Senegal dai mille volti

di Donata Brugioni // pubblicato il 27 Ottobre, 2012

Li vediamo percorrere le nostre strade con i pesanti borsoni pieni di merce a basso costo, sempre la stessa, che ci invitano a comprare, a volte chiedendo qualche spicciolo per un panino, e se ci soffermiamo a chiedere “Da dove vieni?”, la risposta è molto spesso “Vengo dal Senegal”.

Per quasi tutti noi, questa è l’unica immagine che viene alla mente quando si nomina il grande paese africano affacciato sull’Atlantico. Qualcuno è stato in vacanza a Saly, uno dei tanti non-luoghi che costellano il pianeta, con una bellissima spiaggia che la cementificazione si sta mangiando, orlata di decine di alberghi tutti uguali, fatti di bungalow che vorrebbero richiamare un ipotetico stile locale. La fauna che li popola si accontenta del tragitto spiaggia-ristorante-bungalow e del Senegal conosce solo la strada tra l’aeroporto di Dakar e Saly, evitando ogni contatto con il mondo circostante in un paese ricco di motivi di interesse non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche storico e artistico.

Distesa su un’isola alla foce del fiume Senegal, l’antica capitale Saint Louis appare come una visione sospesa sull’acqua: prima colonia francese al mondo, Saint Louis fu fondata nel 1659 e così battezzata in onore di Luigi XIII; l’isola su cui sorge è separata dal mare da una lunga penisola, la Langue de Barbarie, e unita alla terraferma da un ponte lungo oltre 500 metri, progettato da Gustave Eiffel. Singolare la storia del ponte, che avrebbe dovuto unire le sponde del Danubio, ma risultò inutilizzabile per un errore di progettazione; smontato, venne trasportato a Saint Louis, dove continua tuttora a svolgere onorevolmente il suo compito. Appena giunti sull’isola, la facciata dell’Hotel de la Poste immerge il visitatore in un’atmosfera d’altri tempi. Qui soggiornavano negli anni Trenta i piloti degli idrovolanti che compivano il servizio postale regolare fra Tolosa e Saint Louis, ed è ancora possibile pernottare nella camera che all’epoca era riservata ad Antoine de Saint-Exupéry, l’autore de Le Petit Prince, che era uno dei piloti degli aerei postali.
Percorrere le vie di Saint Louis, con gli edifici coloniali dagli intonaci corrosi dalla salsedine, le eleganti balconate e verande in ferro battuto o in legno, gli angoli silenziosi e i cortili e giardini ombreggiati da grandi ficus, dà l’impressione di trovarsi in una sorta di Macondo d’Africa, di entrare in una visione quasi onirica dal fascino decadente. E questo fa sì che si avverta ancora di più la differenza con il quartiere di N’Dar, che occupa la Langue de Barbarie. Il piccolo ponte che unisce i due abitati segna il confine tra due mondi: sull’isola hanno da sempre sede tutti gli uffici governativi e durante il periodo coloniale vi abitavano i funzionari e militari francesi, a N’Dar vivono i pescatori locali, in un affastellarsi di casupole affacciate sulle strade sterrate dove si svolge tutta la vita quotidiana - si stendono i panni, si cucina, frotte di bambini giocano e si rincorrono. Al tramonto, una folla di lunghe barche dai vivaci colori si dirige verso l’oceano per una notte di pesca in una concitata confusione: ritorneranno al mattino, e lungo la banchina troveranno una miriade di camion frigoriferi in attesa, pronti a partire appena completata la cernita del pesce che viene effettuata rapidamente sulla riva dalle mani abili dei pescatori, separando il pescato di pregio, diretto all’estero, dalle qualità più povere, destinate al consumo interno e all’affumicatura.

Anche la piccola isola di Fadiouth si trova alla foce di un fiume, uno dei rami principali del Siné-Saloum, il cui sterminato delta ospita un parco naturale ricco di specie animali e vegetali, dove le mangrovie creano con le loro intricatissime radici un labirinto di canali; l’isola è unita alla riva del fiume da un lungo ponte pedonale in legno, mentre un altro ponte la collega a un’isolotto sul quale sorge il cimitero di Fadiouth. Entrambe le isole si sono formate attraverso i secoli per l’accumulo delle piccole conchiglie dei molluschi che popolano abbondantissimi le acque salmastre del delta: per le strade del villaggio si cammina su un tappeto di bianche conchiglie, che, impastate con il cemento, brillano sulle pareti delle case, mentre le tombe del cimitero sono anch’esse scavate nella collina di conchiglie che forma l’isola; il riflesso delle acque del fiume e il brillio perlaceo del suolo conferiscono alla luce dell’ambiente una qualità speciale, intensa e vibrante, che fa risaltare i maestosi baobab disseminati fra le sepolture. Ciascun albero ha una sua fisionomia individuale e un'anima, paragonabile in questo all’olivo, e almeno altrettanto longevo (ne esistono esemplari plurimillenari). Col passare del tempo, nel tronco si forma una cavità, a volte anche con un diametro di 2 metri. Un tempo all’interno dei baobab più monumentali venivano collocati i corpi mummificati dei griot, i cantastorie locali. I frutti vengono utilizzati per farne un decotto contro la dissenteria, le foglie macinate vengono mescolate al miglio del cuscus per ottenere un sapore aromatico, i baccelli, che bruciano lentamente, vengono usati nell’affumicatura del pesce.

