Sono solo canzonette ma a suonalle!
di // pubblicato il 16 Gennaio, 2011
Sono solo canzonette ma a suonalle!
Questo lo diceva il chitarrista dei Magical Mistery Group una sera di novembre al Teatro Storico di Osteria Nuova, in collina sopra Firenze.
Sette canuti un po’ attempati (ma è tutta apparenza), con il frontman che a tempo perso fa la controfigura a Guccini, formano una favolosa band fiorentina che da anni ormai ha il prezioso vizio di portare alla perdizione giovani e meno giovani, convinti come sono che i Beatles non fossero un gruppo ma un evento sacro.
Una serata con loro passa proprio bene e il consiglio è quello di andare a sentirli quando ci sono perché si impegnano sudano e sono bravi e di anime così ce ne vorrebbero molte di più.
I Magical Mistery non sono soli al mondo, per fortuna: altri maniaci fedeli alla linea si aggirano sui palchi ma con scelte differenti.
Chi sarebbero oggi i Queen senza i Killer Queen o gli U2 senza gli Ultraviolets? Nessuno, ve lo dico io.
Ma il contagio è vasto e vede i patavini The Trash Mode contro i Depeche Mode, i Crazy Diamonds, gli Echoes e i Pigs on the Moon contro i Pink Floyd e ancor più nello specifico addirittura un the Wall Tribute Project finalizzato alla riproposizione di questo solo album.
Parlare di cover è riduttivo, anzi non ha proprio senso: qui siamo nella terra degli omaggi.

Perché su quel palco c’è una passione incondizionata, tanta quanto ce ne vuole dopo una giornata di lavoro a chiudersi in un garage o per provare Yesterday o Bloody Sunday per la quindicesima volta in una settimana perché fra due giorni c’è il concerto. Per non parlare poi dell’amore delle fidanzate dei membri della band, donne pronte a convivere per sempre con un sentimento incontrovertibile, indiscutibile.
Meccaniche arcane guidano un giovane musicista a trasformarsi da mero riproduttore di brani del gruppo preferito a perfetto emulatore, a diventare ricercatore quasi infinito del particolare, sempre pronto a carpire l’essenza dell’idolo. Si parla di una filologia così estrema da raggiungere l’imitazione perfetta di quel concerto in quel determinato tour.
Una vita DEDICATA cui deve andare il nostro più profondo rispetto per lo sforzo e la costanza di non lasciare mai, anche quando il ciclo giornaliero spingerebbe i sogni a cercarsi un cassetto.
Sabato otto gennaio la città di Firenze si è nettamente divisa su tre fronti, quelli che non gliene frega niente (ma sono pochi e nono sono simpatici, diciamocelo), quelli che al Viper si sono lanciati con i Killer Queen in vocalizzi alla Bulsara su Boehemian Rapsody e quelli che With or Without you se ne sono andati alla Flog a sentire gli Ultraviolets.
È stato un fine settimana da scontro finale per gli incerti, perché in occasioni come queste si sceglie col cuore.
Per affezione e per una lunga storia che non sto qui a raccontare (il mio primo incontro, ovvero la mia prima volta fu all’Osmannoro in un localino vicino alla Metro) la scelta è caduta sull’irlandese con Max alla voce (già Achtung Babies), Padrino alla chitarra, Lurenz al basso e Ado alla batteria.
È stata anche l’occasione per festeggiare i dieci anni di attività e di leggenda di questa band di brava gente.
Onore e gloria ai nostri eroi.