Senza Bandiere, la visual poetry di Opiemme a Torino
di // pubblicato il 05 Febbraio, 2011
Dalla fine degli anni Novanta il "poeta visivo" torinese Opiemme lancia messaggi, induce alla riflessione attraverso lavori che spaziano dalla poesia urbana delle opere di arte pubblica fino ai lavori in musei e gallerie d'arte, caratterizzando comunque la propria opera attraverso una ricerca continua di comunicazione con il pubblico.
Il ruolo dell'arte è primariamente questo, perché come afferma anche l'artista: La critica fine a se stessa non serve; l’arte che propone soluzioni concrete non l’ho vista, forse c’è la pubblicità progresso! L’arte che prova o riesce a far riflettere vorrei fosse contagiosa, come contagiose sono le idee. È necessario evitare che gli unici contagi che subiamo siano comodità, individualismo e ignoranza.
E proprio perché l'arte è un messaggio che non necessita per forza di un volto, come altri esponenti della cosiddetta Street Art, Opiemme non ha bisogno di rendere pubblica la propria identità; come a voler permettere a chiunque di fare propri i messaggi che emergono dai suoi lavori.
Una forma d'arte positivamente "virale" che penetra nel tessuto della città e tocca la popolazione nel profondo mettendo in luce problematiche talvolta delicate e su cui è necessario concentrare l'attenzione tanto mediatica quanto dei singoli individui.

Vengono in mente a questo proposito interventi in ambito pubblico come Traffic Kills, una denuncia contro l'inquinamento urbano dei grandi centri, a Madrid, in cui l'artista è intervenuto sulle statue della città, o la toccante No Future For Tommy una installazione realizzata a Torino, un bambino- posacenere il cui scopo è stato quello di trasmettere un messaggio nei confronti sia del presente che del futuro.
Altri interventi di arte pubblica sono stati realizzati collaborando con gli stessi cittadini, come quelli di denuncia nei confronti della maleducazione dei padroni di alcuni cani e alla loro noncuranza del senso civico.
In tutto questo, tuttavia, quello che emerge non è la polemica in sé quanto la volontà, prima di tutto, di far riflettere, indurre all'osservazione toccando nel profondo lo spettatore e rendendolo, in molti casi, partecipe dell'intervento artistico.
Ritornando alla parola e alla poesia urbana, il lavoro di Opiemme si estende anche alla vera e propria scrittura e alla riflessione sulla poesia e la letteratura, come a Roma, quando durante la Notte Bianca del 2007 l'artista è intervenuto nella Città Eterna con i suoi Rotolini di Poesia o a Torino, in occasione della Notte Delle Arti Contemporanee e Artissima del 2006, in cui le sue parole hanno preso possesso di una pensilina per l'attesa degli autobus che è stata completamente tappezzata di versi di poeti, filosofi e scrittori stampati su carta fucsia.

L'animo indubbiamente punk della Street Art si fonde così con la Street Poetry in una dimensione artistica che fa apprezzare più a fondo quello che ci circonda ma a cui spesso non si presta attenzione; è a questo punto che si comprende come mai gli artisti che hanno fatto proprio questi stile siano così apprezzati e seguiti da un pubblico eterogeneo e ampio. E se la strada resta uno dei terreni più fertili per questo linguaggio, anche lo spazio privato può avere un ruolo importante nella trasmissione di messaggi e nella manifestazione di riflessioni profonde e attuali.

A dimostrarlo è proprio la mostra dal titolo eloquente Senza Bandiere, un progetto curato da Susanna Sara Mandice presso la galleria d'arte torinese Dieffe che ha appunto come protagonista, la riflessione di Opiemme tra immagini e parole.
Per questa seconda collaborazione con l'artista (la prima mostra personale nella stessa galleria è stata nel 2009), i riflettori sono puntati su una riflessione particolarmente incisiva sull'Italia e sui valori che attualmente sembrano essere sempre di più in discussione, soprattutto alla luce del secolo e mezzo dalla sua Unità.

Ancora una volta l'arte si assume la responsabilità di dare voce all'analisi e talvolta addirittura ad una critica che traduce in un linguaggio figurativo il pensiero, non solo dell'artista, ma anche di una comunità.
In questo contesto si ritrovano tematiche di grande attualità affrontate con l'ironia e l'acume dell'artista capaci di tradurre il pensiero in un'immagine fruibile da tutti.
Un messaggio semplice e chiaro che grazie alla potenza delle arti è in grado di "contagiare" e di radicarsi in chi arriva a captarlo.