Storia di un quadro
di // pubblicato il 02 Giugno, 2011
Fra le manifesazioni realizzate in occasione dei venticinque anni di regno di Guglielmo II di Prussia e Germania (Friedrich Wilhelm Viktor Albrecht von Hohenzollern; Berlino, 27 gennaio 1859 - Doorn, 4 giugno 1941, l'ultimo iDeutscher Kaiser e ultimo König, che rimase al trono dal 1888 al 1918), la comunità tedesca organizza, nel 1913 a Pittsburgh, una grande esposizione del collezionista Hermann Raffke. Mostra che inizalmente passa inosservata, ma poi arriva il successo per un cabinet d’amateur di un artista pressoché sconosciuto, Heinrich Kurz.
Come in un infinto riflesso di specch, la tela raffigura lo stesso collezionista fra le sue opere mentre osserva dipinto che lo ritrae nell'identica situazione.
« (...) in questa tela non c'era nulla di piú toccante e, allo stesso tempo, di grottesco che il ritratto di quell'uomo tatuato in maniera mostruosa, un corpo dipinto che sembrava ossessivamente montare la guardia davanti a ogni ripetizione del quadro: uomo diventato pittura sotto lo sguardo del collezionista, simbolo nostalgico e irrisorio, ironico e disincantato di questo ‚creatore’ privato del diritto di dipingere... »
Però, a un attento esame, si evidenziano particolari per una sorta di „caccia“ alle varianti che tengono il lettore incollato alle pagine per cogliere gli indizi fino alla sorpresa conclusiva.
Fra i tascabili editi da Skira, doverosa segnalazione per questa ultima opera di Georges Perec che ci lascia un altro capolavoro di analisi artistica a cavallo dei due secoli e lo fa con minuziose descrizioni: la vita dell'eccentrico collezionista, le opere, le aste dove è netto il rifiuto tedesco all'arte americana.
Lo scrittore, (Parigi, 7 marzo 1936 - Ivry-sur-Seine, 3 marzo 1982), membro dell'Ouvroir de Littérature Potentielle, è universalmente noto per "La vita istruzioni per l'uso" (La vie mode d'emploi - 1978) che gli valse il Prix Médicis dello stesso anno e fu usato da Italo Calvino come esempio di iperromanzo. Vi si narra la vita degli abitanti di un'immobile parigino sito al numero 11 di Rue Simon-Crubellier (via immaginaria), composto da 10 stanze per piano su dieci piani a formare un "biquadrato" di 100 elementi descritto dall'autore « Immagino uno stabile parigino cui sia stata tolta la facciata... in modo che, dal pianterreno alle soffitte, tutte le stanze che si trovano sulla parte anteriore dell'edificio siano immediatamente e simultaneamente visibili.»