Stille Nacht
di // pubblicato il 24 Dicembre, 2010
Silent Night, Stille Nacht o la “rivisitata” Astro del Ciel, da quasi ducecento anni ogni famiglia conosce e canta con parole diverse la medesima tradizione.
Scritta nel 1816 in sestine dal parroco di Oberndorf, Joseph Mohr e musicata nel 1818 dall’organista Franz Xaver Gruber, precettore ad Arnsdorf, Stille Nacht è uno dei più noti canti natalizi: tutti ne conosciamo le parole e almeno una volta le sue note hanno accompagnato il pranzo di Natale o fatto da sottofondo ai regali sotto l’Albero.
Non altrettanto nota è la storia.
Di sicuro sappiamo soltanto che il testo vide la luce quando Padre Mohr era curato a Mariapfarr e che la musica è stata creata due anni dopo: Fu eseguita per la prima volta la Notte di Natale del 1818 nella Chiesa di St. Nikolaus ad Oberndorf e Padre Mohr cantò la parte del tenore, accompagnando con la chitarra, mentre il Maestro Gruber intonò la parte del basso.
Ma è avvolto dal mistero ciò che riguarda la stesura del brano e la scelta della chitarra quale strumento.
Tra tutte le narrazioni orali, poi cristallizzate anche nei testi di storia della musica, quella che più colpisce e resta impressa lo fa più per il risvolto umano e per il valore simbolico che non per la parte musicale.
Si narra che nel tardo pomeriggio del 23 dicembre il Maestro Gruber era intento e terminare il presepe in fondo alla propria classe quando sentì bussare alla porta dell’aula. Quello che entrò era un disperato curato di campagna che portava una notizia sconvolgente: l’organo della Chiesa non funzionava per colpa di una famiglia di topolini, che aveva cercato rifugio dalla neve nella dispensa della parrocchia e che aveva trovato nella corda dell’organo il pasto preferito. Il rischio e la paura di un Natale senza musica avevano portato il curato e il suo vecchio mantello fino alla porta del precettore, nella speranza che i parrocchiani del primo ed i discepoli del secondo non fossero costretti ad una festa senza suoni.
Padre Mohr aveva con sè il testo di una poesia scritta due anni prima nella parrocchia paterna di Mariapfarr, ma mancava la melodia e lo strumento. Dopo aver discusso per ore senza trovare una soluzione, i due amici si assopirono, come per incanto.
Quello che successe in seguito trascende la realtà ed entra a far parte del mistero, della speranza.
All’improvviso si udì nell’aria qualcosa di nuovo, il suono delle corde di una chitarra, proprio quello strumento che il Maestro conservava nella sua soffitta e che si precipitò a prendere.
Era nato il Canto, rinasce ogni anno lo stesso giorno.