Silence

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 13 Gennaio, 2017

Silence martin scorsese 1Giappone, inizio del periodo Edo, prima metà del XVII secolo. Dopo quasi cento anni in cui i missionari cristiani sono stati ben accolti in un Paese feudale dilaniato da lotte intestine, con l’unificazione dell’impero sotto la dinastia dei Tokugawa, la loro opera di evangelizzazione è stata percepita come un pericolo e un editto imperiale ha reso il cristianesimo fuori legge.
La professione della fede arrivata dall’Occidente non è più tollerata, religiosi e fedeli che non vogliono abbandonare i luoghi in cui vivono hanno solo due scelte davanti: pubblica abiura al nuovo credo o morte tra indicibili torture.
Intere comunità rurali convertite alla parola del Cristo portano avanti nell’ombra e a rischio della vita i loro riti, dal battesimo all’eucarestia, mentre è interrotto ogni contatto con gli stranieri e l’impero del Sol Levante si chiude in un isolamento che durerà per i successivi duecento anni.
In questo scenario due giovani gesuiti portoghesi, padre Sebastian Rodrigues e padre Francisco Garupe, preoccupati per la scomparsa del loro maestro Chistovao Ferreira e per le voci che lo dicono apostata, lasciano l’università di Macao raggiungendo clandestinamente le coste nipponiche per far luce sulla sorte del loro antico padre spirituale.
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La lunga attesa è finita e finalmente Martin Scorsese è riuscito a realizzare l’ossessione di una vita, quel progetto coltivato per quasi trent’anni di dare forma cinematografica a Silenzio, il romanzo dello scrittore giapponese Shûsaku Endô pubblicato nel 1966, che adesso dopo anni di false partenze e un lungo lavoro di post produzione ha raggiunto infine lo schermo.
Era il 1988 quando l’arcivescovo di New York regalò il libro al cineasta che lo lesse proprio in Giappone, durante la lavorazione di Sogni di Akira Kurosawa in cui interpretava Vincent van Gogh, rintracciandovi pensieri che gli appartenevano, forse legati al latente senso di colpa per quella vocazione rifiutata in gioventù che gli fece preferire la settima Arte all’abito talare.
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In questi tempi avvelenati da fanatici fondamentalismi Silence ha l’audacia di rappresentare una fede che realisticamente contempla l’esistenza del dubbio. In uno dei suoi passaggi più densi il film invita a trovare terreni comuni tra le diverse confessioni, quei valori unificanti che pure esistono, perché in fondo a ogni considerazione teologica possibile i conflitti appartengono solo a questo mondo.
L’interiorità più profonda dell’animo umano è regno talmente irraggiungibile che non può essere alterato, ma nella sua complessità non è facile delineare il confine tra fede e narcisistica dedizione al martirio, indotta dalla presunzione di essere esclusivi depositari della Verità.
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Questa versione cinematografica di Silenzio e prima ancora il libro di Endô a cui è molto fedele, ritrae i gesuiti come esploratori in missione evangelica ma senza dare ai loro persecutori giapponesi il ruolo dei cattivi, mettendo cristianesimo e buddismo sullo stesso piano, perché le cose sono sempre più complesse di quanto possano apparire e il film non perde occasione per mostrare la falsità di ogni cosa esteriore.
Nelle bellissime sequenze di navigazione nella nebbia il film mostra evidente il riferimento estetico dichiarato per la ricostruzione di un Giappone feudale misterioso e inospitale: il capolavoro I racconti della luna pallida di agosto diretto da Kenji Mizoguchi nel 1953.
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Girato interamente a Taiwan in luoghi impervi e inaccessibili con l’aiuto logistico di Ang Lee - le sequenze in mare hanno utilizzato il lago artificiale costruito per il suo Vita di Pi - anche Silence schiera a fianco di Martin Scorsese alte competenze tecniche che già avevano collaborato con lui: l’autore della fotografia Rodrigo Prieto, Thelma Shoonmaker al montaggio e il nostro Dante Ferretti che - come già accaduto per Kundun - ha realizzato anche i costumi oltre alle scenografie.
La sceneggiatura scritta nel corso degli anni da Martin Scorsese - la prima stesura completa è del 2006 - è firmata dal regista con Jay Coks, già insieme per L’età dell’innocenza dal romanzo di Edith Wharton.
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Il cast eterogeneo riunisce attori occidentali e grandi nomi del cinema giapponese, così il protagonista Andrew Garfield, straordinario nel dare corpo all’evoluzione di padre Rodrigues, ha avuto l’emozione di dividere il set con il veterano Yoshi Oida di cui aveva studiato i testi di tecnica della recitazione e ammirare l’anziano collega che senza indugi ha girato la sequenza della crocifissione in mare, con la pelle bruciata dal sole e percossa dalle onde.
Un emaciato Adam Driver dona l'intransigenza della gioventù al suo padre Garupe mentre il regista di culto Shinya Tsukamoto incarna sullo schermo la fede incrollabile del capo villaggio Mokichi. Sorprendente la prova di Issei Ogata nel ruolo dell’inquisitore Inoue, tanto ridicolo in apparenza quanto spietato nei fatti, infine un ritrovato Liam Neeson è il pragmatico apostata padre Ferreira.
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Con i suoi personaggi sempre in preda al timore di non essere all’altezza, Silence ben s’inserisce nella filmografia di Scorsese, avviandosi a rappresentarne un tassello fondamentale, commovente e crudele, capitolo conclusivo di un’ideale trilogia della fede con L’ultima tentazione di Cristo e Kundun. Un'opera potente e indimenticabile che scivola via veloce nonostante la notevole durata.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Sublimi e inospitali le coste del Giappone nascondono uomini inclini alla devozione
  3. Martin Scorsese sul set con Andrew Garfield / Padre Garupe e padre Rodrigues per le vie di Macao
  4. Andrew Garfield incarna il percorso di padre Sebastian Rodrigues dalle granitiche certezze della gioventù all’amara disillusione della maturità
  5. Adam Driver è padre Francisco Garupe / Prigionieri esposti al pubblico ludibrio / Martiri crocifissi in mare
  6. Shinya Tsukamoto è il devoto Mokichi / Yôsuke Kubozuka è il debole Kichijiro / Straordinario Issei Ogata è l’inquisitore Inoue / Il veterano Yoshi Oida è un anziano del villaggio Ichizo
  7. Altri momenti drammatici del film tra dubbi e dolore, con Liam Neeson nel ruolo di padre Ferreira
    .
    (© 2016 IM Global)

