Shame
di // pubblicato il 20 Gennaio, 2012
Comportamenti ossessivo compulsivi sono sempre sintomo di un disagio, di un rapporto distorto con gli altri, con il mondo che ci circonda, con gli oggetti, a volte persino con se stessi.
L’impossibilità di poter colmare un baratro interiore senza fondo crea dipendenza da azioni, a volte assurde a volte frutto di esasperate pulsioni naturali, nel vano tentativo di dominare l’ansia e un crescente senso di vergogna.
Proprio Shame, vergogna, è il titolo del nuovo film dell’artista inglese Steve Mc Queen, il secondo dopo l’esordio di Hunger, vincitore della Camera D’Or a Cannes 2008 alla miglior opera prima e colpevolmente ancora inedito in Italia.
Brandon è un uomo di successo, un impiego di prestigio, un appartamento a Manhattan, una brillante vita da single, ma sotto la superficie patinata delle apparenze nasconde un drammatico segreto.
Un’ossessiva dipendenza dal sesso lo spinge a frequenti rapporti occasionali, consumo massiccio di materiale pornografico, atti di onanismo reiterati in ogni luogo compreso il posto di lavoro.
Patologia che inghiotte ogni aspetto dell’esistenza, l’inseguimento continuo del piacere nasconde il bisogno di anestetizzare un disagio interiore, forma di alienazione da ogni reale contatto umano che fa del proprio corpo una prigione da cui è impossibile fuggire.

Il metodico distacco con cui consuma vorace corpi estranei, la rituale freddezza con cui meccanicamente accende la segreteria coi messaggi disperati dell’ultima vittima dei sentimenti, tradisce l’impossibile desiderio di avere tutto sotto controllo.
Brandon non ha alcuna empatia con le donne che stringe nell’amplesso, non fa differenza tra una ragazza rimorchiata e una professionista a pagamento perché non cerca il piacere della conquista, solo il brivido della caccia nel procurare nuova carne ai suoi appetiti.
Per questo la nudità del suo corpo ha qualcosa di predatorio. Persino l’apparente insignificanza della scena che ce lo mostra orinare è un’immagine di grande potenza, contribuisce a conferirgli animalesca carnalità, e il coraggio estremo di un grande Michael Fassbender nel mostrarsi senza difese, diventa emblema del totale isolamento del suo personaggio.

Un giorno la cadenza ordinata della sua vita è stravolta dall’arrivo della sorella Sissy, una donna fragile e insicura sempre a inseguire un bisogno di tenerezza inesauribile. La glaciale distanza che Brandon oppone a chiunque tenti di avvicinarlo e la ricattatoria richiesta d’affetto che Sissy lancia al mondo sono le facce speculari di uno stesso male di vivere, due solitudini in pericolosa rotta di collisione.
Carey Mulligan, Sissy, offre al suo personaggio il disordine di una donna segnata dalla vita, votata all’umiliazione, sempre implorante col mantra straziante dei suoi continui “ti amo, non mi lasciare”, un ruolo inedito per l’attrice che abbiamo già amato in film come Non lasciarmi e Drive.
La sua versione jazz della famosa New York New York è uno dei momenti più dolenti del film e in qualche modo svela l’intimo legame dei due fratelli, il loro rapporto profondo e le tracce residue del “posto brutto” da cui provengono, senza banalizzare tutto con le parole.

Shame è una discesa agli inferi dell’animo umano. La fuga sistematica da se stesso sprofonda Brandon negli abissi del sesso, incapace di accettare la tenerezza negli occhi di una donna innamorata, dovrà riconoscere la patologia del suo vivere per potersi riconnettere alle sue emozioni negate. L’autodistruzione intrinseca all’inconscio anelito di morte che lo abita, trova perfetta rappresentazione sul volto distorto di Michael Fassbender nell’amplesso di un’orgia finale, il piacere scompare in una tragica smorfia di dolore.
L’uso continuo di prolungati ipnotici piani sequenza svela tutto l’amore del regista Steve Mc Queen per il sublime talento dei suoi attori, la profonda compassione per i personaggi, e ci costringe a essere lì, testimoni inerti della loro caduta incontro all’autodistruzione.

Shame è un film coraggioso e grazie alla BIM di Valerio De Paolis trova una visibilità sugli schermi italiani che non era affatto scontata, il suo sorprendente protagonista Michael Fassbender ha vinto la Coppa Volpi all’ultimo Festival di Venezia ed è stato candidato ai Golden Globe.
Per lui farò il tifo nella prossima notte degli Oscar.