Sette opere di misericordia
di // pubblicato il 27 Gennaio, 2012
Dal Vangelo secondo Matteo:
“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. […]
In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.”
Messaggio fondante del vero spirito cristiano di accoglienza verso l’altro che in questi ultimi anni, con i brutti episodi di respingimenti in mare o l’istituzione del reato di clandestinità, ha trovato scarsa applicazione dalle nostre parti.
Eppure aldilà di ogni professione di fede, le opere di misericordia codificate nel precetto cattolico da questo passo del Vangelo di Matteo esprimono un sentimento di solidarietà e di accoglienza condivisibili, che dovrebbero comunque albergare in ogni animo umano.
Visitare gli infermi, dar da mangiare agli affamati, alloggiare i pellegrini, dar da bere agli assetati, visitare i carcerati, vestire gli ignudi, seppellire i morti. In quest’ordine come titoli di veri e propri capitoli, queste azioni scandiscono la narrazione nel primo film di finzione dei gemelli torinesi Gianluca e Massimiliano De Serio, Sette opere di misericordia.

Luminiţa è una giovane moldava abitante di una baraccopoli, spende le sue giornate intorno a un ospedale in cerca di qualcosa da rubare, nutrendosi di pasti sottratti ai malati che non li hanno consumati.
Antonio è un anziano senza famiglia, appena sottoposto a laringectomia, che vive isolamento e solitudine di una società con l’ossessione della “produttività”, la doverosa assistenza medica che riceve non è cura della persona.
Un giorno le loro vite si scontrano. In cerca di una via di fuga dallo squallore che la circonda, la ragazza aggredisce il vecchio sequestrandolo nella sua stessa casa.

Il furore di Luminiţa, indurita dalla quotidiana lotta per la sopravvivenza, non consente alcun sentimento di pietà nell’abbassare i suoi colpi sul vecchio inerme, ma proprio la vista dell’altro a terra, sconfitto, sarà terreno fertile per un possibile cambiamento.
Riconoscere nello smarrimento dell’altro il proprio potrà far germogliare un sentimento puro di solidarietà, un nuovo modo di relazionarsi con gli altri slegato da ogni spinta utilitarista.
Con stile asciutto ed essenziale, vicino al cinema dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne forse anche per la loro comune origine documentaristica, i gemelli De Serio raccontano in fondo una storia di fantasmi. Figure senza identità, fuori da ogni indagine di mercato, invisibili ad una società in cui esisti solo se produci o consumi.

Prevalentemente senza dialogo il film parla attraverso le situazioni estreme che pone davanti al nostro sguardo, un linguaggio più incisivo di mille parole, come gli occhi penetranti del ragazzo moldavo, unico depositario di sentimenti puri e disinteressati, che guardando direttamente in macchina sembra interrogarci sul nostro impegno reale verso gli emarginati che ci vivono accanto.
In questi tempi in cui l’ossessione per l’apparenza alimenta un’ostinata negazione della vecchiaia, vissuta come una cosa immonda, una malattia cui porre rimedio più che lo scorrere naturale della vita, mostrare la nudità di un anziano diventa gesto rivoluzionario e critica netta a malsani modelli di eterna giovinezza.
Roberto Herlitzka è uno dei nostri attori più preziosi e nel ruolo di Antonio riesce davvero a dare corpo allo smarrimento di un uomo sempre più ritirato in se stesso, lo spaesamento di chi appartenendo a un’epoca diversa che gradualmente scompare perde interesse alle cose del mondo.

L’attrice rumena Olimpia Melinte, nonostante la giovane età, possiede già una forza espressiva notevole nel dare forma al disagio di Luminiţa trasformata in belva dagli eventi, bravissima nel far affiorare anche la fragilità nelle piccole crepe sulla sua maschera di durezza.
Sette opere di misericordia è il racconto di un’invisibile guerra tra poveri che sempre più va diffondendosi nelle nostre società. L’universalità dei temi che il film dei fratelli De Serio affronta è testimoniata dalla quantità di riconoscimenti ottenuti in tanti festival a giro nel mondo, dall’esordio a Locarno nell’agosto 2011 fino ad oggi, e forse proprio l’impatto emotivo e il successo che ha ottenuto ovunque gli hanno finalmente aperto una via distributiva per raggiungere gli schermi italiani.