Splendori del Barocco defilato, un felice progetto di un ateneo defilato

di Marica Guccini // pubblicato il 12 Agosto, 2010

Chi conosce Iperuranio non si stupirà del favore con il quale accogliamo sin dal titolo questo evento dell’estate fiorentina.
Voluta per celebrare il XXV anniversario della nascita dell’Università degli Studi della Basilicata, la mostra giunta il 24 luglio scorso a Palazzo Medici Riccardi, ha esordito nel 2009 nella sua terra d’origine, suddivisa tra le sedi di Potenza e Matera.
Un team di giovani studiosi guidato da Elisa Acanfora e patrocinato dai principali enti preposti alla conservazione del patrimonio culturale in questione (Regione Basilicata, Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata, Comune di Potenza, Comune di Matera e Fondazione Carical) si è spinto in un’inedita impresa di studio e di riscoperta del barocco e del rococò sviluppatisi in Basilicata e ai suoi confini, ad opera di artisti lucani e pugliesi attivi nella regione.
Il capillare lavoro di studi sul territorio promosso dall’ateneo lucano ha reso possibile presentare oggi al grande pubblico dipinti e sculture lignee letteralmente disseminati nei vari comuni della regione, conservati nei musei e recuperati dai depositi censiti.
Se il catalogo edito da Mandragora con le sue 312 pagine rappresenta già da ora il testo di riferimento fondamentale se non esclusivo sull’argomento, ciò da la misura di quanto il compito principale dell’università sia stato compiuto: creare studiosi capaci di censire, studiare, comprendere, valorizzare e pubblicizzare il proprio territorio.

E veniamo dunque alla mostra accolta dal prestigioso palazzo fiorentino.
Innanzi tutto va spiegato il motivo della scelta di fare “espatriare” per la prima volta queste opere collocandole proprio, seppure temporaneamente, a palazzo Medici Riccardi. Qui, come tutti ricorderanno, la grande volta della grande Galleria accoglie da oltre tre secoli il tripudio coloristico dell’Apologia della famiglia Medici, dipinta sul finire del Seicento dal grande pittore napoletano Luca Giordano, rendendo pertanto la sede espositiva tematicamente appropriata a presentare le opere del barocco meridionale.
Secondo elemento da chiarire prima di lasciarsi alla fruizione delle opere è la scelta del titolo mutuato da un breve racconto di Ermanno Olmi che, durante la visita nella città di Altamura (Matera), sorpreso e commosso dai valori umani di questa “Italia defilata”, non mancò di mettere su carta le sue impressioni.
Partendo da qui l’intento dichiarato da chi la mostra l’ha curata interamente e durante il corso di tutte le ricerche, è stato quello di definire i valori figurativi di questa felice stagione artistica perlopiù ancora sconosciuta. Ciò che si è voluto mettere in luce è una situazione artistica e culturale defilata ma non periferica. Se defilato infatti è ciò che si trova lontano rispetto al grande centro, non mancando tuttavia di meriti e sostanza, lo stesso non si può dire per il termine “periferico” in arte sempre utilizzato per descrivere fenomeni artistici di secondaria importanza, e non è questo il caso delle opere della florida stagione del barocco lucano.
È evidente osservando queste opere come esse siano l’espressione di una cultura ad hoc, messa a punto seguendo le caratteristiche del territorio nel quale è sorta. Qui, dei margini di libertà sconosciuti alla cultura aulica dei grandi centri organizzati attorno a corti e accademie come Roma, Firenze ma anche Napoli, hanno permesso agli artisti di operare secondo soluzioni particolari ed eterogenee rispetto agli altri centri di produzione artistica.
Proprio il suo essere “defilato” ha fatto del territorio lucano un luogo fecondo per le sperimentazioni e le bizzarrie degli artisti qui attivi che, sovente, giungono sino alle regioni vicine offrendo una valida alternativa all’arte locale.
Oltre all’ampio nucleo di pitture, risulta interessantissimo anche quello di sculture lignee, opera di artisti napoletani attivi nella regione, ma anche pugliesi e lucani che hanno avuto qui modo di esprimere la propria arte particolare.

La scelta di tenere conto e di esporre in mostra pezzi dalla paternità il più delle volte certa in quanto firmati e datati, è indispensabile nell’ottica scelta d’offrire primi importanti punti fermi sui quali si potranno articolare, in seguito, nuove ricerche in merito.
La mostra lucana, d’adozione fiorentina, sembra quindi avere tutte le carte in regola per essere un evento da non perdere perché non vuole, come consueto, dare una luce sempre più approfondita ad opere o vicende artistiche ormai note, bensì ci da la possibilità di saggiare e gustare per la prima volta qualcosa di nuovo.

Le biografie di 157 artisti completano un percorso inedito ai più, che potremo visitare per tutta l’estate sino al prossimo 5 settembre.

 

Dettagli

In foto:
Copertina del catalogo edito da Mandragora

Mappa

Dove e quando

  • Date : 24 Luglio, 2010 - 05 Settembre, 2010
  • Indirizzo: Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 3, Firenze
  • Sito web

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