İstanbul Galata Mevlevi Müziği ve Sêma Gösterisi

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 18 Dicembre, 2010

Dopo la performance della danzatrice di Kuchipudi Shantala Shivalingappa dello scorso anno, il Teatro Comunale di Ferrara ha riservato per la stagione in corso un altro appuntamento dedicato alle danze non occidentali. Dall’India si passa alla Turchia. Il 4 dicembre scorso sul palcoscenico ferrarese l’aspetto più mistico e sublime del paese che sta a cavallo tra Asia e Europa, l’affascinante danza sacra dei dervisci Mevlevi del monastero di Galata a Istanbul, ha catturato l’attenzione degli spettatori.

Il Sufismo, dimensione mistica che esalta l’esperienza dell’Islam attraverso pratiche ascetiche, quali la vita monastica, il celibato e l’osservanza della povertà in totale abbandono alla provvidenza divina, è alla base della nascita della figura dei dervisci.

I dervisci - dal farsi درویش (darwīsh), letteralmente “colui che apre le porte”- uomini dediti interamente all’Islam, vivono raggruppati in confraternite, diffusesi durante i secoli in tutti i paesi islamici, ognuna delle quali si differenzia dalle altre per una particolare via (in arabo طريقة : tariqa) intrapresa, “sorta di pedagogia spirituale” (Kassim Bayatly), utile al congiungimento col massimo bene che è Allah. Ognuna di tali confraternite nell’invocazione di Dio – in arabo ذکر (dhikr), elemento che accomuna tutte le pratiche sufi – adopera particolari strumenti e pratiche che si differiscono tra loro, tra i quali, nel caso dei dervisci Mevlevi, il canto e la danza.

L’ordine dei dervisci Mevlevi fu fondato nella città di Konya, attuale Turchia, nel XIII secolo dai seguaci di Jalāl ad-Dīn Muḥammad Rūmī (جلال الدین محمد رومی), mistico e poeta di origine persiana. La tradizione vuole che Rūmī un giorno, passato per la piazza del mercato, udendo l’invocazione “ C’è solo un dio che è Allah e Maometto è il suo messaggero” (لا اله الا الله محمد رسول الله) mosso da immensa gioia e commozione abbia iniziato a roteare su se stesso. Da qui si fa risalire la nascita del rituale del Sêma – letteralmente “ascolto” - compiuto dai dervisci Mevlevi per esperire il proprio dhikr.

Nel Sêma Gösterisi la danza e il canto svolgono la funzione di aiutare gli oranti ad entrare in comunicazione con il divino sino al raggiungimento dell’estasi mistica, nella quale il totale ricongiungimento dell’uomo a Dio si manifesta con la perdita dei sensi e ogni azione risulta essere non dettata dalla coscienza. In tale rito, la cui l’efficacia oltre a manifestarsi sugli attuanti si riflette anche su chi osserva, i vorticosi giri dei dervisci esprimono, attraverso il loto movimento armonico, il ritrovato equilibrio dell’Universo, dato dalla comunione col sommo Creatore.

Il Sêma nella sua complessa e stratificata simbologia, rifacentesi direttamente alle concezioni escatologiche coraniche, si struttura in differenti parti.

Si inizia col il naat, preghiera intonata da un derviscio al profeta Maometto per poi passare al taksim, libera improvvisazione ritmica dei suonatori guidata dal ney che conclude la prima parte. Nel devr-i veled, i dervisci s’inchinano ripetutamente e, predispostisi in un'unica fila, iniziano una processione. A questo punto, spogliatisi dei loro mantelli neri e ottenuta la benedizione dal loro sheikh, guida e figura indispensabile in ogni confraternita sufi, agiscono la parte centrale del rito, costituita da quattro selam. Procedendo sempre con il piede destro, i dervisci incominciano a roteare in senso antiorario. Dapprima incrociate sul torace, le braccia delicatamente scivolano sull’addome per poi risalire e librarsi in aria. Il braccio destro è proteso col palmo verso l’alto, mentre quello sinistro, guardato in maniera fissa dal derviscio rotante, verso il basso, a simboleggiare l’unione tra cielo e terra. Le balze l’ampia gonna bianca ondeggiano formando dei motivi visivi cadenzati, mentre la testa leggermente inclinata verso destra, sormontata dal copricapo bruno, sottolinea la direzione dei giri.

Durante la sacra danza lo sheikh procede attorno ai dervisci sino a porsi al centro dello spazio agito, dove inizia a girare lentamente nel medesimo verso dei dervisci. Si configura e rappresenta, così, l’armonia dell’Universo. I dervisci, rappresentanti la luna e i pianeti, entrano in comunicazione armonica con lo sheikh, il sole, faro ed esempio di verità al quale tutti loro devono attingere, offrendo la loro preghiera ad Allah.

Ognuno dei quattro selam pronunciati si riferisce, inoltre, a una particolare simbologia. Il primo rappresenta il riconoscimento di Dio, il secondo il riconoscimento della Sua esistenza unitaria e indivisibile, il terzo l’estasi e l’intera esperienza sensoriale. Infine l’ultimo, quando lo sheikh si unisce alle danze, sta a indicare la pace raggiunta dal cuore umano, grazie alla mistica unione con la divinità. Poi la cerimonia si conclude con un altro taksim.

Dalla loro fondazione la fortuna dei dervisci Mevlevi accrebbe sempre più nel tempo. Grazie al sultano Mehmet I (1382-1421) - figlio di Bayezid I e della Valide Sultan Devlet Hatun, discendente di Rūmī da parte di madre – l’ordine si affermò quale importante e precipuo elemento religioso dell’Impero Ottomano. Il sultano, elargendo ingenti doni all’ordine e promuovendone la diffusione in tutte le parti dell’Impero, inaugurò una pratica seguita da molti dei suoi successori e che permise, così, al Sêma Gösterisi di essere esperito sino ai nostri giorni.

Giunte sino a noi, occidentali perennemente voraci del mistero d’Oriente, le sacre danze dei dervisci Mevlevi, già decantate e apprezzate dallo stesso padre dell’estetica del balletto romantico Théophile Gautier, ci ricordano l’alto valore di questa forma di espressione umana che prima di essere arte fu preghiera e atto di culto.

 

Dettagli

In foto:

İstanbul Galata Mevlevi Sêma Gösterisi
© Nathalie Ritzmann

İstanbul Galata Mevlevi Sêma Gösterisi
 © Nathalie Ritzmann

İstanbul Galata Mevlevi Sêma Gösterisi
© Nathalie Ritzmann İstanbul Galata


Mevlevi Müziği ve Sêma Gösterisi
Danza, Musica e Rituale dei Dervisci


direttore/sheikh Nail Kesova


dervisci rotanti
Baydar Serhat Hilmi,
Boluğur Kadir,
Giovanni Di Cicco,
Gürsoy Murat,
Kanberi Murat


musicisti

tamburo e voce
Öksüz Mustafa Aydın

ney Öksüz Ahmet Cemal

kanoun Yiğit Utku

voce Ünal Ferda Cengiz

kamancha Altınöz Ismail Sedat

koudoum e voce Gürez Selçuk



4 dicembre 2010, Teatro Comunale, Ferrara

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: Teatro Comunale, Corso Martiri della Libertà 5, Ferrara
  • Sito web