Stratford: un racconto di due città

di Luigi Conidi // pubblicato il 03 Ottobre, 2012

Ai nostri tempi di lotta all'evasione e di austerity, nel discorso pubblico si ritorna a far leva sul senso civico degli italiani (o a lamentare la sua presunta assenza). Lo stato di molte infrastrutture urbane, dei muri e degli angoli delle nostre città, ricordano impietosamente il proverbiale comportamento italiano, tanto attento alla cura degli spazi privati quanto uso a trascurare il pubblico, se non a danneggiarlo. Naturalmente si tratta di banali approssimazioni, non del tutto false, ma inutili ai fini di descrivere le realtà culturali di un paese. È quasi spontaneo servirsene, però, nel caso in cui ci si trovi a leggere la realtà altrui; semplificazioni e stilizzazioni del vero che – specie per migranti – fungono da bussole emotive, spaziali, interpersonali nei primi tentativi di comprendere un nuovo mondo.
Finestre, Stratford. Settembre 2010
E allora è facile, fra gli “italiani a Londra”, riscontrare una situazione quasi opposta a quella dell'Italia: una meticolosa igiene delle facciate, degli spazi condivisi, che va a scapito di quella degli interni, talvolta perfino dei sentimenti. C'è da diffidare anche di questi dati, per quanto ci sia nella cultura inglese una grande passione per le narrative che grattano la patina dell'apparenza, svelando una realtà nascosta, doppia. Si tratta del paese in cui è fiorita la cosiddetta letteratura “gotica”, le storie di fantasmi, e i gialli di Conan Doyle e Agatha Christie, così spesso incentrati su idilli cittadini e domestici con un macabro doppio fondo.
Il centro commerciale Westfield, con l'Orbit sullo sfondo. Settembre 2012
Dello stesso crimine si accusano spesso i progetti di gentrification: riqualificare aree urbane degradate trasformandole in inaccessibili quartieri di lusso, limitandosi a spostare le classi meno abbienti per le quali affitti e consumi diventano proibitivi. Nascondere la povertà e la disuguaglianza dietro a barriere di vetro e acciaio. È successo con Canary Wharf, centro finanziario sul Tamigi costruito sotto il governo Thatcher negli anni '80; si teme succeda con il nuovo progetto Stratford City, di recente sotto gli occhi del mondo intero per aver ospitato le Olimpiadi 2012.
Lavori al centro commerciale Westfield. Sullo sfondo sono visibili parti dello Stadio Olimpico, dell'Orbit e del Velodrome di Michael Hopkins. Settembre 2012
La cittadina di Stratford è una delle tante che, nel corso del diciannovesimo secolo, trovò un senso industriale nella Gran Bretagna delle ferrovie, accogliendo numerose fabbriche e diventando un importante nodo per trasporti pubblici e privati (ruolo che ancora detiene). È anche una delle tante strappate alla contea dell'Essex dalla crescita tentacolare della capitale britannica; nonché uno dei tanti luoghi a cui questi tentacoli, ritirandosi col declino dell'industria e l'esplosione del settore finanziario, hanno portato via molta ricchezza, e un po' di spirito. Per decenni, il paesaggio di Stratford è stato fatto di fatiscenti case popolari e capannoni abbandonati; per quanto non privo del fascino che a Londra sanno regalare tanti centri commerciali di quartiere, i quali – una volta varcata la soglia – si rivelano sorte di piccoli bazar.

