Teatro d’Autore a Cagliari

di Davide Giuseppe Colasanto // pubblicato il 13 Ottobre, 2012

Dal 27 ottobre al 18 dicembre, allo Spazio Santa Croce di Cagliari, torna "Teatro d'autore" storica rassegna de Il crogiuolo.
La felice intuizione del direttore artistico della compagnia, Mario Faticoni, che ha orientato l'attenzione su un'idea di attore in grado di essere creativamente attivo rispetto al tempo in cui vive e portando in scena un rivelamento critico e poetico.
Cagliari, Teatro d'autore 2012
La stagione 2012 avrà inizio il prossimo 27 ottobre con "Il volo delle farfalle. La scomparsa di Emanuela Orlandi", con Federica Festa, scritto da Federica Festa e Matteo Festa.
I tanti fili interrotti che compongono la trama della scomparsa di Emanuela Orlandi trovano solamente muri di silenzio. Le telefonate dei ”rapitori”, le dichiarazioni di Papa Giovanni Paolo II, le possibili connessioni con Ali Agca, il Fronte Turco…, quasi 27 anni di buio, fino alle rivelazioni di Sabrina Minardi, la superteste compagna di uno dei Boss della Banda Della Magliana che continua ad aprire scenari sui mandanti di questo insolito rapimento... Tante tessere che danno vita a un giallo che non sembra trovare soluzione.
“Nostra figlia” ha dichiarato il padre, Ercole Orlandi, “è stata rapita da un'organizzazione così potente, così efficiente, che non aveva nessun timore degli inquirenti italiani. È un intrigo internazionale. Dietro la scomparsa di Emanuela si sono mossi grossi apparati. Servizi segreti, centrali di spionaggio straniere, ben organizzate, ben protette, con infinita libertà di movimento.”
Nello spettacolo che Federica Festa e Matteo Festa hanno dedicato a uno dei più oscuri misteri degli anni Ottanta, tre personaggi femminili danno voce e corpo alla storia: una venditrice di souvenir del Colonnato di San Pietro, una suora, la sorella della Orlandi. Tutte e tre toccate in modo diverso da questa scomparsa. La ricostruzione dell’intricato destino di Emanuela diventa una grande sfida al silenzio, all’omertà, ai depistaggi che hanno lasciato la famiglia Orlandi sola, accanto all’ombra di un’assenza.
“Lo spettacolo nasce da un commistione di sensi del dovere: di donna, di romana, di italiana, di attrice, di coetanea” è così che Federica Festa presenta il suo nuovo spettacolo, diretto e interpretato come di consueto da lei stessa.
“Io avrei la stessa età di Emanuela “dice” se lei non fosse stata sottratta all’attesa di quell’autobus. Come lei, da adolescente passeggiavo spesso tra san Pietro e Largo Argentina, come lei suonavo il flauto, indossavo jeans e scarpe da ginnastica. Mio zio era Monsignore, viveva nella Canonica del Vaticano e ho respirato a lungo nelle domeniche in visita a Zio Don Mario l’aria mista di Talco Roberts e mirra di quelle sale silenziose e vuote, dove si poteva parlare solo sottovoce e camminare a testa bassa.
Sono cresciuta con la storia della scomparsa di Emanuela e i primi giorni dopo quel 22 giugno 1983 i miei genitori mi dissero che non volevano che uscissi più da sola.”
Oggi questo mistero Federica e Matteo Festa lo vogliono guardare in faccia. Per conoscerlo meglio, per averne meno paura, mostrando dall’inizio alla fine e attraverso una puntuale analisi delle diverse sentenze della Procura di Roma e delle interviste ai protagonisti, ai testimoni, ai familiari, lo scenario completo di questa insoluta tragedia.