In copertina:
Padre Rodrigues e il capo villaggio Mokichi, commovente comunione di fede davanti al pericolo (© 2016 IM Global)

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Silence
  • Regia: Martin Scorsese
  • Con: Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Issei Ogata, Shinya Tsukamoto, Yoshi Oida, Yôsuke Kubozuka, Kaoru Endô, Diego Calderón, Rafael Kading, Matthew Blake, Benoit Masse, Tetsuya Igawa, Shi Liang, Panta, Takuya Matsunaga, Miho Harita, Hairi Katagiri, Masayuki Yamada, Michié, Hiroko Isayama, Yutaka Mishima, Yasunari Takeshima, Yuri Ishizaka, Ryo Sato, Ruo Satô, Yoriko Dôguchi, Kisetsu Fujiwara, Yasushi Takahashi, Sanjûrô Kobayashi, Mangorô Satô, Keiko Morikawa, Jin Maki, Naoto Yokouchi, Kansai Eto, Shun Sugata, Kazuhiko Ozaki, Nana Komatsu, Ryô Kase, Fumitaka Terai, Hako Ohshima, Hideki Nishioka, Takahiro Fujita, Senmaru, Ryô Fujiwara, Nobuaki Fukuda, Munetaka Aoki, Sabu, Tetsu Watanabe, Exile Akira, Shunya Tajima, Ryuki Kitaoka, Hiroki Noguchi, Katsuo Nakamura, Yoshihiro Takayama, Ayumu Saito, Béla Baptiste, Asuka Kurosawa
  • Soggetto: Shûsaku Endô dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: Jay Coks, Martin Scorsese
  • Fotografia: Rodrigo Prieto
  • Musica: Kim Allen Kluge, Kathryn Kluge
  • Montaggio: Thelma Schoonmaker
  • Scenografia: Dante Ferretti
  • Costumi: Dante Ferretti
  • Produzione: Martin Scorsese, Emma Koskoff, Irwin Winkler, Randall Emmett, Barbara De Fina, Gastón Pavlovich e Vittorio Cecchi Gori per IM Global in associazione con Cappa Defina Productions, Corsan, Emmett/Furla/Oasis Films, Sikelia Productions, AI-Film, Fábrica de Cine, SharpSword Films e Cecchi Gori Pictures
  • Genere: Epico
  • Origine: USA / Taiwan / Messico, 2016
  • Durata: 161’ minuti