Svegliando l’animo di molti a belle imprese

di Elisabetta Morici // pubblicato il 14 Dicembre, 2011

Ricordare Giorgio Vasari (1511-1574) in questo quinto centenario significa non solo ricordare un poliedrico artista che è stato architetto, pittore e grande disegnatore oltre che uomo di lettere, ma anche soffermarsi sulla grande eredità che ci ha lasciato come critico d’arte.  Con le sue Vite ha delineato la linea evolutiva delle arti che ancora oggi studiamo nelle nostre scuole, influenzando con le sue parole e la sua estetica il gusto dell’arte.
Pollaiolo battaglia di dieci uomini
La mostra che ad Arezzo è stata aperta a Settembre è quindi una opportunità unica per poter vedere una mostra che, partendo dalle parole dello stesso Vasari, si dipana attraverso le opere dei principali interpreti dell’arte che Vasari considerava fondamentali. Per questo motivo la curatrice Paolo Refice afferma che “è come se il curatore fosse lo stesso Giorgio Vasari” per una esposizione didattica resa prestigiosa dalla presenza di circa sessanta opere di artisti come Giotto, Duccio, Masolino, Masaccio, Donatello,  Piero della Francesca, Verrocchio, Botticelli, Leonardo, Andrea del Sarto, fino ad arrivare al sommo Michelangelo Buonarroti.
La mostra, allestita nella Basilica inferiore di San Francesco ad Arezzo, sotto le navate che conservano il prezioso ciclo di affreschi di Piero della Francesca, è chiara già dal titolo: Il Primato dei Toscani nelle Vite del Vasari, ovvero la filosofia che possiamo leggere chiaramente nelle due versioni de Le Vite scritte da Vasari, la Torrentiniana del 1550 e, soprattutto, nella Giuntina del 1568, nelle quali l’Aretino offre ai protagonisti dell’arte suoi contemporanei- ed oggi anche a noi- un vero strumento per svegliare “l’animo di molti a belle imprese”, come recita il sottotitolo. 
Masolino madonna del latte
Con le Vite ha fatto comprendere che l’arte è essenzialmente relativa, come osserva  il prof. Antonio Paolucci, e che ogni artista è in relazione con chi lo ha preceduto e condiziona chi viene dopo di lui; quindi, da questo assunto, ha costruito il suo disegno fiorentino- centrico: “ogni artista vale per sé , è in relazione con gli altri, porta più o meno consapevolmente il suo contributo al progresso delle arti, ma un disegno provvidenziale governa il vasto fenomeno e il risultato fatale, in certo senso inevitabile, non può essere altri che Michelangelo”(Paolucci). Bottticelli-madonnacolbambino1
La mostra è realizzata secondo l’ idea del Vasari per mostrare, in un insieme davvero unico, la sequenza dinamica della storia artistica dal Trecento al Cinquecento e che prende avvio dai precursori della maniera moderna e si conclude, attraverso tappe fondamentali, con l’arte del Buonarroti.
E’ una mostra che sarebbe piaciuta a Giorgio Vasari, uomo moderno e uomo di corte, che amava le innovazioni  e l’unione delle varie discipline; la suggestione che si coglie nel passare fra opere di alta fattura artistica è, difatti, amplificata dal testo registrato e sincronizzato con il percorso museale, fruibile con degli IPod, come se si ascoltasse la voce dello stesso Vasari che commenta e suggerisce anche attribuzioni che la moderna storia dell’arte ha, in parte, cambiato. Il commento musicale è di grande impatto e impreziosisce la visita con accenti sofisticati. Apparati multimediali interessanti e didatticamente ben fatti rendono possibile la mostra per un pubblico anche e soprattutto di non addetti ai lavori.
Naturalmente le stesse opere sono di grande spessore e bellezza, contando fra esse affreschi staccati, pitture su tavola e tela, sculture lignee, in terracotta,  marmi e bronzi, e naturalmente opere di disegno,il  padre di tutte le arti, come le parole di Giorgio Vasari ci insegnano: “tutte queste professioni et arti ingegnose si vede che derivano dal disegno, il quale è capo necessario di tutte, e non l’avendo, non si ha nulla. Perché, se bene tutti i segreti et i modi sono buoni, quello è ottimo”. 
Beccafumi madonna con bambino
E così anche le stampe, che permettevano di avere in bottega il materiale didattico utile all’insegnamento e che sono alla base della diffusione dei vari motivi. La stampa da bulino su rame di Antonio Pollaiolo con la Battaglia dei dieci nudi è una delle opere in mostra che il Vasari conosceva e ne fornisce  una descrizione puntuale ed attenta, piena di elogi per questo artista. La Madonna dell’Umiltà di Masolino degli Uffizi,  dipinta nel secondo decennio del Quattrocento,  è un‘opera di grande dolcezza, dove le linee del manto e della posa sono ancora legate alla pittura tardogotica, così come il colore che pare cesellato e rinettato proprio come il Vasari aveva affermato parlando di questo artista. La figura della Madonna è sottile e leggera sotto ad un mantello che le si attorciglia addosso, sottolineato con passaggi di luce altamente raffinati.  
