Subodh Gupta

di Roberto Mariotti // pubblicato il 21 Gennaio, 2010

Subodh Gupta è uno dei massimi esponenti dell'arte contemporanea indiana che ormai da anni partecipa alle più importanti mostre internazionali.
Electa ha così deciso di dedicargli una ricca monografia, uscita in questi giorni nelle librerie, contenente la raccolta di tutti i lavori dell'artista dagli esordi dei primi anni '90 fino ad oggi, e concentrata, in particolare, sulla mostra There is always cinema allestita nel 2008 all'interno dell'ex cinema di San Gimignano, sede della Galleria Continua che ha curato il progetto della pubblicazione.
Cresciuto nell'area rurale di Bihar, Gupta rielabora attraverso la propria esperienza artistica, l'aspro contrasto tipico di un paese in cui coesistono la semplicità della cultura contadina e la complessità delle grandi metropoli indiane, che rappresentano la massima espressione della crescente globalizzazione urbana.
Il percorso personale dell'artista, che oggi vive a Delhi, diventa in qualche modo allegoria della situazione socio-politica attuale del Subcontinente asiatico, dove la dimensione rurale del villaggio cede velocemente il passo alla cultura cosmopolita. La rapida trasformazione del paese trova proprio nell'espressione artistica, la forma più congeniale di rappresentazione della propria identità pluralistica oltre che un linguaggio universalmente comprensibile per comunicare con il resto del mondo.
L'artista indiano utilizza un'ampia gamma di mezzi espressivi e la sua produzione spazia dalle sculture di grandi dimensioni, ai dipinti, dalle installazioni alle fotografie, dal video alle performance. Ma Gupta è conosciuto soprattutto per le sue originalissime sculture realizzate con oggetti riciclati. Usando materiali “poveri” quali secchi per il latte, utensili da cucina, pezzi di scooter e biciclette, come elementi di costruzione per le proprie opere, Gupta codifica la variegata e mutevole società indiana contemporanea e ne riflette tutte le complessità socio-economiche e culturali presenti al suo interno. Le monumentali installazioni realizzate assemblando centinaia di utensili in acciaio inox, ad esempio, riflettono il cortocircuito in atto tra cultura arcaica e moderna, tra tradizione e desiderio di cambiamento.

I testi critici presenti nel volume sono di Elio Grazioli e Nicolas Bourriad. Mentre il primo analizza criticmente il lavoro di Gupta, il secondo ci racconta come si è evoluto il suo personale rapporto con l'artista.

 

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