Sul Passato Prossimo. Angels for This Era

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 03 Aprile, 2010

Nel 1987 Oscar Eustis, regista del Mark Tarper Forum di Los Angeles, impressionato dalla visione del lavoro drammaturgico di Tony Kushner, commissionò allo scrittore un’opera che riflettesse sull’impatto dell’AIDS nella comunità di San Francisco. Nacque così Angels in America, lavoro in due parti. La prima, Millenium approaches, andò in scena nel 1990 in forma di laboratorio e nel 1991 come spettacolo a San Francisco, e la seconda, Perestroika, l’anno successivo. Immediato fu il successo che consacrò Kushner, tanto da farlo inserire tra gli autori del Western Canon di Harald Bloom. Nel 2007, a vent’anni di distanza dalla nascita dell’idea in USA, si assiste alla sua prima messa in scena italiana grazie ai fondatori del Teatro dell’Elfo Ferdinando Bruni, già impegnatosi in passato nella traduzione italiana della seconda parte dell’opera per i tipi di Ubulibri, e Elio De Capitani che ne curano la regia.

Fantasia Gay su Temi Nazionali, sottotitolo dell’opera, evidenzia una riflessione sulle caratteristiche nazionali di libertà, giustizia, democrazia, tipiche del popolo americano, lasciando ampio spazio, però, anche ai problemi che possono incrinare la gioia di vivere e la fede nel progresso e nel miglioramento della condizione di vita, tratti tipici del così detto “Sogno Americano”. L’AIDS risulta esserne una minaccia, specialmente negli anni Ottanta dell’edonistica era del repubblicano Ronald Reagan, presidente in carica dal 1981 al 1989 per due mandati. Tematiche serie vengono affrontate nell’opera attraverso toni leggeri e piacevoli. Le impegnate riflessioni politiche si coniugano a forme accattivanti, rifuggendo sempre le tinte cupe e vittimistiche. Questo è lo stile di Kushner. Ed è così che l’influsso del “teatro epico” di Brecht, con cambi di scena a vista, si assomma all’amore per il trucco teatrale, con apparizioni e sparizioni dei personaggi. La fascinazione per lo stupore e la meraviglia non cela un richiamo alla cultura polisensoriale barocca. Barocca risulta essere la stessa New York degli anni Ottanta, città infinitamente grande e poliedrica, che appare disancorata sia da una morale religiosa sia da una politico-tradizionale. Si prevede, inoltre, nel lavoro di Kushner, che uno stesso attore debba recitare vari ruoli, molti dei quali spesso risultano essere en travesti; quasi esclusivamente parti maschili con donne en travesti, per creare indefinitezza, stupore e spiazzamento.

Angels in America presenta la storia di due coppie incrociate: quella omo di Louis (Umberto Petranca) e Prior (Edoardo Ribatto) e quella etero di Joe (Cristian Maria Giammarini) e Harper (Elena Russo Arman). Ad essi si aggiungono il personaggio di Roy M. Cohn (Elio De Capitani), ispirato all’omonimo, realmente esistito, principe del foro ai più alti vertici americani e responsabile della condanna di Ethel Rosemberg (Cristina Crippa) per spionaggio, durante la caccia al comunista del senatore McCarthy, e Mr Bugia (Fabrizio Matteini), agente di viaggi con toni swing e jazz da musical, àncora di salvataggio della Valium-dipendente Harper, affetta da allucinazioni. Gli universi religiosi si scontrano, mescolandosi con le ideologie dell’America dei padri fondatori e la morale corrente della New York 1980s. Da un lato la cultura ebraica progressista - non si dimentichi che Kushner appartiene ad una famiglia ebrea della Louisiana - di Louis e, dall’altro, quella restrittiva dei Mormoni dello Utah di Joe e Harper. Riflessione sulla morale, la politica, i problemi razziali di una società multietnica, dove l’AIDS diventa anch’essa una questione politica: è un teatro politico nell’accezione di invio di messaggi dalla società e per la società.

