Sud-Est. Steve McCurry in mostra a Milano
di - pubblicato il 05 Dicembre, 2009 in Mostre
I puristi dell'arte fotografica nel visitare la mostra Sud-Est di Steve McCurry, allestita all'interno del Palazzo della Ragione a Milano, probabilmente storceranno il naso, definendo il suo modo di fotografare e i suoi soggetti, eccessivamente “commerciali”.
Ma le immagini del fotoreporter - conosciuto in tutto il mondo per il ritratto di Sharbat Gula, la ragazza afgana apparsa nella copertina del National Geographic Magazine nel 1985 – sono volutamente accattivanti, sature di colore, scattate con il chiaro intento di catturare l'attenzione del visitatore, di veicolare un messaggio ben preciso, non tanto per essere apprezzate dal punto di vista artistico.

Come sottolinea Tanja Solci, curatrice della mostra, “è in scena l'anima di un grande artista che nel suo percorso creativo e professionale ha avuto la straordinaria capacità di entrare ed uscire dalla tragedia della guerra, uno scatto diventa simbolo di un momento storico, un ritratto acquista la forza di un'icona sacra. E se per un istante fossero i protagonisti di queste immagini a guardare noi?”.
La mostra espone i 30 anni più intensi della carriera di McCurry in oltre 200 scatti che raccontano volti, colori, paesaggi e luci, elementi che contribuiscono a spiegare l'identità di paesi come l'Afghanistan, l'India, il Tibet, la Birmania.

Ma di grande suggestione è pure la sezione dedicata alla guerra, con le foto scattate in Kuwait durante la Guerra del Golfo, che, immortalando le altissime fiamme dei pozzi di petrolio incendiati, danno una perfetta rappresentazione dell'orrore causato dai conflitti tra i popoli.
Così come le immagini dei bambini-soldato nei paesi asiatici ci inducono a riflettere sul dramma dell'infanzia violentata e dello sfruttamento dei minori.

A completamento della mostra anche una testimonianza diretta dell'evento che ha cambiato la storia dell'inizio del Terzo millennio: McCurry l'11 settembre 2001, si trovava nel suo studio a Manhattan, a pochi metri dalle Torri Gemelle, ed ha così avuto l'opportunità di scattare, foto sconvolgenti che documentano da vicino il dramma e la devastazione procurati dall'attentato.

La mostra è arricchita inoltre, dall'originalità dell'allestimento di Peter Bottazzi. Il percorso espositivo rompe il tradizionale rapporto frontale con il visitatore, che si muove tra i metaforici rami di alberi intorno ai quali ragazze afgane, monaci, bambini tibetani si animano in una fitta foresta dove tutto è sospeso, dove si arrivano a percepire i rumori e gli odori del luoghi rappresentati. Si diventa così parte intergrante della realtà narrata, mescolandosi alla bellezza del racconto fotografico e del mondo incontrato da McCurry.