Séraphine

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 15 Ottobre, 2010

Villaggio di Senlis, Francia 1914. Esterno notte, una donna in abiti umili sta raccogliendo del fango in un torrente e lo ripone nel cestino che ha con sé. Arrivano i primi chiarori del mattino e la macchina da presa segue veloce la donna che con incedere sostenuto attraversa le vie del paese e s’infila in chiesa ancora mezza bagnata, si siede, si unisce al canto liturgico delle altre donne e solo a questo punto ci è rivelato il suo volto, gli occhi vivaci nella gioia del canto.

Il suo nome è Séraphine, è orfana e senza una famiglia, lavora duramente come sguattera in una casa padronale subendo ogni tipo di sopruso e di angheria da una padrona gretta e avara, ma ha un segreto nascosto nel suo cuore che le fa affrontare col sorriso sulle labbra ogni giorno di quella vita così grama.
La seguiamo mentre va in giro con circospezione a nascondersi ora nel grembiule, ora nel cestino, le cose più disparate, del sangue sottratto al negozio del macellaio, fiori di campo, zolle di terra, o mentre si reca al negozio del paese ad aquistare un barattolo di vernice bianca con i pochi soldi che ha, rinunciando a comprare qualcosa da mangiare o un pezzo di carbone per scaldarsi dal freddo impietoso dell’inverno.

Séraphine dipinge. Dopo aver svolto il suo lavoro massacrante durante tutto il giorno, passa le notti insonni al lume di candela nella sua cameretta in affitto, per imprimere sulla tavola tutti i toni e le sfumature della sua anima. Le materie prime che si procura in modo così originale, dal sangue, al fango, ai fiori, le sono necessarie per impastare i suoi colori. Poi nella libertà della notte, immune da orari e impegni che ne scandiscano il passaggio, spiega le ali della sua creatività e si esprime rapita dall’estasi senza tempo che la creazione dell’opera d’arte procura.

L’esercizio dell’atto creativo, espressione intima e forza inebriante, diventa potente consapevolezza che avendo la possibilità di dipingere tutte le cose esistenti, ma anche quelle solo immaginate, si è padroni del mondo intero. L’impellenza primordiale di dare forma al proprio mondo interiore è pressante esigenza primaria dello spirito, quindi da anteporre nell’animo dell’artista al bisogno di nutrirsi o di scaldarsi.

Il bellissimo film di Martin Provost Séraphine, racconta la storia vera di Séraphine de Senlis, pittrice istintiva e autodidatta che nel periodo tra le due guerre mondiali creò con stile molto personale veri e propri capolavori della pittura naif, termine detestato dal suo scopritore, il collezionista tedesco Wilhlem Unde, che preferiva definire la pittura dell’artista usando il termine certamente più affascinante di primitivismo moderno.

Yolande Moreau, attrice belga già nota al pubblico italiano per il ruolo della portiera romantica ne Il favoloso mondo di Amelie e per il più recente Louise & Michel, offre tutta la carnalità del suo corpo al ritratto del personaggio, ma soprattutto illumina con piccole scintille rivelatrici l’anima di Séraphine, conferendole dolcezza e verità che in contrasto con la sua corpulenza ispirano un forte senso di tenerezza pieno di struggimento.
Lo sguardo rivolto alla statua della Santa Vergine in cerca di comprensione, mentre di nascosto ruba in chiesa la cera fusa delle candele; quel sentimento di complicità che le illumina il viso quando rassettando il letto del collezionista tedesco presso il quale presta servizio vede la cartella di disegni di lui e scopre la segreta affinità spirituale che li accomuna; o ancora quando, complice nel nascondere i segni dell’amplesso con la giovane cameriera, cambia le lenzuola del letto al figlio della padrona e subisce i rimproveri dell’ignara madre, possessiva e gelosa, che le contesta l’iniziativa senza che le urla possano scalfire il suo animo.
Indimenticabili anche le sequenze in cui come fisica espressione del mito pagano della madre terra si arrampica sugli alberi ad ascoltare il vento, o quando piena di un’agitazione che somiglia più alla paura che alla contentezza di un momento di gioia, ripone nella scatola di latta i primi soldi ricavati dalla vendita della sua arte.