Si inizia con le prediche di un rabbino (Ida Marinelli) al funerale ebraico della zia di Louis, durante il quale Prior confessa al suo compagno di aver scoperto di essere sieropositivo. Un vero e proprio fulmine per Louis, programmatore alla Corte d’Appello di New York dove lavora lo stesso Joe, che di lì a poco decide di lasciarlo, impaurito dalla malattia, dal contagio e dal decadimento del corpo. Harper, affetta da disturbi di agorafobia, vive rintanata in casa, visitata da Mr Bugia, sorta di amico immaginario a metà tra reale e irreale e passa il tempo a fantasticare sui problemi della biosfera e del buco dell’ozono, mentre il marito Joe è sempre impegnato nel suo lavoro. Joe vive una vita di apparente felicità, infatti ha costruito tutta la sua esistenza e la sua posizione sociale occultando la sua omosessualità, in nome della virtù e rettitudine professata dalla Chiesa di Mormon. Di pochi scrupoli, invece, risulta essere Roy, bisessuale che scopre anche lui di essere affetto dall’AIDS, ma rifiuta ogni cura, nascondendo le sue perversioni sessuali dietro la facciata del buon repubblicano e cercando di spingere con tutte le forze Joe ad accettare un lavoro al Dipartimento di Giustizia a Washington, così da essere salvato dalla radiazione dall’albo. Prior, che invece ha deciso di curarsi, ricoverato in Ospedale sempre più malato, viene definitivamente abbandonato da Louis, il quale in poco tempo approfondisce la sua conoscenza con Joe, dopo che quest’ultimo ha abbandonato la moglie. A causa dei farmaci presi per le cure, Prior è soggetto ad allucinazioni che gli presentano spettri di avi dei secoli passati, quali Prior 1, uomo del Medioevo, e Prior 2, raffinato cicisbeo londinese del Settecento, che si preoccupano di accompagnarlo durante il suo iter di cura. 

Dialoghi accattivanti, con licenze morali al posto giusto nei continui insulti e riferimenti agli organi e alle pratiche sessuali, ammaliano e al contempo colpiscono lo spettatore, insieme a ritmici passaggi degli attori da toni seri a toni ironici. Un montaggio di scene prettamente cinematografico, di Bruni-De Capitani, riprende la semplicità di uno spazio già voluto minimale nel testo di Kushner, con le scene semiparapettate firmate da Carlo Sala. Esse, arricchendosi con le proiezioni video di Francesco Frongia e le luci di Nando Frigerio creano uno spazio contenitore del mondo intero, dal Polo Sud ai bar e ristoranti newyorkesi, da Salt Lake City al Central Park. Si risolvono così in maniera mirabile e avvincente le problematiche dovute ai frequenti cambi di scena presenti nella drammaturgia e al contempo si rende omaggio alla poetica dei devices, tanto cara al drammaturgo americano.

Le allucinazioni che consolano e impauriscono Prior conducono a conclusioni escatologico-spirituali. Le continue preoccupazioni dei vari personaggi per la fine del mondo e l’avvento del nuovo millennio si avverano. Un Angelo, che prima con la sola potenza della propria voce portava all’eccitazione erotica e all’erezione Prior, giunge a lui. Un mirabile effetto scenico, degno della tradizione barocca delle glorie e del deus ex machina di Euripide, annuncia l’arrivo dell’Angelo. Si rompono le pareti della camera di Prior e ecco che la Sfolgorante entità, attorniata da un luce calda, appare. Accompagnata da musiche da epilogo di tragédie-lyrique francese del Sei-Settecento, l’opera che ha riflettuto sulla molteplicità delle identità dell’uomo e della società conclude la sua prima parte.“Salute a te, o Profeta. La Grande Opera ha inizio. Il Messaggero è arrivato”.

 

Dettagli

Angels in America.
Fantasia Gay su Temi Nazionali
Prima parte: Si avvicina il Millennio

di Tony Kushner
regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
Compagnia Teatro dell’Elfo
coproduzione Teatridithalia –
Emilia Romagna Teatro Fondazione (2007)
Arena del Sole –
Teatro Stabile di Bologna dal 25 al 28 marzo 2010

Premio ANCT (Associazione Nazionale Critici di Teatro) 2007, 
Premio Ubu 2007 Attore non protagonista a Elio De Capitani, Premio Ubu 2007 Nuovo attore under 30
a Umberto Petranca, Premio Hystrio alla Regia 2008, Premio Eti-Gli olimpici del Teatro 2008 Miglior regia,
Premio Eti-Gli olimpici del teatro2008 Miglior spettacolo di prosa