Sette secoli per il Cotto di Impruneta

di Cinzia Colzi - pubblicato il 23 Marzo, 2009 in Mostre

Esattamente il 23 marzo 1309, nei pressi della Pieve di Santa Maria dell'Impruneta, la documentazione custodita all'Archivio di Stato riferisce di un'assemblea degli uomini dell'arte dei mezzinai e orciai.
Quei signori avevano già chiarissime idee, anzi direi proprio moderne.
Infatti, verificato il numero legale, oltre i due terzi degli aventi titolo, il Notaio Benintendi, in elegante corsivo cancelleresco, registra le intenzioni dei convenuti che dichiarano di essere lì "pro dicta eorum arte reformanda" e si impegnano a obbedire ai Consiglieri liberamente eletti "a vantaggio della detta arte e corporazione della stessa arte".
Gli obiettivi non sono dichiarati, ma impliciti nelle pieghe statutarie: la salvaguardia della qualità del prodotto, la competitività dei prezzi, il successo nel mercato.

Se dopo quaranta generazioni i saperi sono divenuti nel tempo un'esclusiva eccellenza professionale apprezzata nel mondo, se il Comune di Impruneta, la Soprintendenza fiorentina e l'Ente Cassa di Risparmio, che attraverso l'impegno e l'opera di valorizzazione delle realtà culturali locali voluta dall'avvocato Edoardo Speranza, oggi dedicano risorse allestendo una mostra nei luoghi dell'assemblea svoltasi sette secoli fa, tutto ciò è la conseguenza proprio di quell'atto illuminato!

Le celebrazioni ufficiali sabato 21 marzo all'Impruneta, con l'inaugurazione della mostra di sculture rinascimentali e manufatti in cotto che il pubblico potrà ammirare per quattro mesi a partire da giovedì 26.

Tale esposizione è il polo di un nutrito calendario di iniziative (mostre, pubblicazioni, convegni, restauri di cui vi parlerà Adele la settimana prossima, segnalo però due incontri-visita per giovedì 26 e lunedì 30 marzo, ore 15, presso i chiostri della Basilica di Santa Maria all'Impruneta, per quegli insegnanti che accompagneranno poi le proprie classi) di tutto il Chianti fiorentino interessato a questo materiale duttile e resistente di cui, i mattoni della cupola del Duomo di Firenze di Filippo Brunelleschi, rappresentano l'elemento artistico e architettonico più riconoscibile e identificabile.

Avvalendosi di cinque curatori, il progetto scientifico, oltre al volume edito da Edifir, ha allestito la mostra divisa in quattro sezioni con oltre cinquanta opere, capolavori della scultura, orci e vasi antichi e moderni, reperti etruschi, romani e medievali.
Icona dell'evento è la Madonna col Bambino attribuita a Donatello con il volto della Vergine quasi in meditazione sul destino di Cristo e come spiega la curatrice Rosanna Caterina Proto Pisani "ha qualcosa di arcano, remoto, che la confina nel limbo delle divinità (classiche? etrusche?) con lo sguardo fuori dal tempo e dallo spazio." e ancora "Quest’immagine reca in sé tutte le caratteristiche di quest’arte scultorea. Divinità, arcaicità, tempi lontani della storia, spazi di enorme vastità indicano come il modellare in terracotta accompagni le manifestazioni della civiltà figurativa dell’intera umanità fin dai primordi. Non c’è civiltà a noi nota che non abbia iniziato a manifestarsi con il modellare l’argilla, riproducendo idoli, antenati, vasellame, oggetti d’uso. Perciò quest’arte è stata definita senza tempo e senza luogo".

Dalla tradizione biblica la creazione del primo uomo plasmato con la terra, mentre la mitologia classica propone Prometeo punito per aver portato il fuoco agli uomini, ma capace di infondere la vita alle figure.
Plinio il Vecchio poi, nei suoi scritti, accoglie la leggenda classica dove la prima scultura è realizzata in terracotta da un vasaio di Corinto, Butade di Sicione, riempiendo d'argilla i contorni dell'ombra di una testa.
Nel Rinascimento sarà Lorenzo Ghiberti a riproporre la creta come madre di tutte le arti e proprio lui a dirigere, tra il 1403 e il 1424, il cantiere della Porta Nord del Battistero dove si pratica la modellazione della cera e della creta e, soprattutto, si forgiano nuove idee.
Brunelleschi e Donatello, innovatori per eccellenza, utilizzano con identica dignità materiali diversi e realizzano le prime sculture in terracotta. A loro si affianca una generazione di artisti (Michele da Firenze, Nanni di Bartolo, Michelozzo, Luca della Robbia) con opere presenti in mostra come Madonna col Bambino, Sant’Antonio Abate, Santa Lucia che dialogano con i capolavori dei maestri (Madonna di Fiesole  attribuita a Brunelleschi e la già citata Madonna col Bambino del Museo Bardini).
Nel primo Quattrocento il largo uso della terracotta è dovuto alla Firenze agiata che commissiona gruppi devozionali privati e le caratteristiche di questa materia leggera (rapidità di lavorazione, capacità comunicativa e possibilità di produzione seriale con l'uso di matrici) rispondono a tutte le esigenze così, fino agli inizi del secolo successivo, si assiste alla sua ampia diffusione.