Michelangelo cristo portacroce Dall’inizio del Rinascimento con Masolino e le sue eleganti innovazioni, possiamo passare ad un soggetto simile ma realizzato nella seconda metà del Quattrocento. E’ una Madonna con Bambino di Sandro Botticelli che fa bella mostra di sé, dopo il restauro eseguito recentemente: siamo di fronte ad una sorta di prototipo di una serie di fortunate repliche realizzate dal Filipepi, in cui il Bambino compie una torsione verso l’esterno della scena, quasi alla ricerca di qualcosa non visibile, mentre il dolce viso della biondissima Madonna è intensamente malinconico. In lontananza un paesaggio roccioso che emerge da una luce rarefatta che si irradia donando senso di spiritualità. Probabile opera di devozione privata, a giudicare dalle dimensioni contenute, era forse per un committente fiorentino, viste le caratteristiche della Madonna nei lineamenti e nei colori così cari al gusto della città. La mostra ci permette di rimanere sullo  stesso soggetto, dipinto qualche decennio dopo, probabilmente verso il secondo decennio del Cinquecento, dal pittore senese Domenico Beccafumi. E’ un olio su tavola che viene dalla Pinacoteca Nazionale di Siena con la sua cornice originale intagliata, dipinta e dorata con motivi a festoni di frutta. La Madonna questa volta è placidamente seduta ed assorta nella lettura, mentre il Bambino sembra agitarsi vivacemente sul suo grembo, ma tenuto saldamente dal braccio della madre. La scena è intima, rilassata, dove la Madonna appare come una signora di corte ammantata di velluto verde e l’ambiente interno si completa con una finestra aperta verso un assolato paesaggio urbano denso di architetture composte con rigorosa geometria. Siamo di fronte ad un dipinto che coniuga saldezza disegnativa ad una raffinata stesura di colori fusi in alternanze di toni, dove è possibile leggere l’arte del Cinquecento e le sue caratteristiche di Maniera, che hanno alla base la conoscenza classica, Raffaello e, naturalmente Michelangelo.  Stefanofiorentino testa di donna
Ed eccoci giunti a colui che secondo Vasari è l’artista insuperabile: Michelangelo. Il Buonarroti è testimoniato in questa rassegna con due opere, un dio fluviale in cera proveniente dal museo di Casa Buonarroti di Firenze, ed il Cristo Risorto della Chiesa di San Vincenzo Martire a Bassano Romano (Viterbo).  Datato 1514-16, è la prima versione del Cristo realizzato per la chiesa romana di Santa Maria sopra Minerva a Roma; una profonda vena nera che durante l’esecuzione era apparsa sul volto del Cristo aveva fatto interrompere il lavoro all’artista, successivamente concluso. L’iconografia è quella del Cristo risorto, dove il drappo retrostante rappresenta, probabilmente, il sudario che Cristo abbandona nel sepolcro dopo la Resurrezione.
La mostra è ricchissima e varia, cosa che la rende non solo piacevole ma anche aperta a letture su vari livelli. Le opere vengono da collezioni e musei  prevalentemente toscane, ma anche da Venezia, per il disegno di Leonardo da Vinci, da Bergamo, Genova, Roma  e Parigi; il prezioso frammento di affresco  che rappresenta una testa femminile,  attribuito a Stefano Fiorentino proprio dal Vasari e ancora oggi da buona parte della critica attuale (Tartuferi 2009), arriva dal museo Szépmuveszeti di  Budapest, testimonianza chiara della maestria di questo artista che Vasari definisce “scimia della natura” e ci informa che “disegnò molto meglio che Giotto”.  Vi invito quindi a visitare questo evento nel quale potrete ammirare e godere di questa lingua delle immagini secondo la dottrina vasariana che l’ha resa tanto grande, ovvero il nostro Rinascimento, portati per mano dai grandi artisti a cominciare da Duccio e Giotto, fino a raggiungere con Michelangelo, al colmo della perfezzione.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Antonio Benci detto il Pollaiolo, Battaglia di dieci nudi
    stampa da bulino su rame, ca. 1460-1462, Chiari (Bs), Fondazione Morcelli Repossi
  2. Masolino da Panicale, Madonna dell’Umiltà
    tempera su tavola, ca.1415-1420, Firenze, Galleria degli Uffizi
  3. Sandro Botticelli (1445-1510), Madonna col Bambino
    Collezione privata, Firenze (Coll. Luigi Grassi, Firenze)
  4. Domenico Beccafumi, Madonna col Bambino
    dipinto su tavola, tondo con cornice intagliata, ca. 1524, con cornice diam. cm. 98 (sup. dipinta diam. cm.68), Siena, Pinacoteca Nazionale
  5. Michelangelo, Cristo Portacroce
    Marmo, h. cm. 250, Bassano Romano (VT), chiesa del Monastero di San Vincenzo
  6. Stefano Fiorentino (Maestro di Chiaravalle) (sec. XIV), Testa femminile
    affresco staccato, cm. 27X15x5, Budapest, Stépmüveszeti Múzeum

In copertina:
Antonio Benci detto il Pollaiolo, Battaglia di dieci nudi
(particolare) stampa da bulino su rame, ca. 1460-1462, Chiari (Bs), Fondazione Morcelli Repossi

Catalogo: Edifir Edizioni Firenze

Mappa

Dove e quando

Il primato dei toscani nelle Vite del Vasari

  • Fino al: - 12 Gennaio, 2012
  • Indirizzo: Artezzo, Basilica inferiore di San Francesco
  • Sito web

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