Speed Limits, il fascino incessante della velocità

di Giorgia B. Soncin // pubblicato il 15 Settembre, 2010

Era il 1910 quando Umberto Boccioni dipingeva una delle molteplici versioni de La Città Che Sale, dipinto che sarebbe successivamente divenuto emblematico dell'Avanguardia Futurista nonché "sintesi visiva" di quelli che ne furono i pilastri cognitivi e ideologici.
Un anno prima, nel febbraio del 1909, sul supplemento letterario alla rivista francese Le Figaro, veniva pubblicato il Manifesto del Futurismo, redatto da Filippo Tommaso Marinetti, portavoce di un movimento che avrebbe ricondotto la storia dell'arte alla storia sociale e tecnologico- scientifica del Novecento. Il cuore del Manifesto consisteva nella stretta relazione tra l'élan vital di un'epoca dominata dalle nuove scoperte, dagli echi della rivoluzione industriale degli anni precedenti e dalla fascinazione per la contemporaneità, il dinamismo e la velocità nonchè dalla volontà degli artisti, come sottolinea Renato Barilli in un suo saggio, di "ragionare in termini globali" coinvolgendo nel discorso estetico l'intera "rete sensoriale".

Settembre 2010: A cento anni da questa esperienza meta- artistica una mostra dal titolo Speed Limits inaugura al centro di ricerca Wolfsonian F.I.U. (Florida International University) di Miami con lo scopo non solo di celebrare questa importante data ma anche di esplorare, ad oggi, l'effettivo ruolo che la velocità e il dinamismo in tutte le sue forme, hanno avuto e hanno nella vita moderna; dalla quotidianità all'architettura, passando attraverso l'interazione della tecnologia con il corpo e con la mente umana.
La mostra, organizzata anche in onore del quindicesimo anniversario del Wolfsonian in collaborazione con il C.C.A. (Canadian Centre for Architecture) e curata da Jeffrey T. Shnapp costituisce una riflessione sull'eredità futurista della celebrazione della velocità attraversando l'arte, la letteratura e spingendosi fino all'architettura e al design urbano per poi giungere alle tematiche più vicine alla vita quotidiana.

Come sottolinea Marianne Lamonaca (Associate Director for Curatorial Affairs and Education presso il centro), la mostra mette in rilievo alcuni degli aspetti fondamentali della nostra vita quotidiana come il concetto di "ubiquità" di tutti gli strumenti di comunicazione portatili ma non solo, addentrandosi in molti temi della quotidianità; elementi della vita di ogni giorno apparentemente disgiunti che tuttavia, a ben guardare costituiscono due facce della stessa medaglia.
Proprio per questo motivo la mostra scava in maniera trasversale nei diversi strati che si sovrappongono dalla superficie al nucleo della nostra società prendendo in considerazione anche differenti "supporti" mediatici e differenti "oggetti d'uso" più o meno comune che racchiudono comunque una forte valenza simbolica legata allo scorrere del tempo e all'avvicendarsi di epoche ed abitudini diverse.

Fotografie, documentari, manifesti, installazioni audio-video, dipinti, libri, orologi... tutto ciò che potrebbe essere fondamentale se dovessimo improvvisamente salire sulla mitica De Lorean di Ritorno al Futuro e attraversare, in un unico viaggio, il passato e il presente, cercando anche, alla fine, di aprire uno spiraglio sui prossimi decenni.

Partendo quindi dal tema Futurista della velocità la mostra è concepita come una traslazione di questo nella contemporaneità indagandone e mettendone in luce tutti gli aspetti e snodandosi in cinque ambiti di studio differenti.
Punto di partenza è ovviamente il tema del transito, inteso come flusso umano nelle città ma anche come circolazione di informazioni e di energie. Un esempio sono le fotografie di John Veltri scattate nella New York degli anni Trenta, emblema della metropoli in continuo movimento e cuore di un network incessantemente in crescita a cui si affiancano stampe realizzate da Benton Spruance appartenenti alla stessa epoca.

Sono proprio queste stampe, dallo stile secco ed estremamente attuale che sembrano agire da trait-d'union tra la sezione dedicata al concetto di traffico e quella successiva, dedicata alle costruzioni e ai processi di creazione di un environment "contemporaneo" che abbraccia le strutture abitative così come gli edifici pubblici. Anche qui sono le immagini a parlare e a narrare storie mostrando, passo dopo passo, i momenti di costruzione dell'Irving Trust Building, della Torre Eiffel e del palazzo della televisione cinese Rem Koolhaas: in viaggio tra New York, Parigi e Pechino per fornire una visione intercontinentale di come lo stesso fenomeno si sia presentato agli estremi opposti del pianeta.

La terza sezione della mostra indaga invece il tema dell'efficienza: della produzione nel corso del tempo da un duplice punto di vista pubblico e domestico. E' qui che il percorso espositivo entra nel merito dell'interior design e della vivibilità dello spazio oltre a considerarne il ruolo fondamentale nell'ambito lavorativo.
Ancora una volta entrano in gioco l'architettura, il concetto di progetto funzionale tipico del Ventesimo secolo documentato anche qui da una serie di fotografie di anni differenti.
Al centro di tutta l'evoluzione descritta sopra ed elemento fondamentale nella concezione della velocità e del movimento spaziale è il tempo, misurato con differenti strumenti figli della tecnologia e al tempo stesso dell'estetica: una collezione di orologi e una di strumenti funzionali alla misurazione della velocità e del movimento che una volta quantificati vengono rappresentati a prova di un tempo che riflette sull'uomo e sull'ambiente il proprio moto.

Ultima sezione della mostra, a conclusione di un affascinante attraversamento che va dallo studio dell'impatto della velocità sull'ambiente fino a quello sull'individuo, è quella dedicata alla relazione tra corpo e mente, molto attuale, fondamentale aggiungerei, in un periodo di piena dicotomia tra il dinamismo positivo e pro-positivo che ci viene messo a disposizione dagli stimoli continui che riceviamo e quello negativo, fatto di bombardamenti mediatici, sostanze nocive e abusi.
In tutto ciò è il corpo stesso che diventa fertile terreno di evoluzione e di sperimentazione, il corpo stesso che subisce modifiche nella sua forma esteriore dettate molto spesso da cambiamenti nello stile di vita e nella forma mentis degli individui. Un corpo sempre più tecnologico e potenzialmente stimolato da sostanze che ne aumentano la reattività.
Un corpo il cui dinamismo evoca, per chiudere il cerchio, quello del cavallo ne La Città Che Sale di Umberto Boccioni e che, come sosteneva il Manifesto del Futurismo, è prova del legame che da sempre intercorre tra le arti e le evoluzioni dell'epoca che ne ha visto la crescita.

 

Dettagli

  • R. Barilli, L'arte Contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze, Feltrinelli, Milano 2005

Mappa

Dove e quando

  • Date : 17 Settembre, 2010 - 21 Febbraio, 2011
  • Indirizzo: The Wolfsonian-FIU 1001 Washington Avenue Miami Beach, FL 33139
  • Sito web

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