Storia del Teatro Arabo: dalla nahdah a oggi
di // pubblicato il 23 Dicembre, 2011
Il 2011 che sta per concludersi è già passato o forse passera alla storia per essere l’anno della così detta Primavera Araba. Dagli entusiasmi per gli avvenimenti di Piazza Tahrir, alle proteste in Siria, Algeria, Tunisia, dalla fine del regime di Gheddafi in Libia alle manifestazioni in Bahrain e persino all’inaugurazione del Royal Opera House di Muscat in Oman - fortemente voluto dal Sultano Qābūs bin Saʿīd Āl Saʿīd e già visitato dal Coro del Teatro Regio di Parma e dal Corpo di Ballo del Teatro alla Scala – quest’anno ha senz’altro indirizzato l’attenzione verso l’altra sponda del Mare Nostrum.
Tra le continue insicurezze relative a quale sia la prassi più onesta e corretta per l’integrazione dei ‘nuovi italiani’ nel tessuto socio-economico e culturale nostrano, basterebbe forse rileggere il passato e riconoscere l’importanza avuta dalla cultura arabo-islamica per tutte le civiltà del Mediterraneo moderno. Se Palermo, prima sede di un emirato e poi capitale del regno cristiano normanno, giunse ad una fusione e compenetrazione pacifica le due culture, forse non sarebbe sbagliato ripensare a questo storico esempio.
Proprio Palermo è la sede d’insegnamento di Monica Ruocco, docente di Lingua e letteratura araba presso l’Ateneo della città siciliana, autrice della prima sintesi della storia del teatro arabo pubblicata in lingua italiana.
Edito da Carocci, Storia del Teatro Arabo. dalla nahḍah a oggi (2010, p. 324) offre un utile lettura per chi voglia accingersi nella conoscenza dell’universo rappresentativo dei paesi di lingua araba, i cui intellettuali si distinsero, già dai secoli passati, per essere molto ricettivi nei confronti delle cultura europea. Dalla nahḍah, ovvero dalla “rinascita” che interessò i principali centri urbani – tra i quali Cairo, Alessandria, Beirut, Damasco e Aleppo – dalla fine del XVIII secolo Monica Ruocco ripercorre le significative vicende che hanno caratterizzato la drammaturgia araba sino ai nostri giorni, inquadrando bene i fenomeni all’interno della cultura di appartenenza e al contempo sottolineandone i collegamenti con le esperienze europee.
Il testo è articolato in quattro capitoli. Il primo, La nascita del teatro arabo contemporaneo, di carattere introduttivo, contestualizza la cultura teatrale del mondo islamico, indagando sul ruolo avuto dalle istituzioni religiose e scolastiche nelle sua formazione e sui contatti con il teatro europeo. Il secondo, L’evoluzione del teatro arabo: il modello del teatro egiziano, è riservato alle peculiarità delle forme drammaturgiche egiziane e all’analisi dell’apporto dato dallo Stato per la nascita del Teatro nazionale. Il terzo, Il teatro arabo tra Maghreb e Mashreq, è dedicato alle due grandi regioni Occidentale e Orientale nelle quali si divide il mondo arabo, evidenziandone analogie e differenze. Il quarto, Gli sviluppi del teatro arabo dopo il 1965, presenta le sperimentazioni e le avanguardie teatrali e anche la riscoperta delle tradizioni, tratti tipici dell’ultima parte del Novecento, soffermandosi poi sul teatro palestinese e sulle recenti tendenze.
Infine una ricchissima bibliografia ragionata e un’utilissima sitografia completano la pubblicazione.
Il teatro, luogo d’incontro fisico e mentale per antonomasia, può senz’altro essere in una delle possibili chiavi d’integrazione per creare la nuova società italiana.
Dunque, buona lettura e scoperta del teatro arabo.