Stratford City è un'iniziativa di dimensioni gigantesche, tesa a riconfigurare l'aspetto del quartiere assieme alla sua identità – e a sterilizzarli, alcuni direbbero. Si tratta infatti della costruzione di un intero nuovo complesso di appartamenti, uffici e servizi, assieme al centro commerciale più grande d'Europa, su una superficie combinata di diverse centinaia di migliaia di metri quadrati. Nel 2005, il progetto è stato integrato con quello del Parco Olimpico, e alcuni lavori fatti slittare per l'apertura dei giochi; l'area ha adesso il suo nuovo codice postale, E20. Come spesso accade in questi casi, le polemiche si sono incentrate sull'incompatibilità tra questi lavori e la vita degli abitanti di Stratford, e sul rischio di costruire una “cicatrice” nel cuore di un'area altrimenti impoverita.
Taniche in un cantiere, Villaggio degli Atleti. Maggio 2010
Dal punto di vista della privatizzazione degli spazi, alcuni sospetti si sono rivelati realtà già in fase di costruzione: polizia e servizi di sicurezza privati hanno tenuto sotto controllo i lavori, con la sola possibilità per i visitatori di seguire un percorso guidato attraverso il cantiere che, aperto durante i giochi, adesso è di nuovo off-limits fino a luglio 2013. Stratford City, per ora, esiste soprattutto coreografata dall'occhio della telecamera, nelle immagini delle Olimpiadi e nelle foto promozionali. Non sono mancati dibattiti anche sulle nuove opere architettoniche, e sul loro contributo alla cittadinanza (pare che alcune saranno demolite immediatamente nel post-Olimpiadi). La struttura più controversa è la torre ArcelorMittal Orbit, progettata dall'artista Anish Kapoor e dall'ingegnere Cecil Balmond. Una sorta di Tour Eiffel sanguigna, organica, instabilmente accasciata sul resto del parco, è ora l'elemento più prominente del panorama di East London con i suoi 115 metri di altezza. Nonostante l'aspetto insolito, in linea con le ricerche di Kapoor sull'esperienza di spazi sovrumani, la scultura va occupata e abitata: i visitatori possono salire su una piattaforma panoramica, e da lì ridiscendere per una lunga scala a spirale avviluppata al tronco della torre.
Vista sul Parco Olimpico dal centro commerciale Westfield. Al centro, lo Stadio Olimpico di Populous; a sinistra, la Torre Arcelormittal Orbit di Anish Kapoor e Cecil Balmond. Settembre 2012
Un altro edificio pregevole è l'Aquatics Centre, progettato dall'irachena Zaha Hadid, la quale ha firmato di recente anche il MAXXI a Roma. Il suo tetto irregolare e flessuoso intende ricordare il movimento dell'acqua, e dopo i Giochi diverrà probabilmente una mastodontica piscina per il quartiere. Meno iconici lo stadio dello studio Populous, e il Velodrome di Michael Hopkins; nei fatti, gli unici palazzi che al momento si possono contemplare da vicino sono quelli del Westfield Shopping Centre. Le eleganti facciate opache incarnano tutt'altro stile rispetto a un altro recente palazzo che è stato additato come inopportuno simbolo di sfarzo: lo Shard di Renzo Piano, grattacielo più alto d'Europa i cui dorsi di vetro vogliono moltiplicare e riflettere la città pulsante intorno, il cielo cangiante di Londra. Le metalliche pareti del centro commerciale, invece, sembrano temere la Stratford ancora degradata che le attornia, forse le minaccia; i capannoni, le baracche, i negozietti vengono assorbiti e inghiottiti dai muri di un quartiere ambizioso e affascinante, ma forse sordo alla realtà che lo ospita.

 

Traduzioni

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Finestre, Stratford. Settembre 2010 (© 2012 Luigi Conidi)
  2. Il centro commerciale Westfield, con l'Orbit sullo sfondo. Settembre 2012 (© 2012 Luigi Conidi)
  3. Lavori al centro commerciale Westfield. Sullo sfondo sono visibili parti dello Stadio Olimpico, dell'Orbit e del Velodrome di Michael Hopkins. Settembre 2012 (© 2012 Luigi Conidi)
  4. Taniche in un cantiere, Villaggio degli Atleti. Maggio 2010 (© 2012 Luigi Conidi)
  5. Vista sul Parco Olimpico dal centro commerciale Westfield. Al centro, lo Stadio Olimpico di Populous; a sinistra, la Torre Arcelormittal Orbit di Anish Kapoor e Cecil Balmond. Settembre 2012 (© 2012 Luigi Conidi)

In copertina:
Stadio Olimpico attraverso un cannocchiale. Settembre 2012 (© 2012 Luigi Conidi)

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