Sotto i NYC Skyscrapers: Coppélia del Ballet de Bordeaux per La Fenice di Venezia
di // pubblicato il 24 Luglio, 2010
Il celebre balletto Coppélia (1870) - ultimo epigono della tradizione fiorita al teatro parigino dell’Opéra durante tutto l’Ottocento, soggetto ispirato al librettista Nuitter dalla novella gotica Der Sandmann di Hoffmann - ha debuttato il 21 luglio al Gran Teatro La Fenice di Venezia.
Impegnato nella realizzazione è un ensemble di tutto rispetto, il Ballet de l’Opéra National de Bordeaux, diretto da Charles Jude. Già étoile a Parigi sotto Nureyev, il coreografo/regista dona al titolo in questione una nuova veste accattivante, ironica, più vicina all’immaginario e ai miti contemporanei; inserendosi così nel solco di altre personalità del mondo coreografico che ne hanno riattivato la vis drammaturgica, come ad esempio Roland Petit.
L’offerta è arricchita, inoltre, dell’esposizione presso il complesso delle Sale Apollinee delle tele di Susanna Storch che ritraggono i danzatori durante le prove del balletto svoltesi a Bordeaux.

Questa volta le raffinate e sinfoniche musiche di Léo Delibes si sposano ad una ambientazione tutta United States, rifiutando la città della Galizia est-europea, tipica della versione tradizionale del balletto di Arthur Saint-Léon, primo coreografo dell’opera. Le mirabili scene di Giulio Achilli presentano una piazza con tanto di pompe di benzina, motocicletta rossa fiammante parcheggiata e fastwood restaurant. Sul fondo appare una veduta dei grattacieli newyorkesi con tanto di Empire State Building. E così, Swanilda (Oksana Kucheruk) diventà Swanie, Frantz (Igor Yebra) diventa il marinaio in libera uscita Fonzy. Un atmosfera ricca di richiami ai ritmi boogie-woogie degli anni ‘50, animata da marinai, girls americane e cameriere con cappellini e vassoi nei costumi ideati da Philippe Binot.
Charles Jude per creare il ruolo di Coppelius, da lui stesso interpretato, abbandona i panni dell’artigiano tratteggiando un personaggio schivo, a metà tra un gangster che veste in gessato e cappello bianco e un solipsista misantropo; abitante di un skyscraper così alto, tanto da poter ammirare stelle e pianeti dal proprio attico, sede del suo misterioso laboratorio, raggiungibile ovviamente in ascensore.

Al centro dello sviluppo del balletto rimane, come di consueto, l’innamoramento di Frantz/Fonzy per la bambola Coppelia, diabolico frutto della mente di Coppelius, alla quale il losco personaggio vorrebbe donare la linfa vitale, sottraendola proprio al giovane marinaio. Anche se, a dire il vero, è il fascino per quest’aria da musical, con richiami al gusto vintage per gli abiti anni cinquanta e alle danze allora in voga quali twist, boogie- woogie e rock n’ roll che caratterizza la Coppélia di Jude. Ciò non toglie, però, che vengano conservate sapientemente le forme chiuse tipiche da gran titolo del repertorio. Infatti, pas de deux, grand galop, variation, quadrilles, sono sapientemente amalgamati tra scene pantomimiche ispirate a situazioni di film coevi e a movimenti accattivanti tipici da chorus line.

La perizia tecnica dell’ ensemble bordolese e le raffinate citazioni che spaziano da Giulio Romano a William Blake dei pannelli di Achilli creano un insieme fresco e piacevole, in grado di garantire un rinnovato interesse verso il repertorio ballettistico ottocentesco. Debito, questo, di Jude verso il suo gran maestro Rudolf Nureyev, da sempre interessato nello sviluppo e nell’allargamento del repertorio. Infatti, sin dall'inizio del suo insediamento quale direttore del corpo di ballo a Bordeaux nel 1996, Jude ha portato la compagnia ad ampliare il numero dei lavori prodotti, accogliendo sia opere ottocentesche quali Giselle, Il lago dei Cigni, pezzi diaghileviani che lavori di coreografi modern o contemporanei quali Paul Taylor, Carlotta Ikeda, Mauricio Wainrot.

Ma la Coppélia del Ballet de Bordeaux accoglie in sé una nota beffarda e raccapricciante. Infatti, mentre Swanie e Fonzy, ormai lasciato il laboratorio, festeggiano la loro unione assieme agli amici in danze ironiche e seducenti uniti ad accademici grand pas, ricco di lift e tour, Coppelius è squartato e dilaniato proprio dagli automi e dalle macchine che aveva creato. Forse grazie a questo aspetto, piccolo ma significativo, il balletto di Jude si ricollega al gusto gotico della novella di Hoffmann più di quanto non lo sia stato l’originale parigino del 1870?