Tecniche diagnostiche per i Beni Culturali: fotografia a luce radente

di cierre // pubblicato il 26 Gennaio, 2011

Come anticipato nell’incontro del 10 Agosto 2010, far precedere un intervento di restauro da una raccolta di notizie storico-artistiche e di indagini scientifiche finalizzate alla conoscenza approfondita dello stato di conservazione dell'opera è essenziale per impostare in maniera corretta il progetto dell’intervento di restauro.
Le informazioni ottenibili con le varie tecnologie non sono di facile interpretazione se non si conoscono i principi su cui queste si basano.

Tra le tecniche di indagine quella assolutamente più diffusa è rappresentata dalle riprese fotografiche che costituiscono un'attività irrinunciabile sia a fini documentativi sia per contestualizzare i risultati ottenuti con le altre tecniche consentendone una più chiara e facile interpretazione. 
Le fotografie sono normalmente eseguite a luce diffusa, ovvero ricreando, anche artificialmente, condizioni di illuminazione che rendano al meglio leggibile l'opera di interesse. In altre parole queste fotografie vengono realizzate cercando di eliminare qualsiasi riflesso speculare della superficie ma al tempo stesso cercando di rispettare il più possibile le normali condizioni di osservazione dell'opera.

La fotografia diventa una vera e propria tecnica di indagine nel caso delle fotografie a luce radente. Questa tecnica costituisce il primo passo per esaminare un dipinto, su tela, su tavola, o un affresco, con l'obiettivo di ottenere informazioni non deducibili con la fotografia classica per stabilire lo stato di conservazione dell'opera.

Con il termine luce radente si intende un fascio luminoso concentrato e parallelo, o quasi, alla superficie dipinta. L'illuminazione è fornita da una fonte luminosa esterna disposta in maniera radente alla superficie principale dell'oggetto. In questo caso l'immagine viene creata dalle ombre (chiaro-scuri) causate dagli ostacoli incontrati dai raggi sul loro percorso. Grazie a questo particolare sistema di illuminazione è possibile esaltare tutti i difetti della superficie al punto che l'immagine che otterremo del dipinto risulterà in qualche caso irriconoscibile. La luce radente farà apparire anche i più piccoli sollevamenti di colore e della preparazione guidando così il restauratore nell'esecuzione di interventi localizzati e nel controllo dell’efficacia dell’intervento effettuato.

Un chiaro esempio è quello mostrato dal particolare dell'angelo reggitenda in piedi a sinistra della Madonna nell’affresco nell’oratorio della Madonna del Piano a Sesto Fiorentino (Affreschi del 1300 e del 1600). La luce radente evidenzia l'aureola eseguita in rilievo, i segni delle incisioni e le connettiture delle giornate di lavoro: in particolare si veda quella compresa tra il braccio e la mano sinistra dell’angelo poggiata al trono. Molto più evidenti rispetto ad una normale ripresa fotografica sono poi le profonde lesioni dell'intonaco.

 

Dettagli

Riferimenti
Cd Rom Artis (Art and Restoration Techniques Interactive Studio),
Direzione scientifica: Manfredi Faldi, Claudio Paolini.
Documentazione scientifica: Manfredi Faldi;
distribuzione Giunti Multimedia

Figura 1 – Schema di principio della tecnica fotografica a luce radente

Figura 2 – Oratorio della Madonna del Piano a Sesto Fiorentino (FI)

Figura 3 – Madonna con bambino e angeli prima del restauro (affresco nell’oratorio della Madonna del Piano a Sesto Fiorentino, Firenze) – dal sito dell’Università Internazionale dell’Arte, Interventi di restauro a cura degli studenti, Oratorio della Madonna del Piano a Sesto Fiorentino

Figura 4 – Particolare a luce radente dell’angelo reggitenda a sinistra della Madonna con bambino – dal sito dell’Università Internazionale dell’Arte, Interventi di restauro a cura degli studenti, Orato