare di Alzaia del 1864, quadro forse senza paragoni nella storia della pittura, capolavoro assoluto del Maestro, con cui si chiude definitivamente la fase sperimentale della "Macchia". Cinque uomini trascinano la pesante chiatta lungo l'alzaia dell'Arno: sono le espressioni e le posizioni dei soggetti, la luce del tramonto, ad aplificare il lavoro massacrante. Non si tratta solo di un esempio di pittura di denuncia, ispirata a Courbet, sul tema dello sfruttamento dei lavoratori e della ingiustizia sociale, Signorini vi palesa e sintetizza tutta la problematica del mondo operaio e, dove lo sforzo piega per la fatica, si intuisce la resistenza oltre l'esistenza per una metafora umana di dolore e fatica di vivere. Un'immagine senza tempo perché resta tutt'oggi attuale e colpisce la sua violenza espressiva affidata al puro colore (qui sotto un particolare, ma il quadro vale da solo un viaggio a Padova).

La Fondazione Bano e la Fondazione Antonveneta in questa impresa culturale hanno unito le forze e affidato a un autorevole Comitato Scientifico, composto dai maggiori studiosi della pittura italiana del XIX secolo, per una mostra a cui il Presidente della Repubblica ha conferito il suo Alto Patronato.
I massimi capolavori di Signorini fanno parte delle oltre cento le opere esposte con un album di prestatori che comprende anche il Museo d'Orsay e l'Hermitage di San Pietroburgo per un incontro ravvicinato con altri grandi maestri della pittura europea del momento, da Degas a Van Gogh, Tissot, Decamps, Troyon, Toulouse-Lautrec, Courbet.

Fra i quadri di Signorini che ammirerete (credo in molti lo scopriranno nella sua grandezza) Acquaiola a La Spezia (1861-62) capolavoro della prima fase della sperimentazione della "Macchia", Pascoli a Castiglioncello, del 1861, fra le opere emblematiche del periodo felice dell'esperienza macchiaiola (quando i protagonisti del movimento, tra cui anche Fattori e Lega, si ritrovarono tutti ospiti nella tenuta del loro sostenitore Diego Martelli), L'artiglieria toscana a Montechiaro salutata dai francesi feriti a Solferino del 1860 (come gli altri Macchiaioli, Signorini era un fervente mazziniano e partecipò come volontario alla seconda guerra d'Indipendenza trasportando l'esperienza in quadri di battaglie - come questo acquistato dalla casa reale - assolutamente unici per la scelta tematica, estranea a ogni retorica e per le soluzioni formali basate su straordinari giochi di luce e di ombre).
La luna di miele, 1862-1863, rappresenta la svolta verso una pittura "impressionistica" caratterizzata da contrasti di chiaroscuri più morbidi e soprattutto verso un nuovo sentimento del paesaggio rivissuto come stato dell'animo. La sala delle agitate nell'ospedale di San Bonifazio (1865) è un altro capolavoro assoluto che entusiasmò Degas, ma fece scandalo quando apparve per la drammaticità del tema affrontato - la pazzia - per l'audace taglio prospettico e la violenza chiaroscurale tanto che Giuseppe Giacosa scrisse "esercita le spaventose attrazioni dell'abisso"

Tredici le sezioni della mostra:

  • Giovanni Signorini pittore del granduca, e la fortuna delle vedute di Firenze nel collezionismo internazionale
  • Gli amici, l’immagine dell’artista e i moderni apostoli del Realismo
  • La fase sperimentale della “macchia”: i primi studi all’aperto e i rapporti con la Scuola di Barbizon
  • Signorini e il Risorgimento: contrasti della luce nelle “reminescenze della guerra”
  • Il confronto con i francesi: pittura di luce e di atmosfera sulle rive dell’Arno e dell’Affrico
  • Nel segno di Courbet e di Degas: L’alzaia e la Sala delle agitate nuovi traguardi del Realismo europeo
  • Figure in un interno tra Stevens e Tissot
  • Nuove riflessioni sul paesaggio
  • La moderna veduta urbana tra Firenze e Edimburgo
  • A Settignano
  • Tra Pietramala e l’Elba
  • A Riomaggiore
  • Ritorno alla figura

Come nostra abitudine vi racconteremo la mostra dopo averla vista, ma, per permettervi di penetrare al massimo al personalità del Maestro, consiglio di anticipare la lettura della "Lettera informativa al Presidente della R. Accademia di Belle Arti" redatta dallo stesso Telemaco Signorini nel 1892 che costituisce la base documentaria di tutte le biografie moderne.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Telemaco Signorini
    Il ghetto a Firenze, 1882
    Olio su tela
    cm. 96x66
    Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna - Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
  • Edgar Degas
    Dans un café (L’Absinthe), 1875-1876
    Olio su tela
    cm. 92x 68,5
     Paris, Musée d’Orsay
    legs du comte Isaac de Camondo, 1911
    © RMN (Musée d’Orsay)/
    Hervé Lewandowski
  • Telemaco Signorini
    Pascoli a Castiglioncello (part), 1861
    Olio su cartone
    cm. 31x76
    Collezione privata
    Courtesy Piero Dini Jean- Babtiste
  • Telemaco Signorini
    L'alzaia (part), 1864
    olio su tela
    cm. 54x 173,2
    Collezione privata,
    courtesy Jean Luc Baroni Ltd
  • Camille Corot
    Landscape with a Lake, 1860-1873
    Olio su tela
    cm. 53x65,5
    The State Hermitage Museum St. Petersburg Photograph
    © The State Hermitage Museum
  • Telemaco Signorini
    La ricamatrice
    Olio su tela
    cm. 51x36.5
    Collezione privata,
    courtesy Enrico Gallerie d’Arte- Milano

Mappa

Dove e quando

Telemaco Signorini e la pittura in Europa

  • Date : 19 Settembre, 2009 - 02 Febbraio, 2010
  • Indirizzo: Via Degli Zabarella 14, Padova, Palazzo Zabarella
  • Sito web

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