Il secondo spettacolo, in programma il 3 novembre, vedrà Iaia Forte ne "L'isola di Arturo" da Elsa Morante.
Quello che lega Iaia Forte a Il crogiuolo è ormai un rapporto non di semplice collaborazione artistica, ma di profonda stima e amicizia, per questo l'artista non ha esitato a dare la sua disponibilità a replicare, nonostante i numerosi impegni tra teatro e cinema, per la prima volta in Sardegna, un lavoro fresco di debutto al "Garofano verde" di Rodolfo di Giammarco.
Nata a Roma nel 1912, figlia naturale d'Irma Poggibonsi, maestra d’origine ebraica, e Francesco Lo Monaco, impiegato delle poste, fu riconosciuta da Augusto Morante, marito della madre e sorvegliante in un istituto di correzione giovanile, col quale crebbe insieme ai tre fratelli più piccoli. Iniziò giovanissima a scrivere favole, poesie e racconti, editi su varie riviste tra cui “Il Corriere dei Piccoli” e “Oggi”. Nel 1936 conobbe Alberto Moravia, che sposò nel 1941 e insieme al quale frequentò Pasolini, Saba, Bertolucci, Bassani, Penna, Siciliano e Bellezza. Il suo primo romanzo fu Menzogna e sortilegio (1948), seguito dall’Isola di Arturo (1957), due capisaldi della letteratura italiana del Novecento. All’inizio degli anni Sessanta ebbe un’intensa relazione con l'artista Bill Morrow, che morì tragicamente a New York. Nel 1961 si separò da Moravia e nel 1963 pubblicò la raccolta di racconti Lo scialle andaluso, cui seguì Il mondo salvato dai ragazzini (1968). Sei anni dopo, La Storia fu al centro di un dibattito infuocato, mentre il suo ultimo romanzo Aracoeli, apparve nel 1982. Ammalatasi per una frattura del femore, nel 1983 tentò il suicidio. Morì d’infarto nel 1985.
L'Arturo che, orfano di madre, non ha mai conosciuto una donna, che nella sua infanzia e adolescenza sull'isola di Procida ha percepito solo un mondo di uomini in cui campeggiano sovrani il rapporto sacro col padre e il mito di tutte le figure maschili vincolate da amicizia al genitore.

Il 9 novembre, invece, un primo studio degli appunti di lavoro per "La Bianca pedala. Uomini che si sono opposti".
Un progetto nato su sollecitazione dell'ANPI di Monserrato, che mette insieme gli attori Fausto Siddi, Fabio Marceddu, Giuseppe Ligios e Rita Atzeri in una scrittura scenica della stessa.
“Nel 1938 – avevo 22 anni – nell'illusione di poter accelerare i tempi per la rinascita di un'Italia libera, democratica e socialmente più giusta, intrapresi la lotta contro il Fascismo imperante. Dopo pochi mesi caddi nella rete dell'O.V.R.A.. e finii nelle patrie galere, dove rimasi per ben sei anni: quattro in quelle del continente e quasi due nell'isola di Pianosa (… da Buon Cammino a Regina Coeli, - in traduzione speciale – con ritorno temporaneo in Sardegna; da Civitavecchia a Bologna; dal Forte Urbano al Castello di Saluzzo...)”.
Sono le parole di Mario Corona, uno dei protagonisti di questo nostra racconto. Una storia nella storia. Una narrazione fatta di aneddoti, episodi, sussurri, sorrisi spezzati. Un piccolo paese del campidano, il suo aeroporto, la guerra, i bombardamenti, la resistenza....
Sono gli anni del dramma e nello stesso tempo gli anni in cui l'Italia sogna sui pedali di Bartali e Coppi. E che la Resistenza abbia avuto ruote, catene, sellini e pedali di fide biciclette per compiere il suo corso è cosa risaputa.
Lo spettacolo vuole essere un omaggio e queste due storie, la storia del ciclismo in quegli anni, le storie dei nostri eroi comuni, la storia della bicicletta compagna di lotta.
Una scena semplice, quasi spoglia animata solo da frammenti di bici sospese nel vuoto e da biciclette una per attore, ancorate al palco. Gli attori narrano e vanno in bici, le luci quelle delle dinamo. … Un lavoro per attori resistenti.

Previsto per il 24 novembre "Scorrere, una rivoluzione origliata" di e con Alessandro Berti.
Un testo scritto per Wake Up! bagliori dalla primavera araba, un progetto del Teatro di Roma che ha coinvolto sei drammaturghi italiani e che ha avuto una prima tappa al Teatro Argentina il 4 ottobre scorso. Scorrere parla con pudore di quello che è il motore di ogni rivolta: l'esperienza di uno spazio di libertà e la lotta per renderlo fruibile a sé e agli altri. Il giovane protagonista vive dentro una specie di matrioska : in una nazione periferica, in una regione periferica di questa nazione, in un paese minore di questa regione, in un quartiere semiabbandonato del paesino...Insomma in una condizione di isolamento così completa da permettergli di mantenere la propria purezza. E' proprio in virtù di questa purezza paradossale che il ragazzo riuscirà a mettersi in relazione con la voce di altri giovani, di estrazione e cultura del tutto diverse, che portano in paese notizie su quanto accade fuori e ne discutono. Isolamento ascetico e impegno sociale hanno molti punti in comune, più di quanti ne abbiano con la presenza distratta e egoista che è la vita della maggioranza. (A. Berti)
Segnalo anche che Alessandro Berti, da venerdì 23 novembre a domenica 25, terrà il laboratorio "Essere strumenti puri" (informazioni e prenotazioni 334.8821892).