I baobab appaiono circondati da un alone magico, protagonisti come sono di numerose leggende: grandioso il babobab sacro che nella piazzetta di Fadiouth fronteggia il Crocifisso fiancheggiato dalle statue dolenti di Maria e Giovanni, e questa coesistenza assume il valore di un simbolo del sincretismo religioso che caratterizza la vita spirituale del Senegal; Fadiouth è popolata quasi esclusivamente da cristiani di etnia Sérére, e numerosi sono i tabernacoli che sorgono lungo le tranquille vie del villaggio. Unico paese d’Africa nel quale 16 etnie e 2 religioni convivono pacificamente - cristiani e musulmani festeggiano insieme il Natale e la Festa del Sacrificio, senza distinzioni - il Senegal è da oltre mezzo secolo la sola stabile democrazia in un continente caratterizzato dalla costante presenza di conflitti etnici e religiosi e svolge oggi un ruolo di mediazione nei confronti dei vicini turbolenti che lo circondano, Mauritania, Mali, Guinea, ponendosi come mediatore nelle frequenti situazioni di crisi.

Un’isola dalla lunga e tragica storia è quella di Gorée, davanti a Dakar, dove per oltre tre secoli è passato il traffico di schiavi diretti verso le Americhe. Fortissimo il contrasto fra le stradine fiorite, fiancheggiate da bassi edifici dipinti a vivaci colori, e le testimonianze raccolte nella “Maison des Esclaves” - dove si tenevano le aste per la vendita di uomini, donne e bambini razziati nell’entroterra - dall’architettura semplice ed elegante nell’essenzialità delle linee. Toccante la piccola porta che dal cortile interno si affaccia verso l’oceano, da dove uscirono per essere imbarcate sulle navi negriere centinaia di migliaia di persone che non sarebbero mai più tornate indietro. Si calcola che in totale, fra il XVI e il XIX secolo siano stati deportati dall’Africa 26 milioni di persone, un terzo delle quali destinate a non sopravvivere al lungo viaggio attraverso l’oceano. Oggi Gorée ospita una colonia di artisti, che espongono le loro opere all’aperto nell’antico Forte Portoghese e nei numerosi atelier. Vi ha sede l’Institut de Gorée, un’istituzione culturale fondata nel 1992 con lo scopo di promuovere lo sviluppo della comunità dell’isola e gli scambi con artisti di altri paesi africani.

La vita artistica del Senegal è molto attiva, in ogni città sono numerosi gli atelier e le gallerie d’arte e a Dakar si tiene la biennale dell’arte africana contemporanea, Dak’Art, giunta nel 2012 alla sua decima edizione. Aperta inzialmente ad artisti provenienti da tutti i continenti, dal 1996 Dak’Art è destinata a ospitare solo artisti africani: questa caratteristica la pone sulla linea indicata da Léopold Sédar Senghor, il poeta che divenne nel 1960 primo Presidente della neonata Repubblica del Senegal. Senghor portò Dakar alla ribalta nel mondo dell’arte con il Festival Mondial des Art Nègres del 1966, mostrando la vivacità  e ricchezza della cultura figurativa africana e incoraggiando l’espressione artistica come strumento fondamentale per lo sviluppo della nazione e del continente, con la nascita dell’École de Dakar: il linguaggio espressivo degli artisti che ne hanno fatto e ne fanno parte non è omogeneo, comprendendo sia opere figurative che astratte, mentre comune è l’intento di esprimere i caratteri più propriamente “africani”, non solo nella scelta dei soggetti ma anche nella vitalità emozionale che costituisce l’elemento fondante comune.

Il Village des Arts di Dakar si pone come punto di incontro e centro di iniziative di artisti. Creato nel 1976 da quattro pittori e due membri della École Nationale des Beaux Arts, è composto da circa cinquanta studi e laboratori in cui operano artisti di diverse discipline (pittura, scultura, ceramica, fotografia, video, installazioni, ecc..). Il Village ospita mostre, convegni, conferenze e concerti con l'obiettivo di essere un luogo di incontro e di scambio dedicato agli artisti senegalesi, aperto anche alla partecipazione dei cittadini e al coinvolgimento di creativi internazionali.

Dakar è una città moderna, in piena espansione, con alcuni quartieri di lusso affacciati sull’oceano lungo la Corniche; su una collinetta, al culmine di una lunghissima scalinata, troneggia il colossale monumento in bronzo alla “Rinascita africana”, inaugurato nel 2010 in occasione del cinquantesimo anniversario dell’indipendenza del Senegal. Il monumento - discusso e contestato per i costi faraonici - è alto cinquantadue metri (la statua più alta del mondo), e rappresenta una coppia con un bambino, realizzati in uno stile che richiama da vicino il “realismo socialista” di epoca sovietica ed è analogamente ispirato a una retorica trionfalistica: il bambino, sorretto dall’uomo, indica verso l’oceano; l’intento è quello di creare una sorta di collegamento simbolico con la statua della Libertà di New York, incarnando il sogno degli Stati Uniti d’Africa.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Dakar, Monumento alla Rinascita africana (© foto Donata Brugioni 2011)

NEL TESTO

1. Approdo delle barche da pesca a Saint Louis

2. Trasporto urbano a Saint Louis

3. Il cimitero di Fadiouth

4. Il baobab sacro a Fadiouth

5. Isola di Gorée, Maison des Esclaves

6. Nel Village des Arts a Dakar

7. Dakar, Monumento alla Rinascita africana

© foto Donata Brugioni 2011

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