Sui titoli di coda, al termine della visione, è forte il sentimento d’affetto verso questa creatura fragile e istintiva, così vero lo strappo che s’avverte nel cuore nel doversi separare da quest'angelo che per due ore ci ha aperto le porte del suo mondo interiore, da avvertire irrefrenabile un’inclinazione al pianto.

Una sceneggiatura scarna ed essenziale fatta anche di lunghi momenti senza dialoghi dove sono le immagini a comunicare più di mille parole, offre agli attori la possibilità di esprimere i sentimenti attraverso sguardi, silenzi eloquenti e movimenti del corpo che regalano verità all’intera narrazione. La delicata regia di Martin Provost svela l’intimità di Séraphine senza mai violarla, mostrando ad esempio col pudore della distanza il suo nutrirsi degli avanzi degli altri in una delle inquadrature più belle e toccanti del film.

Un film pieno di sentimento e umanità sull’arte come espressione insopprimibile, ma anche come padrona dell’artista a cui egli deve pagare un alto prezzo per la sua creatività, significative in questo senso le parole di Séraphine al telefono con Wilhelm che la informa di esser costretto a rinviare la sua mostra a causa della crisi economica del ’29 che ha fatto sparire i compratori: “Ma io sono pronta, non posso aspettare, gli angeli si aspettano molto da me. Verranno a prendermi e finalmente sarò salva!

Séraphine ha avuto un grande successo di pubblico e critica in Francia, vincendo ben sette premi César, il corrispondente francese dell’Oscar, tra cui uno meritatissimo a Yolande Moreau per cui il regista ha scritto il film appositamente, scoprendo solo in un secondo tempo che l’attrice viveva a soli tre kilometri da lui e proprio nel paesino dove è stato girato il film.

Con due anni di ritardo rispetto all’uscita sugli schermi francesi, finalmente dal 22 Ottobre 2010 Séraphine di Martin Provost sarà disponibile anche per il pubblico italiano, nei cinema grazie alla piccola distribuzione indipendente One Movie. Bella realtà nel panorama italiano, le piccole distribuzioni pongono riparo alla cecità dei distributori più grandi, come già accaduto con la Tucker Film nata quasi appositamente per far arrivare in Italia Departures di Yojiro Takita.
Il consiglio è tenete d’occhio la programmazione nella vostra città, Séraphine è un film assolutamente da non perdere!

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Séraphine
  • Regia: Martin Provost
  • Con: Yolande Moreau, Ulrich Tukur, Anne Bennent, Geneviève Mnich, Nico Rogner, Adélaide Leroux, Serge Larivière, Françoise Lebrun, Jean-Pascal Abribat, Anne Benoit, Joëlle Bobbio, Sandrine Bodenes, Léna Breban, Rosine Favey, Serge Gaborieau, Hélène Hardouin, Francis Lacloche, Corentin Lobet, Josette Ménard, Dominique Pozzetto, Sophie Raive, Muriel Riou
  • Sceneggiatura: Marc Abdelnour, Martin Provost
  • Fotografia: Laurent Brunet
  • Musica: Michael Galasso
  • Montaggio: Ludo Troch
  • Scenografia: Thierry François
  • Arredamento: Catherine Jarrier-Prieur
  • Costumi: Madeline Fontaine
  • Produzione: Milena Poylo, Olivier Rausin e Gilles Sacuto per TS Productions, Climax Films e France 3 Cinéma
  • Genere: Biografico
  • Origine: Francia / Belgio / Germania, 2008
  • Durata: 125’ minuti

 


DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina
- Séraphine e Wilhlem Unde,
  interpretato da Ulrich Tukur
- Yolande Moreau incarna Séraphine
- Locandina americana / il regista
  Martin Provost e Yolande Moreau
  premiati col César 2008
- La vera Séraphine Louis conosciuta
  come Séraphine de Senlis