Per il 30 novembre e 1° dicembre è programmata la ripresa dello spettacolo "Dio, Stalin e me" scritto e diretto da Virginia Martini, con Rita Atzeri, Antonio Bertusi, Matteo Procuranti, una coproduzione Il crogiuolo, Blanca Teatro, Occupazioni Farsesche.
In questo paese non si è mai fatta la Rivoluzione.
Eppure più di una generazione ha vissuto nell'attesa, nella speranza, nel sogno di farla. Così tante esistenze sono state spese nel rincorrere l'Idea.
Questo spettacolo, liberamente ispirato al romanzo di Ermanno Rea “Mistero napoletano”, si concentra sulla vicenda umana e politica di Francesca Spada, giornalista dell' “Unità" e militante comunista, amica e confidente di Renato Caccioppoli, il noto matematico napoletano.
La storia di Francesca grida dolorosamente contro un sistema di pensiero autoritario, ottuso e maschilista riproposto anche dai vertici di un partito, il Partito Comunista Italiano, cui Francesca dedicò ogni risorsa e che diffido' sempre di lei.
Il partito del progresso e dell'emancipazione riproduceva in se' le riserve e le condanne che Francesca incontrava nella società degli anni '50.
Francesca era una “irregolare”, aveva avuto due figli fuori dal matrimonio da un uomo che le impedì' per anni di vederli. Poi ne ebbe altri due con il comunista Renzo Lapiccirella, militante scomodo e disobbediente. Entrambi furono emarginati per la loro libertà' di pensiero e attaccati sul piano personale portandoli fino al completo isolamento. Perfino un abito da sera indossato da Francesca a teatro divenne un capo d' accusa. Erano gli anni dei nemici del popolo, dell'Ufficio Quadri, dei colloqui a porte chiuse.
All'interno della sinistra italiana, come le vicenda di Francesca, Renzo e Renato ci racconta, si è forse persa una occasione storica: quella di un comunismo non separato dalla libertà, un comunismo tollerante, un comunismo privo di pregiudizi, un comunismo indipendente e autonomo dall'esperienza sovietica.
Il 1954 fu l'anno dello “svelamento”: Stalin nient'altro era che uno spietato dittatore. Fu uno schianto, un fulmine a ciel sereno per milioni di militanti comunisti italiani. L'elusività fu la forma di autodifesa più praticata. Molti, di Stalin, non vollero più nemmeno parlare. Le vite di cui si racconta in “Dio, Stalin e me” si snodano intorno a quel periodo, così difficile per tutti coloro che avevano sperato e lavorato , fin dalla Resistenza, per costruire un paese diverso, un paese migliore.
Noi non c'eravamo, non l'abbiamo vissuto quel periodo. Siamo figli di quella generazione che ha perso il coraggio delle prese di posizione nette, radicali, troppo presi da illusioni collaborative per sfidare accuse di estremismo.
Rubando le parole ad uno dei personaggi ci sentiamo di dire che “la Rivoluzione in questo paese è ancora da fare”.

L'otto dicembre il cartellone prevede Francesco Origo in "Frammenti Landolfiani" con la lettura di brani scelti dall'opera di Tommaso Landolfi.
"Le figurazioni femminili, il bestiario, il gioco incessante con la materia linguistica, il controverso rapporto con i paradigmi espressivi tradizionali (il racconto fantastico, lo scrivere di sé), l’importante influenza esercitata sui coetanei e sugli autori delle generazioni successive (Montale, Calvino…), saranno al centro della proposta di Origo. L’intento è quello di restituire la piena e sollecitante attualità delle singolari opzioni stilistiche e dei molteplici azzardi ravvisabili lungo tutto l’arco di una produzione narrativa.

