Sense of Place: paesaggi europei in fotografia

di Flavia Micilotta // pubblicato il 06 Agosto, 2012

Ogni due anni, il Palais des Beaux-Arts organizza a Bruxelles una mostra internazionale estiva (Summer of Photography) dedicata al binomio fotogafia e media. La visione di scenari futuristici che pervadono la nostra cultura, e’ il risultato del lavoro e della cooperazione di numerose mostre e installazioni europee e belghe, attraversate dallo stesso filo conduttore: gli scambi culturali tra membri comunitari in un contesto globale.
Bart Michiels, Passchendaele, 1917
I paesaggi, protagonisti di questa mostra, si intrecciano alle esistenze umane e alle dimensioni urbane ma conservano un ruolo importante nella cornice che raggruppa l’insieme delle foto: il contesto geopolitico di cui fanno parte.

Sense of Place, rappresenta il pezzo forte di Summer of Photography ed e’ imperniata sulla condizione dell’uomo che si confronta col paessaggio che lo circonda.
Un legame sembra essersi interrotto tra l’uomo e il suo spazio. Fino a che punto questo e’ il risultato della manipolazione dell’uomo stesso sulla natura e sulle risorse che ha a disposizione? E’ giusto dire che qualcosa e’ irrimediabilmente perso? Le ispirazioni e le considerazioni che animano i visitatori di questa mostra, si dibattono tra politica, arte, geografia e senso di appartenenza ad un luogo, uno spazio, un posto, una dimensione, assolutamente europea.
Elina Brotherus, Still images from The Black Bay Sequence, 2010
I 160 lavori esposti sono una selezione di 40 fotografi provenienti da tutti i paesi dell’Unione europea. La mostra punta a sottolineare la diversità del paesaggio europeo, dividendo il continente in tre aree geografiche principali: nord, centro ed Europa mediterranea.

La curatrice della mostra, Liz Wells, docente di Cultura Fotografica all’universita’ di Plymouth, ha selezionato opere di giovani artisti insieme ad altre di fotografi di fama internazionale, come: Andreas Gursky (Germania), Elina Brotherus (Finlandia), Massimo Vitali (Italia), Olafur Eliasson (Danimarca), Chrystel Lebas (Francia), Joan Fontcuberta (Spagna), Pedro Cabrita Reis (Portogallo) e Carl De Keyzer (Belgio).
Un forte senso di nazionalismo pervade chiaramente la mostra che mette l’accento sulle forti differenze geografiche, definite dal clima, dall’agricoltura e da come l’uomo abbia saputo domare una natura che gli si presenta cosi’ generosa e a volte avara, tanto inaccessibile, quanto clemente.
I paessaggi trasfigurati, diventano materia da plasmare nelle mani dell’artista, che attraverso di essi, cerca di far passare il proprio messaggio. Gli orizzonti illimitati che prendono forma nelle foto di Gerco de Ruijter (Olanda) assomigliano a dei quadri astratti e mettono in rilievo caratteristiche tipiche di un paesaggio in mano ad una intensa coltura da parte dell’uomo.
Gerco de Ruijter, B.S., 2011
I paesaggi a confronto di Jem Southam, con vedute su scogliere in Francia e Inghilterra, fa da esempio alla marcante impronta dell’uomo, protagonista di un’impresa industriale volta ad approfittare delle risorse minerali della terra, lasciando chiare traccie di un paesaggio trasformato. In modo simile, Maros Krivy, ripercorre diversi esempi in cui la mano dell’uomo è stata significativamente invasiva, mostrandoci esempi di traformazioni dovute a miniere e a trasporti commerciali. La luce, per Szymon Roginski è il mezzo attraverso il quale scopriamo scenari violentati che costellano il paesaggio della Polonia.

Spostandoci sempre più a sud, scopriamo un’altro tipo di luce, questa volta investe di dolce carezza ambrata, come un tramonto Atlantico dell’Europa Occidentale. La luce modifica di volta in volta il paesaggio e sottolinea la diversa intensità dei raggi del sole, che variano secondo stagioni, latitudini e diversi riflessi su acqua, neve, o ghiaccio. Di nuovo, la luce ritorna protagonista, come uno degli elementi della topografia che caratterizza le diversità dei vari paesaggi europei. Per Chrystel Lebas, i giochi di luce sono il vero tema da esplorare. Ad esempio, nel suo studio Etudes Bel Val, l’artista ci pone davanti un panorama nelle Ardenne, per un periodo di 24 ore, mostrando come colori e intensità dell’illuminazione evochino diverse emozioni, transformandosi a loro volta in paesaggi differenti.
Interessante come l’immagine fotografica possa prendere le forme di un dipinto, nelle mani di Massimo Vitali che, disegnando comportamenti di bagnanti su una spiaggia di Riccione, afferra il ruolo che questo pezzo d’Europa rappresenta per i turisti, soggetto della sua fotografia.
Massimo Vitali, Riccione Dyptich, 1997
Summer of Photography 2012, fino al 16 settembre, sara’ popolata da altre espozioni, tra cui : Junctions di Lara Dhont, Pôze Iv, Terminus, Panos Kokkinias, Bamako Encounters - Pan African Photography.

 

Traduzioni

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Bart Michiels, Passchendaele, 1917
    Goudberg Copse From -The Course of History – 2005, Chromogenic Print, cm 152.4 x 188.8
    (Courtesy of the artist)
  2. Elina Brotherus, Still images from The Black Bay Sequence, 2010
    60 min 12 sec, HD video (Apple ProRes 422), 16:9, silent
    (Commissioned by COMMA at Bloomberg SPACE, London, by Bloomberg LP)
  3. Gerco de Ruijter, B.S., 2011
    Ultrachrome print op dibond, cm 305x100, editie van 5
    (Courtesy of the artist)
  4. Massimo Vitali, Riccione Dyptich, 1997
    C-print under plexi, cm 180x150
    (Courtesy of the artist)

In copertina:
Un particolare da Elina Brotherus, Still images from The Black Bay Sequence, 2010
60 min 12 sec, HD video (Apple ProRes 422), 16:9, silent
(Commissioned by COMMA at Bloomberg SPACE, London, by Bloomberg LP)

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Dove e quando

  • Date : 14 Giugno, 2012 - 16 Settembre, 2012
  • Sito web

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