Soirée Forsythe per il CCN – Ballet de Lorraine
di // pubblicato il 12 Marzo, 2011
Sono stati gli accattivanti formalismi della Soirée Forsythe, firmata CCN – Ballet de Lorraine, a inaugurare l’8 marzo scorso Danza Primavera, seconda sezione della stagione di danza del Teatro Comunale L. Pavarotti di Modena. La serata è stata poi conclusa dall’ensemble lorenese con Duets, coreografia di Merce Cunningham (1919-2009); nata nel 1980 per sei coppie di danzatori sugli arrangiamenti di John Cage dalle percussioni bodhrán – tamburo tradizionale irlandese - di Peadar e Mel Mercier.
Di William Forsythe (1949), autore premiato lo scorso anno con il Leone d’Oro dalla Biennale Danza di Venezia, è stato proposto un trittico rispecchiante la sua ‘prima maniera’, costituito da: Steptext, The Vile Parody of Address e The Vertiginous Thrill of Exactitude.

Dal 2000 diretto da Didier Deschamps, il Centre Chorégraphique National – Ballet de Lorraine - ensemble fondato nel 1978 a Nancy come Ballet Française Théâtre de Nancy, guidato in passato da prestigiosi nomi, tra i quali Patrick Dupond, Pierre Lacotte e Françiose Adret, e in seguito divenuto centro coreografico – modificando nel tempo la sua vocazione originaria, basata prioritariamente sulla messa in scena del repertorio classico, accoglie oggi lavori di matrice contemporanea con i quali la compagnia - seppur di formazione accademica - si mette in gioco attraverso codici coreografici differenti.
Prova di fuoco e tappa obbligata di una compagnia amante del rischio e dell’innovazione, non paga dei grands ballets ottocenteschi, risultano essere pertanto le creazioni del primo Forsythe: quello delle interpreti ‘in punta’.

Di origine newyorkese, formatosi alla scuola del Joffrey Ballet, compagnia per la quale in seguito lavora, William Forsythe nel 1973 lascia gli States per l’Europa. Lavora dapprima come interprete e poi come coreografo dello Stuttgart Ballet, sino ad essere nominato direttore artistico del Ballet Frankfurt nel 1984.
Portando il Balletto dell’Opera di Francoforte ai vertici mondiali fino al 2004 - anno di scioglimento dell’ensemble - e adesso a capo di una propria compagnia, Forsythe nel suo primo periodo creativo dà vita ad uno stile innovativo, basato sulla decostruzione e ricomposizione del tessuto tecnico accademico.
Sugli stilemi della danse d’école, assunti in maniera problematizzata e non lineare, Forsythe innesta torsioni, off-balance, ampi movimenti delle braccia che irradiano il corpo nello spazio in segno di sperimentazione assoluta.
Da vero figlio del postmoderno, Forsythe presenta in molti suoi lavori elementi di taglio squisitamente teatrale e ‘performativo’, come dialoghi non-sense e oggetti scenici avulsi da logiche esplicite, i quali, fungendo da cortocircuiti drammaturgici, complicano ulteriormente i criptici significati proposti nei titoli dati alle stesse opere.
Se di Balanchine (1904-1983), accoglie l’uso della tecnica accademica e l’amore per le linee lunghe degli arti, da Laban (1879-1958) Forsythe eredita lo studio analitico dello spazio cinetico e l’uso policentrico e oppositivo del corpo, il tutto adoperato secondo una poetica decostruttivista che tende ad associarlo all’architetto Daniel Libeskind (1946).

Ovviamente al Teatro Comunale di Modena, città in cui ha sede l’Ater, non poteva di certo mancare Steptext, coreografia creata nel 1985 appositamente per AterBalletto, primo fruitore italiano dei lavori di Forsythe, e poi entrata l’anno successivo nel repertorio del Ballet Frankfurt.
Sulle note della Chaconne, Partita n. 2 BWV 1004 in Re minore, di Johann Sebastian Bach, compositore molto amato da Forsythe, quattro interpreti, tre uomini e una donna, in maillots attillate e in scarpe da punta lei, dietro un pannello grafico minimalista bianco e nero, producono suspense e tensioni, grazie ai disequilibri e alle torsioni virtuosistiche sulle punte. In Steptext, letteralmente “passo-testo”, Forsythe spiazza le abituali aspettative dello spettatore, come quando propone danzatori immobili che utilizzano le braccia, al posto delle gambe, per esprimere una sorta di codice cifrato. Le variazioni improvvise delle fonti luminose, buio improvviso e forti tagli laterali, sottolineano ulteriormente tali spiazzamenti, come lo stesso utilizzo della musica in maniera frammentaria, della quale rimangono solo dei morceaux.
Ancora Bach per The Vile Parody of Address, nato nel 1988 per il Ballet Frankfurt – stesso anno del celebre Impressing the Czar. Sulla Fuga n. 22 in Si minore, tratta dal I Libro de Il Clavicembalo ben temperato, si configura una sorta di monologo post-joyciano. Elementi costituenti dell’opera sono un solo e un passo a due, mentre un interprete funge da ipotetico ‘personaggio parlante’, rivolgendo le spalle al pubblico e fissando un arbusto fiorito sospeso da terra. Le tensioni e le frizioni della fuga bachiana si concretizzano in altrettante prese al limite. Forse si tende a trasferire gli impulsi di un logos delirante su altrettanti impulsi corporali, eguali per qualità? Segno questo di una impossibilità a concepire il mondo secondo una visione lineare?

Con The Vertiginous Thrill of Exactitude (1996, Ballet Frankfurt) - letteralmente “Il brivido vertiginoso dell’esattezza” - si cambia decisamente tono. Implicito omaggio agli enchaînements brillanti di Balanchine, sulla Sinfonia n.9 in Do maggiore La Grande di Franz Schubert, il quintetto di interpreti, indossanti i costumi futuristi in verde e viola, rigorosamente con schiena nuda, firmati da Stephen Galloway – danzatore dello stesso Ballet Frankfurt, dal 1986 al 2004, e adesso costumista e consulente di moda per varie maisons - danno prova di atletismo e precisione cristallina. Grands tours, frizzanti giochi sulle punte, disequilibri, décalée, con ironia e gioia si riprende la pompa magna delle grandi variazioni e passi virtuosistici, accentuandone le preparazioni e i giochi di incastro. Si ritrovano i balanchiniani ‘polsi spezzati’ e gli allungamenti in épaulements.
La tensione verso l’innovazione e la sperimentazione continua hanno portato William Forsythe sul finire degli anni Novanta ad abbandonare gradualmente l’utilizzo delle punte e il vocabolario di matrice accademica per dedicarsi alla libera elaborazione architetture, corporee e non, nello spazio. Oltre alle coreografie, infatti, si dedica a site-specifics e istallazioni.
La conclusione della Soirée Forsythe del CCN – Ballet de Lorraine con Duets di Cunningham, ensemble costituito da danzatori di buon e alto livello tecnico, risulta molto azzeccata. Infatti la scelta sottolinea una delle radici sperimentali fondanti alla nascita dei fenomeni dei quali proprio lo stesso Forsythe è figlio.