Debutta invece, al Teatro Civico di Sinnai, il 15 dicembre, ore 21, la nuova produzione de Il crogiuolo realizzata in collaborazione a La Fabbrica Illuminata. SI tratta di "Tragedia di un personaggio" di Luigi Pirandello, dai racconti “La tragedia di un personaggio”, “Amicissimi” , “Paura” , “Se....”.
Il lavoro ha la firma di Marco Parodi, per adattamento e regia, ha il pregio di riunire alcuni tra i più importanti protagonisti, della scena teatrale sarda dagli anni '60 e di rimettere insieme il cast del fortunato allestimento "Aspettando Godot", sono infatti in scena Mario Faticoni, Tino Petilli, Gianni Esposito, Rita Atzeri.
Lo scrittore siciliano ci racconta le vicende comiche e tragiche, ma in fondo normali, di gente comune che a un certo punto della propria vita e senza apparente motivo apre gli occhi su una realtà che scopre diversa da come la crede, che non si riconosce più nei suoi propri pensieri e sentimenti. Allora quelle non sono più persone comuni: diventano dei “pazzi”, dei “falliti”, dei “traditori”, degli infelici, degli sprovveduti. O forse solo individui confusi che pagano a caro prezzo la loro ricerca di libertà e consapevolezza.
In “Amicissimi” è rappresentato l’incontro di un modesto impiegato con un vecchio compagno di scuola, da tempo dimenticato, che il tempo e la vita hanno reso un estraneo. L'esposizione di questo evento singolare fornisce all'autore l'occasione di esprimere le tematiche legate al dramma dell'esistenza. Un fatto oppure un avvenimento anche accidentale o poco importante costringe i protagonisti alla riflessione sulla vita. Durante l'esposizione della storia, essi si ritrovano spesso in un modo o nell'altro in uno stato di assoluta impotenza. Si tratta, anche in questo caso, di personaggi con problemi economici e familiari, che vivono in condizioni molte volte disumane, tematiche conosciute bene dall'autore. Nella visione tragicomica di Pirandello, infatti, l'uomo appare come una creatura smarrita, che cerca la verità e la luce ma non può arrivarvi.
La vera protagonista della novella “Paura” (nella versione teatrale prenderà il titolo de “La morsa”) è Lillina, donna sincera e appassionata, che si trova all'epilogo della sua relazione adulterina con l'amante Antonio. Il marito Andrea ha scoperto i due amanti e vuole vendicarsi di entrambi stringendoli in una morsa di accuse. In un dialogo serrato con la moglie, Andrea finge all'inizio di non sapere nulla ma con un incalzante gioco di allusioni e mezze parole, all'improvviso rivela la sua scoperta e violentemente aggredisce la moglie sopraffatta ed attonita, incapace di difendersi dalle accuse del marito, pure lui in fondo colpevole per averla trascurata. Lillina rimane sola di fronte alla volontà di vendetta di Andrea perché le viene a mancare anche il sostegno dell'amante Antonio che vigliaccamente l'abbandona alla furia del marito. Andrea caccia la moglie di casa proibendole di vedere per l'ultima volta i suoi figli e quando Lillina, che pure dice di continuare ad amarlo, disperata minaccia di uccidersi, con indifferenza la incita a farlo. Un colpo di pistola risuona nella stanza dove Lillina sconvolta è andata togliersi la vita e al sopraggiunto Antonio, Andrea dirà: «Tu l'hai uccisa!».
Nel terzo racconto, l’aver posto come titolo una semplice congiunzione condizionale, “Se...” che introduce un periodo ipotetico, sta a significare che il destino dell’uomo può cambiare a causa di eventi imprevedibili e casuali senza che lui ne abbia colpa o possa farci nulla. Il caso ribalta le situazioni ed è molto importante nell’opera di Pirandello i cui protagonisti sono sempre incapaci di imporsi sul mondo che li circonda. Il Caso è un imprevisto fuori dal controllo dall’uomo. Tutto esplode nell’apparenza del semplice 'fatto', che è, in realtà, la maschera dell’assurdo che l’autore ci vuole comunicare.

Lo spettacolo sarà replicato allo Spazio Santa Croce il 16, 17, 18 dicembre.

 

Dettagli

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In copertina:
Cagliari, Teatro d'autore 2012

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Dove e quando

Il "Teatro d'Autore" del Crogiuolo

  • Date : 27 Ottobre, 2012 - 18 Dicembre, 2012
  • Indirizzo: Spazio Santa Croce, via Santa Croce 49 - Cagliari
  • Sito web

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