A chi ritiene panacea alle problematiche di traffico far passare due treni accanto a Santa Maria del Fiore, sarebbe utile far riflettere su come doveva essere la città quando era amata da chi la amministrava.
La immaginate con le sue piazze, i tetti e cinta dalle mura di quel caldissimo rosso-rosato del cotto?

In mostra trovete anche opere di botteghe fiorentine particolarmente attive come quella dei Da Maiano (Madonna dolente del Museo Lia di La Spezia) e del Verrocchio (San Gerolamo penitente della Collezione Chigi Saracini) a dimostrazione dei diversi generi della terracotta.
I piccoli rilievi a soggetto religioso (San Giovanni Battista adolescente nel deserto del Museo del Bargello) o profano (il Cavaliere che calpesta un vinto del Museo Horne, entrambi attribuiti al Maestro di San Giovannino) presentano invece implicazioni neo-ellenistiche legate al tardo ambiente laurenziano del Giardino di San Marco.
I busti in terracotta a carattere religioso (il Diacono di Desiderio della Basilica di San Lorenzo e il Redentore di Pietro Torrigiani della Basilica di Santa Trinita) sviluppano invece il tema del ritratto, fra i preferiti della terracotta perché facilmente plasmabile con le impronte del volto (Ritratto di Cosimo I della Collezione Loeser attribuito a Ridolfo Sirigatti).

Proprio il ritratto di Cosimo I chiude la straordinaria stagione della terracotta, il cui crepuscolo è legato al dibattito sul primato delle arti a seguito della famosissima frase di Michelangelo "Io intendo per scultura quello che si fa per forza di levare, quella che si fa per via di porre (La plastica) è simile alla pittura” oltre al forte sollecito alla classicità imperiale e fastosa voluta dal Granduca per promuovere l'autorità medicea il cui gusto ricercato per materiali rari e preziosi (si pensi alla Cappella dei Principi) adombra, appunto, la terra che, quando usata, deve imitare i materiali nobili.

Da quel momento la terra servirà solo per modelli, bozzetti o per arredi da giardino (in mostra le eccellenze superstiti del Giardino di Boboli fino agli anni scorsi

destinate dai giardineri al contenimento delle piante di agrumi, ora musealizzate come reperti unici e preziosi) e si dovrà attendere il Novecento, altro secolo sperimentatore, perché torni a essere utilizzata per opere di grandi artisti come Adriano Cecioni, Medardo Rosso, Libero Andreotti o Arturo Martini.

Didascalie & Dettagli

Il cotto dell’Impruneta
Maestri del Rinascimento e le fornaci di oggi
dal 26 marzo al 26 luglio 2009 
Impruneta (Firenze) basilica di Santa Maria (piazza Buondelmonti) e adiacenti Loggiati del Pellegrino
Orario: 10 - 13 e 15 - 19 da giovedì a domenica

www.imprunetacotto.it

didascalie immagini

  • Codice cartaceo Istituzione dell’arte dei mezzinai e degli orciai
    all’Impruneta 23 marzo 1309 (stile comune)
    Firenze, Archivio di Stato
  • Manifattura Imprunetina Soppano raffigurante un sole raggiato, fine XVI secolo
    Impruneta, Museo del Tesoro della Basilica di Santa Maria
  • Attribuita a Donatello (Firenze, 1386-1466)
    o Luca della Robbia (Firenze, 1399/1400-1482)
    Madonna col Bambino, detta “Madonna della mela”, 1420 - 1430 ca.
  • Scuola fiorentina
    I fuochi di San Giovanni, inizi del XVII secolo
    Firenze, Museo di San Marco
  • Maestro del San Giovannino (Jacopo Sansovino? Firenze, 1486 – Venezia 1570)
    San Giovanni Battista adolescente nel deserto, 1505-1507 ca.
    Firenze, Museo Nazionale del Bargello
  • Manifattura fiorentina Conca con stemma Medici, XVII secolo
    Firenze, Giardino di Boboli Firenze, Museo Comunale “Stefano Bardini

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