Sogno o son desto?

di Elisa Bergami // pubblicato il 24 Dicembre, 2010

Motohiko Odani. 38 anni. Artista.

Il Giappone che come un rassicurante sacco amniotico circonda l’artista è lo stimolo a creare, a plasmare ed accogliere creature che non sembrano appartenere a questo mondo, ma che intendono palesarsi ad osservatori parimenti impauriti ed affascinati.
Maestro di un Biopop di tipo organicista, Odani trae profonda ispirazione dal mondo della vita, andando a ricavare le sue forme dal micro e macrocosmo, da una natura ricca in colori e sagome ambigue rese maggiormente tali dall’immissione di fattori “pop” quali l’uso della plastica e materie sintetiche.
Nonostante tutto, la sua personale biologia tenta di rimanere ancorata al mondo reale, cercando di nascondere al meglio i trucchi di scena che restano fondamentali; per questo motivo l’artista è refrattario all’uso di una scala cromatica eccessivamente squillante e palesemente fittizia così come ad una resa antinaturalistica dei soggetti.
Che questi ultimi provengano ipoteticamente da un'altra dimensione e da un altro pianeta poco importa, perché a stimolare il senso di repulsione e di macabra bellezza emanata è comunque la vicinanza delle opere al mondo che conosciamo e di cui siamo abituati a circondarci.
Tutte sono esemplari di un organicismo che si impadronisce della realtà come fa un batterio con un corpo ospite, infido e sottile pronto a fagocitarlo.
In questo gioco del creare Odani fa inoltre largo uso di protesi artificiali: nella serie Erectro ce ne presenta alcune che concorrono a rafforzare un impatto visivo già di per sé sbalorditivo. Un cerbiatto per esempio, a cui siamo abituati a pensare con tenerezza, precedentemente imbalsamato viene letteralmente imprigionato in un’intelaiatura metallica che ne trattiene gli arti, trasformandolo così da dolce e carino animaletto ad una creatura inquietante e lucente.
Uno dei suoi lavori più noti rimane, però, Berenice che mescola il Biopop con una fantascientifica astronave. Come il nome della costellazione omonima (la Chioma di Berenice) la grande sfera metallica adagiata al suolo emette una zazzera esageratamente intricata di cavi elettrici, non sappiamo se tentacoli, vene o capelli artificiali, o peggio ancora cordoni ombelicali indispensabili a tenere in vita un carico trattenuto all’interno di questa sorta di incubatrice mobile.
Partendo da questo presupposto possiamo ipotizzare che le successive creazioni siano la risultanza di una schiusa straordinaria; gli organismi terribili della serie New Born possono ragionevolmente essere ricollegati a quegli embrioni alieni sviluppatisi all’interno dell’astronave. Guardando questi esseri l’impressione è quella di trovarsi all’interno di una stanza degli orrori, capace di far venire i brividi lungo la schiena mentre si incede lentamente tra le teche occupate da ammassi di ossicini, montati in modo da potersi flettere, elastici come solo gli esseri viventi possono essere. Ne deriva un terrore incontrollato: e se la loro immobilità fosse solo apparente? se fossero in attesa del momento propizio per spiccare un salto ed attaccare l’ignaro avventore? 
Porsi delle domande sulle conseguenze della realizzazione di una tale eventualità sembra inevitabile, così come ineludibile è l’attrazione provata nei confronti dell’estraneo o quantomeno di ciò che noi consideriamo tale.
Proseguendo questa sorta di tour tra le pagine di un libro di fantascienza, ci si aprono davanti agli occhi scenari apocalittici con Whole Lotta Love: una serie di fotografie dal cielo plumbeo arricchite da uno sfondo post-nucleare contro cui si stagliano piramidi di teschi, macabri totem di una discendenza altra o forse monito della decimazione della razza umana da parte di un esercito di invasori. Un dubbio rimane in sospeso tra paesaggi apocalittici ed entità estranee: chi è il vero invasore tra di noi?

Tutto ciò ed anche di più viene celebrato da una mostra al Mori Art Museum di Tokyo fino al 27 febbraio 2011 intitolata Phantom Limb. In tutte le opere esposte Odani lavora sul tema delle sensazioni fisiche e sugli stati psicologici, esplorando il binomio sofferenza/paura e tentando di risvegliare stati d’animo latenti nell’osservatore.
Video, sculture e fotografie rendono ancora più fumoso il labile confine tra bellezza e bruttezza, vita e morte, spirituale e corporeo e il trasformare in presenze fisiche i suoi “fantasmi” ci permette di cogliere la cifra stilistica di una carriera decennale.
All’interno dell’esposizione sono incluse anche alcune installazioni interattive - una sorta di video-sculture - ed una serie di nuovi lavori volti ad esplorare ed indagare le forze della natura, come gravità e rotazione.

Odani ci si presenta come una sorta di scienziato pazzo, sempre impegnato nella ricerca dell’unione perfetta tra anatomia umana, animale e futuristica e allo stesso tempo indagatore del limite imposto tra realtà e mito, tra sogno ed incubo; le sue creazioni sono inquietanti, visivamente scioccanti, e proprio per questo maledettamente attraenti.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Rompers, 2003
    video, 2min. 52sec.
    Courtesy: YAMAMOTO GENDAI, Tokyo
  • Fingerspanner (photo), 1998
    Collection: 21st Century
    Museum of Contemporary Art,
    Kanazawa Photo: Hiromoto Hideki
    Courtesy: YAMAMOTO GENDAI,
    Tokyo / Roentgen Kunstraum, Tokyo
  • SP2 ‘New Born’ (Viper A), 2007,
    Mixed media 67 x 28 x 18 cm
    Private collection
    Photo: Kioku Keizo
    Courtesy: YAMAMOTO GENDAI, Tokyo
  • Phantom Limb, 1997, C-print,
    acrylic frame (set of 5)
    148 x 111 cm (each)
    Collection: Takahashi Collection
    Courtesy: YAMAMOTO GENDAI, Tokyo

Mappa

Dove e quando

Odani Motohiko. Pantom Limb

  • Fino al: - 27 Febbraio, 2011
  • Indirizzo: Mori Art Museum, 53F Roppongi Hills Mori Tower, 6-10-1, Roppongi, Minatoku, Tokyo, Japan
  • Sito web

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