Tamara de Lempicka. La regina del moderno
di // pubblicato il 21 Marzo, 2011
Moderna. È il termine che si utilizza più spesso per indicare lei e le sue opere, che in effetti moderne appaiono. Ma un solo aggettivo, seppur azzeccato, è forse riduttivo per descrivere la vita e l’arte di Tamara de Lempicka. A lei il complesso del Vittoriano dedica una mostra, curata da Gioia Mori, tra le massime studiose dell’artista, che presenta al pubblico ottanta dipinti e circa quaranta disegni, oltre a due filmati degli anni Trenta e decine di fotografie d’epoca che la ritraggono come un’autentica diva.

Nata a Varsavia nel 1898 o probabilmente poco prima (e non, come sosteneva lei stessa, nel 1902), la Lempicka compie il suo primo viaggio in Italia, seguendo la nonna. Siamo nel 1907 ed è il primo contatto con un paese che sarà determinante per la formazione del gusto della pittrice, grande appassionata dell’arte del Carpaccio ma attenta anche alla statuaria antica e al Rinascimento fiorentino. Il debutto come pittrice avviene nel 1922 a Parigi, dove Tamara si trasferisce col marito Tadeus Lempicki; a novembre espone infatti un ritratto al Salon d’Automne. Gli anni parigini gli danno l’occasione di approfondire la pittura dei grandi maestri del passato e soprattutto di Ingres, che stimolerà in lei la creazione di immagini dalle linee estremamente pure e quasi scultoree. Ma nella capitale francese frequenta anche gli studi di Maurice Denis e di André Lothe, che la porteranno invece a semplificare le sue tele e a rendere la composizione più equilibrata. Negli stessi anni la pittrice incontra inoltre Filippo Tommaso Marinetti, col quale progetta addirittura di appiccare il fuoco al Louvre. L’impresa fortunatamente non riesce, visto che l’auto di Tamara, che avrebbe dovuto portare i due al museo, era stata rimossa per divieto di sosta mentre il folle piano veniva messo a punto. L’incontro tuttavia risulterà determinante per l’artista, che nel 1925 vede ospitata a Milano la sua prima personale. Ed è probabilmente tramite Marinetti che la Lempicka conosce anche Enrico Prampolini e Guido Sommi Picenardi, compositore che l’artista ritrae in due opere.

Nel 1929 la Lempicka parte per gli Stati Uniti: la visione della moderna architettura è folgorante per la pittrice, che infatti inserisce molti dei simboli del progresso nei quadri di questo periodo: grattacieli, telefoni, automobili e transatlantici fanno sempre più spesso da sfondo a figure nude o coperte da abiti svolazzanti. L’artista riscuote ormai un successo internazionale, e non si limita alla sola pittura: si cimenta infatti anche nel cinema, nella moda (disegna per riviste specializzate e crea i modelli dei cappelli che indossa) e nella fotografia, visto che i più celebri fotografi dell’epoca fanno a gara per ritrarla. Tamara è ormai diventata un’autentica celebrità, una sorta di Greta Garbo dell’arte, una donna glamour ma anche estremamente forte ed emancipata, una donna virile (non a caso i primi quadri che espone riportano come autore un certo “Monsieur Lempitzky”), che guida l’auto, che fuma, che ama le donne (è rimasta celebre la sua relazione con Rafaëla, alla quale dedica una serie di tele ambigue e sensuali), che viaggia per il mondo. Cittadina del mondo è infatti la Lempicka: Parigi, gli USA, l’Italia, Vienna, Budapest ed il Sudamerica, dove l’artista trascorre gli ultimi anni della sua lunga e frenetica vita. Muore il 18 marzo 1980. La sua vita è corsa parallela al XX secolo, il secolo della modernità.
