Tecniche diagnostiche per i Beni Culturali: esempi di indagini a luce radente

di cierre // pubblicato il 28 Febbraio, 2011

Oltre al caso degli affreschi la tecnica a luce radente è impiegata anche in altri contesti come per i dipinti, sia che siano su tela che su tavola. Nel caso di dipinti su tela si possono verificare degli allentamenti a causa delle variazioni di temperatura che possono avere un effetto, oltre che sulla tela, anche sul telaio in legno. Esaminando il dipinto con un fascio di luce radente si evidenzieranno le più piccole variazioni e gli allentamenti, giungendo a documentare anche le eventuali impronte lasciate sulla superficie dagli angoli interni del telaio e delle traverse. Non di rado, inoltre, l’impiego delle riprese a luce radente portano all'identificazione di zone ridipinte. L'esame risulta, infine, utile per l'osservazione degli spessori degli strati pittorici, infatti l'evidenziarsi, per esempio, della tramatura della tela sulla superficie indica la presenza di una preparazione molto sottile.

Nei supporti in legno, invece, la luce radente potrà facilmente evidenziare la curvatura, le distorsioni e le congiunzioni fra un pannello e l'altro, ovvero i tipici fenomeni di deformazione delle tavole: imbarcatura, svergolatura, arcuatura, falcatura.
Questa semplice tecnica di indagine può fornire informazioni che consentono di ricostruire parte delle vicissitudini a cui è stata sottoposta l'opera, rivelando, ad esempio, impercettibili tracce lasciate da un supporto non più presente (come nel caso di un intervento di trasporto di un dipinto da tavola a tela), o lo schiacciamento degli impasti e delle pennellate pastose. In questo caso possono essere messe in evidenza delle impronte sulla pellicola pittorica dovute al supporto originale.
La luce radente può perfino rivelare la presenza di uno strato pittorico sottostante alla pellicola pittorica visibile, mostrando variazioni della rugosità superficiale non giustificabili dalle stesure visibili del colore. In questo caso possiamo trovarci in presenza di pentimenti pittorici oppure di riutilizzazione di un dipinto come supporto per una nuova pittura. 



















La luce radente può inoltre facilitare lo studio della tecnica del pittore facendo risaltare le caratteristiche della pennellata (rilievo, direzione, larghezza e curvatura), questo in particolare quando il colore è posato ad impasto spesso. La tecnica a luce radente può così permettere la “comprensione” della pennellata dell’artista evidenziando aspetti dallo stile alla qualità dei segni pittorici, contribuendo utilmente all’attribuzione dell’opera, questo ovviamente, se potrà essere confortato da simili immagini desunte da più opere tradizionalmente riferite allo stesso artista.
Lo studio della pennellata può essere reso ancor più preciso ingrandendo dei dettagli dell'opera: una buona lente di ingrandimento può servire allo scopo ma la macrofotografia risulta la tecnica più impiegata anche se non la più indicata, infatti oltre al confronto visivo delle pennellate caratteristiche eseguite su opere diverse sarebbero opportuno anche ricorrere ad un mezzo quantitativo, seppure basato sull’acquisizioni di immagini. A questo scopo ci riferiamo alla micro-fotogrammetria tecnica di nuova concezione che associa ad acquisizioni di immagini macro anche quantificazioni geometriche grazie ad opportuni software di elaborazioni di immagini.

 

Dettagli

DIDASCALIA IMMAGINI

A sinistra fotografia del dipinto a luce diffusa, a destra, fotografia a luce radente.
Sono evidenti le deformazioni della tela e la ragnatela creata dal craquelè.
Dipinto su tela 280x180 cm.
Madonna del Carmine, S. Giuseppe e
S. Antonio da Padova

(Giovanni Carobbio)


Riferimenti

Cd Rom Artis (Art and Restoration Techniques Interactive Studio), Direzione scientifica: Manfredi Faldi, Claudio Paolini. Documentazione scientifica: Manfredi Faldi; distribuzione Giunti Multimedia